Siria, G20 diviso sull’intervento militare. Obama: ’11 paesi su 20 pronti a dare forte risposta ad Assad’

Siria, G20 diviso sull’intervento militare. Obama: ’11 paesi su 20 pronti a dare forte risposta ad Assad’

Russia. Il G20 in corso a San Pietroburgo si è trasformato da economico in siriano. Con queste parole stamani il primo ministro italiano, Enrico Letta, ha fatto capire come al centro delle discussioni fra i venti ‘grandi’ della Terra stavolta non ci sono questioni legati all’attuale crisi o strategie economiche ma il come affrontare la crisi siriana alla luce della volontà degli Usa nel portare a termine un intervento armato.

Nelle ultime ore a tal proposito si sono creati due distinti schieramenti, chi sulla scia di Barack Obama, è favorevole ad un intervento militare, e chi come la Russia spinge per raggiungere una soluzione diplomatica al conflitto.

Il presidente di turno del G20, Putin, ha detto alla stampa che al momento solo Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia e Francia, insieme ai governi di Gran Bretagna (il cui Parlamento ha però bocciato l’iniziativa) e Canada, (che ha da tempo fatto sapere che non vi parteciperebbe direttamente) appoggerebbero un attacco anti-siriano.

Putin ha anche affermato che se l’attacco dovesse avvenire senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite gli Usa ed il oro alleati «si porrebbero al di fuori del diritto», in quanto si tratterebbe di un attacco non autorizzato e non avanzato per auto-difesa e che la Russia sarebbe pronta ad assicurare appoggio umanitario alla Siria.

Fra i Paesi contrari all’intervento, oltre la Russia, figurano anche l’Italia, il Brasile, l’India, l’Indonesia, il Sudafrica, la Cina e l’Argentina.

Immediata la risposta statunitense alle affermazioni di Putin. Dalla Casa Bianca è arrivata una nota che afferma che ben 11 Stati, sui 20 presenti a San Pietroburgo, sarebbero pronti a dare «una forte risposta» al governo di Bashar al-Assad e così condannare l’attacco chimico del 21 agosto.

Le sorti sull’intervento militare Usa in Siria dipenderanno soprattutto dall’esito delle votazioni del Congresso degli Stati Uniti che si terranno il prossimo 11 settembre. Una data che oltre dieci anni portò tanto orrore a New York (con il tragico attentato delle torri gemelle) potrebbe esser associata ad un altro storico evento che in grado, potenzialmente, di cambiare per sempre gli equilibri mondiali.

Intanto domani si terrà, come voluto da Papa Francesco, una giornata di digiuno e preghiera in nome della pace in Siria.

Enrico Ferdinandi

(Twitter @FerdinandiE)

6 settembre 2013

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