L’acqua è la nuova sfida dell’Asia Centrale

L’acqua è la nuova sfida dell’Asia Centrale

ONU richiede alle nazioni dell’Asia Centrale di condividere le risorse idriche

Area fondamentale dal punto di vista strategico capace di attirare gli interessi di Stati Uniti, Russia e Cina, regione ricca di risorse naturali tra cui petrolio e gas, l’Asia Centrale dovrà affrontare nell’imminente futuro la sfida derivante dalla gestione dell’approvvigionamento idrico, fattore che ha richiamato l’interesse del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon il quale la scorsa settimana ha esortato i paesi centro asiatici a condividere le proprie risorse idriche.
Durante la conferenza internazionale vertente sulla cooperazione nella gestione delle acque che si è svolta nella capitale del Tajikistan, il Segretario Generale dell’ONU ha sottolineato l’importanza delle risorse naturali e la loro incidenza nello sviluppo economico e sociale; evidenziando come la popolazione mondiale stia crescendo e contribuendo al maggior consumo di risorse del pianeta, Ban Ki Moon ha posto l’attenzione sull’acqua, risorsa primaria resa inaccessibile a circa 800 milioni di persone.

Esaminando l’attuale situazione dell’Asia Centrale, il Segretario Generale ha invitato lo stesso Tajikistan a condividere maggiormente le proprie risorse idriche con i restanti paesi della regione ed ha auspicato nella cooperazione degli stati centro asiatici nella gestione delle acque.

Per quel che concerne il problema dell’approvvigionamento idrico, il recente incontro avvenuto il 14-15 giugno tra il presidente del Kazakhstan Nursultan Nazarbayev e quello dell’Uzbekistan Islam Karimov aveva sottolineato la grande importanza che i due paesi conferiscono alla gestione delle risorse idriche nella regione centroasiatica facendola divenire parte del nuovo Strategic Partnership Agreement stipulato tra i due paesi; il diretto accesso all’acqua, unito al fenomeno terroristico, ai problemi di gestione delle frontiere, al narcotraffico e alla criminalità organizzata sono stati individuati dai due leader centroasiatici come le minacce maggiori per la stabilità della regione.

L’incontro aveva visto la richiesta da parte di Nazarbayev e Karimov dell’intervento delle Nazioni Unite riguardo i due progetti principali di costruzione di imponenti dighe sviluppati dal Tajikistan e dal Kyrgyzstan per migliorare la propria sicurezza energetica nel momento in cui la Banca Mondiale stava ultimando il proprio studio di fattibilità su uno di questi, la diga di Rogun nel territorio tagiko. Per risolvere i problemi di sicurezza energetici Dushanbe e Bishkek hanno avviato la realizzazione di due imponenti dighe sui fiumi Amu Darya nel sud e Syr Darya nel nord visti però da Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan come minaccia principale alla sicurezza ambientale e come strutture la cui influenza agirà notevolmente sulla rete di distribuzione idrica nazionale di questi tre paesi e sul loro settore primario.

Il Tajikistan ha progettato la costruzione della diga di Rogun su un affluente dell’Amu Darya; la capacità dell’annessa centrale idroelettrica sarà pari a 3.6 gigawatt e la sua altezza, circa 335 metri, classificherà la struttura come la diga più alta al mondo. Tale impianto fornirà elettricità a tutto il paese ed ai suoi vicini, includendo anche l’Afghanistan settentrionale ed il Pakistan, motivo per cui tale progetto ha attirato l’attenzione dell’Occidente che vede in questa struttura un ulteriore step per la stabilizzazione dello stato afghano alle prese con il difficile processo democratico e di sviluppo economico. La realizzazione della diga è minacciata però dall’opposizione dell’Uzbekistan e dal mancato reperimento da parte del presidente tagiko Emomali Rahmon dei 3 miliardi di dollari necessari per la sua realizzazione.

Il Kyrgyzstan, invece, prevede la costruzione della diga di Kambarata sul fiume Naryn, affluente del Syr Darya, dalla quale potrà ricavare 1.9 gigawatt utilizzabili per il fabbisogno nazionale e per l’esportazione; la realizzazione di tale costruzione ricadrà direttamente sul Kazakhstan visto che le regioni meridionali afferenti ad Astana dipendono direttamente dal Syr Darya per l’irrigazione ed inoltre le posizioni comuni di Astana e Tashkent sull’uso delle acque transfrontaliere serviranno allo stato kazako per facilitare l’intensificazione dell’uso delle vie fluviali da parte di un partner commerciale importante come la Cina.

Secondo quanto riportato dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite del 2013, l’Uzbekistan attualmente consuma una quantità di acqua superiore alle proprie risorse con una percentuale pari al 118.3%, seguito dal Turkmenistan (100%), dal Tajikistan (74.8%), dal Kyrgyzstan (43.7%) e dal Kazakhstan (28.9%). Tali dati dimostrano l’estrema importanza delle risorse idriche per i paesi dell’Asia Centrale e per questo motivo, durante l’incontro di giugno con Nazarbayev, Islam Karimov ha richiesto l’intervento degli esperti internazionali e dell’ONU per valutare i progetti di realizzazione della diga di Rogun e di Kambarata affermando inoltre che lo stato uzbeko è pronto a negoziare con quello tagiko e kirgiko ed a raggiungere un compromesso per evitare che tale situazione esploda in uno scontro futuro. A questi dati occorre aggiungere quelli che sottolineano la scarsità di risorse idriche all’interno dell’Asia Centrale dove gli abitanti dispongono soltanto di 4 mila tonnellate annue di acqua superficiale (fiumi) per i loro bisogni; la situazione sembra aggravarsi, secondo le stime prodotte dagli esperti, visto che tali risorse rischiano di diminuire e nel 2025, con un aumento della popolazione pari al 40%, l’acqua diverrà un bene difficile da trovare e per questo causa di tensioni e conflitti.

L’avvicinamento di Tashkent ad Astana perpetrato da Karimov è dovuto alla pressione che lo stato uzbeko sta sperimentando in questo ultimo periodo a causa della diffusa influenza che la Federazione Russa sta riuscendo ad esercitare sulla regione Centro Asiatica grazie al suo progetto di integrazione e all’Unione Doganale. Mosca sta inoltre aumentando la propria cooperazione con Dushanbe e Bishkek, in special modo nella realizzazione di grandi infrastrutture: mentre per quanto riguarda il Tajikistan esistono soltanto dei comunicati ufficiali russi per quel che riguarda la diga di Rogun, per la diga kirgika di Kambarata l’8 maggio 2013 il presidente Vladimir Putin ha firmato la legge di ratificazione dell’accordo per la costruzione della diga e del relativo impianto stipulato con la Repubblica del Kyrgyzstan confermando l’evoluzione del ruolo di Mosca nella regione da mediatore nelle dispute idriche ad investitore attivo e quindi diretto interessato.

La questione idrica complica quindi maggiormente il quadro della situazione nella regione centroasiatica in vista del ritiro delle truppe ISAF dall’Afghanistan previsto per il 2014 che sancisce un coinvolgimento minore apparentemente degli Stati Uniti nella regione e darebbe un margine di manovra maggiore alla Russia. Lo stato uzbeko, che attualmente detiene l’esercito maggiore nella regione, risulta quello maggiormente minacciato dalla realizzazione delle dighe vista la sua dipendenza dall’esportazione di cotone (l’Uzbekistan è il secondo esportatore al mondo), a differenza invece di Astana che ha fondato fino ad ora la sua economia sulla produzione ed esportazione delle fonti energetiche; per tale motivo risulta plausibile un maggiore avvicinamento tra Tashkent e Astana con quest’ultima, secondo la politica avviata da Nazarbayev di mediazione e dialogo con Tajikistan e Kyrgyzstan, ad esercitare un ruolo di mediatore nella regione fino al momento in cui i rapporti con i vicini uzbeki rimarranno solidi e non riapriranno “ferite” derivate dalle contese territoriali di confine.

Giuliano Bifolchi

29 agosto 2013

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook