Tunisia: sciopero dei giornalisti per denunciare le pressioni sulla stampa

Tunisia: sciopero dei giornalisti per denunciare le pressioni sulla stampa

scipero giornalistiI giornalisti tunisini hanno organizzato una giornata di sciopero per denunciare le pressioni del sistema giudiziario e del governo diretto dagli islamici di Ennahada secondo le ONG della libertà d’espressione e d’informazione. I quotidiani tunisini titolavano: “I giornalisti tunisini sono stufi ma non abbassano le braccia”. “Possiamo soffocare le libertà, possiamo ristabilire l’ordine del terrore ma sentiremo le campane della rivolta”, tuona un quotidiano locale in prima pagina.
Le radio hanno diffuso nella mattinata solo informazioni legate allo sciopero, conformandosi all’appello del sindacato nazionale dei giornalisti tunisini (SNJT).
“I giornalisti tunisini osservano uno sciopero generale (…). Questo sciopero è stato deciso in seguito all’arresto del nostro fratello Zie del-Heni”, come dichiarato da un giornalista nel flash d’informazione di Radio Tunis canale internazionale (RTCI).
L’agenzia ufficiale TAP ha indicato che assicurerà solo un servizio minimo coprendo unicamente gli eventi di estrema urgenza. El Heni è stato arrestato venerdì e liberato lunedì sulla base di una denuncia del procuratore che il giornalista ha accusato di aver falsificato prove per implicare un cameraman nel lancio di uova contro un ministro lo scorso agosto. Questo arresto che si aggiunge ai diversi perseguimenti contro i media ma anche contro artisti e sindacalisti, ha scatenato la collera dei sindacati e dei giornalisti. “Il potere non arriverà mai a domare i giornalisti”, ha dichiarato provocatoriamente El-Heni, alla radio Mosaique FM, la cui informazione è consacrata unicamente allo sciopero.

Una larga parte della società civile e dei giornalisti accusa da mesi gli islamici d’Ennahda di pressioni nei confronti della stampa e di cercare di controllare le linee editoriali dei media pubblici attraverso la nomina di direzioni docili. Un primo sciopero nell’ottobre del 2012 fu già stato organizzato.
I difensori dei diritti dell’uomo evidenziano che il governo, la giustizia e la polizia applicano sistematicamente ai media il codice penale decretato dal regime di ZineEl Abidine Ben Ali invece dei decreti postrivoluzionari 115 e 116. Contrariamente alle disposizioni penali, questi decreti prevedono che la diffamazione non è passibile di detenzione.
Dallo scorso agosto le pressioni contro el-Heni, il cameraman che ha filmato li lancio di uova contro un ministro, è stato arrestato e tenuto in detenzione per tre settimane durante le quali è stato incolpato e un sindacalista delle forze dell’ordine è stato arrestato in detenzione provvisoria per aver accusato attraverso i media un procuratore che si è sottomesso al potere.
Inoltre due rapper sono stati condannati a 21 mesi di carcere, senza essere stati informati del loro processo per canzoni giudicate diffamatorie sulla polizia. Le autorità e il partito islamico Ennahda hanno moltiplicato i comunicati negli ultimi giorni, assicurando di non aver alcun legame con le pressioni, ponendo l’accento sull’indipendenza della giustizia.
Questo conflitto intorno alla libertà d’espressione sopraggiunge nel momento in cui il governo è profondamente fragile per gli effetti di un’interminabile crisi politica scatenata dopo l’assassinio di un deputato dell’opposizione lo scorso 25 luglio, Mohamed Brami.
Una coalizione diversa di oppositori e sostenitori di Ennhada sono impegnati nel braccio di ferro intorno alle condizioni delle dimissioni del governo senza compromessi, paralizzando la vita politica e specialmente la procedura di adozione della Costituzione, cruciale per la messa in atto delle istituzioni perenni e la tenuta di nuove elezioni.

di Manuel Giannantonio
(Twitter @ManuManuelg85)
(Blog: http://www.fanpage.it/manuel-giannantonio/)

18 settembre 2013

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