G20: il caso siriano al centro del summit complica l’appuntamento

G20: il caso siriano al centro del summit complica l’appuntamento

Russia -La crisi siriana non è all’ordine del giorno ma dominerà il summit del G20 che si svolgerà, giovedì e venerdì 6 settembre, a San Pietroburgo, la città natale del Presidente russo, Vladimir Putin. E’ un vento di guerra fredda quello che accompagna questo appuntamento, tanto da esporre ulteriormente le difficoltà del rapporto tra Stati Uniti e Russia che continua a sostenere il regime di Bachar Al Assad.

Alla veglia dell’incontro, ufficialmente consacrato alla crisi finanziaria, il Presidente Putin ha denunciato le inclinazioni d’interventi militari occidentali in Siria, qualificando come “assurdità totale” le affermazioni di Washington, che accusa il regime siriano di aver utilizzato le armi chimiche durante un attacco condotto a Damasco, il 21 agosto, che secondo gli Stati Uniti ha provocato la morte di 1 429 persone 426 dei quali erano bambini.

Durante un incontro con il Consiglio presidenziale dei diritti dell’uomo, mercoledì 4 settembre, Vladimir Putin ha qualificato John Kerry, il segretario di Stato americano come “bugiardo” per aver negato la presenza di soldati di Al Qaeda tra i ribelli siriani nell’occasione di un recente dibattito al Congresso. “E’ stato sorprendente per me. Noi parliamo agli americani pensando che siano ragionevoli ma mentono e sanno di mentire”, ha sentenziato Putin, visibilmente innervosito.

Nel corso di un‘intervista, diffusa martedì sul canale russo Perviy kanal, Il Presidente russo ha voluto mostrarsi conciliante, non escludendo però di dover agire se delle prove “convincenti” sull’uso di armi chimiche da parte del regime di Damasco fossero presentate al Consiglio di sicurezza dell’ONU.  

Evidenziando il fatto che la Russia ha “sospeso” la consegna di missili antiaerei S300 alla Siria, Putin ha proliferato una minaccia: “Se vediamo intraprese azioni che violano il diritto internazionale rifletteremo su ciò che conviene fare per la fornitura di armi sensibili in certe zone del mondo”.

Si tratta di un’allusione alla fornitura di S300 all’Iran, un contratto annullato qualche anno fa in seguito alla richiesta di Israele e degli Stati Uniti. Il 13 settembre, Vladimir Putin deve incontrare il Presidente iraniano, Hassan Rohani, a Bichkek, in Kirghizistan al margine di un summit dell’Organizzazione di cooperazione di Shangai, per la quale la Repubblica islamica gioca un ruolo di osservatore.

Nessun incontro bilaterale è previsto tra Putin e Obama, che ha annullato la sua visita a Mosca prevista prima del G20, sostituita all’ultimo minuto da un appuntamento in Svezia. Una decisione motivata dall’asilo temporaneo accordato dalla Russia a Edward Snowden la talpa del Datagate, considerato come traditore dal suo paese per essere l’origine della fuga di documenti classificati come confidenziali e top secret sul programma di sorveglianza elettronica condotta dagli Stati Uniti attraverso il mondo.

Barack Obama ha fatto sapere che lascerà San Pietroburgo senza assistere alla serata organizzata dalla Russia in chiusura del G20. Putin ha scelto questo momento per qualificare Snowden come “difensore dei diritti dell’uomo”. Quanto a Obama, ha previsto di incontrare dei rappresentanti dell’opposizione russa e delle minoranze sessuali durante il suo viaggio a San Pietroburgo. Putin ha dichiarato che potrà fare altrettanto se la comunità gay della Russia lo desidera: “Vi assicuro che lavoro con queste persone. Gli conferisco anche delle medaglie a volte  per i loro risultati in diversi domini. Si dice che Piotr Tchikovski fosse omosessuale. A dire il vero, noi lo adoriamo perché è un grande musicista. Tutti e amiamo la sua musica e allora?”.

Il clima resta assolutamente teso sul dossier Siriano. Tuttavia, la decisione del Presidente Obama di sollecitare il Congresso per un intervento militare come risposta ai “crimini contro l’umanità”, secondo John Kerry commessi dal regime di Assad, cambia un po’ i programmi.

L’Europa non è certo rimasta indifferente e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, così come il primo ministro britannico, David Cameron, sostengono che debba essere trovato un compromesso nelle ultime ore. “Dobbiamo fare tutto il possibile alfine di trovare una posizione comune della comunità internazionale”, ha dichiarato martedì la Merkel.

La prospettiva di un ritorno indietro appare debole. L’incontro di San Pietroburgo rischia di concludersi come un dialogo sordo sulla Siria. Lo scenario più probabile vede Vladimir Putin servirsi del G20 per tentare di correggere il suo isolamento e di porsi come riferimento di una fazione anti-occidentale. La maggior parte dei grandi paesi emergenti presenti al G20, come la Cina, l’India, il Brasile e il Sud Africa, sono contrari ad un intervento militare in Siria, percepito come una minaccia alla loro sovranità. Il paradosso di questa posizione è che l’ingerenza ha già avuto luogo, tanto che il regime di Damasco deve la sua sopravvivenza all’assistenza illimitata della Russia e dell’Iran, suoi alleati incondizionati.    

La crisi siriana focalizzerà tutte le attenzioni. Concluso il G20, le consultazioni diplomatiche proseguiranno durante il Consiglio europeo informale, che riunirà, venerdì 6 e sabato 7 settembre in Lituania, i 28 ministri degli Esteri dell’Unione Europea. Il segretario americano John Kerry parteciperà a questo incontro. 

di Manuel Giannantonio

5 settembre 2013

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