Afghanistan: famosa scrittrice indiana uccisa dai talebani

Afghanistan: famosa scrittrice indiana uccisa dai talebani

La penna di Sushmita Banerjee contro l’oppressione integralista

sushmita-banerjeeIn Afghanistan un altro grido di libertà e giustizia è stato soffocato. Solo il silenzio commenta la morte per mano dei talebani della scrittrice Sushmita Banerjee, nota per essersi battuta contro il regime degli integralisti islamici.

La donna, che viveva con il marito nella provincia orientale afghana di Paktika, è stata uccisa con un colpo alla testa: l’omicidio non è stato rivendicato da nessuno, ma secondo le prime indagini sarebbe riconducibile ai fondamentalisti, che dopo essere entrati nella sua abitazione e aver legato il compagno e i familiari, avrebbero trascinato fuori casa la vittima e l’avrebbero uccisa.

 49 anni, medico e scrittrice, Sushmita era diventata molto famosa in India alla fine degli anni ’90 grazie alla pubblicazione della sua biografia Kabuliwalar Bangali Bou (A Kabuliwala’s Bengali Wife): una vita di fughe e di lotte contro un regime che aveva reso la sua esistenza intollerabile.

La scrittrice si trasferì in Afghanistan nel 1989, dopo il matrimonio con un imprenditore afghano conosciuto a Calcutta. Con l’avvento al potere dei talebani nel 1993, le restrizioni alla sua libertà furono talmente gravi da spingerla a fuggire due volte: durante la prima fuga la donna fu rintracciata in Pakistan e costretta agli arresti domiciliari, mentre la seconda fuga si concluse a Kabul, dove fu interrogata e minacciata di morte dai talebani per aver abbandonato la casa del marito. Sushmita riuscì dopo l’interrogatorio a recarsi in India, ma ritornò successivamente in Afghanistan per vivere con il marito,dedicandosi alla professione sanitaria.

Questo libro, da cui è stato tratto anche un film nel 2003, rappresenta la lotta di una donna per le donne, per la loro tutela e per la loro emancipazione contro l’integralismo che ha etichettato la scrittrice come “donna di scarsa moralità” .

La risposta dei talebani non si è fatta attendere: “respingiamo le accuse su un coinvolgimento dei nostri mujahedin nell’uccisione di una donna indiana”, ha affermato il loro portavoce Zabihullah Mujahid.

L’oppressione ha avuto ragione ancora una volta, distruggendo l’ultimo progetto di Sushmita:la realizzazione di un documentario sull’insostenibile vita delle donne afghane.

di Benedetta Cucchiara

6 settembre 2013

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