Egitto: morti nel Sinaï 27 poliziotti e 173 persone

Egitto: morti nel Sinaï 27 poliziotti e 173 persone

img1024-700_dettaglio2_scontri-protesta-Il-Cairo-Egitto-afpAlmeno 27 poliziotti sono stati uccisi nel Sinaï, 25 dei quali nell’attentato più omicida condotto contro le forze dell’ordine da anni in Egitto. Alcuni uomini sospettati di essere sostenitori del movimento radicale islamico, hanno sparato contro due minibus della polizia diretti verso la città di Rafah, dove si trova un passaggio che conduce verso la striscia di Gaza. Il ministero degli Interni ha descritto questo atto come “terrorismo”, mentre le fonti della sicurezza hanno precisato che tre di loro sono stati arrestati.

L’Egitto ha successivamente chiuso per una durata indeterminata il punto di passaggio per Rafah, unico accesso per la striscia di Gaza che non è controllato da Israele. Questo punto è già stato chiuso la settimana scorsa, ma ha riaperto in parte sabato, secondo Hamas, che controlla il terrorismo palestinese. Inoltre a metà giornata, almeno due ufficiali della polizia sono stati uccisi durante due attacchi ad Al-Arich, la capitale del Nord Sinaï, secondo quanto riferito da alcune fonti interne ai servizi di sicurezza. Nello stesso tempo, due uomini, sono stati uccisi e un terzo arrestato mentre attaccavano dei poliziotti e dei militari presso Fayoum un’oasi situata nel Sud del Cairo.

Il capo dell’esercito, il generale Abdel Fattah al-Sissi, che si è espresso per la prima volta domenica di fronte a centinaia di ufficiali dell’esercito e della polizia, ha promesso agli islamici che hanno scelto la violenza come “risposta più energica”, senza considerazione apparente per i massacri scatenati.

Lunedì a Bruxelles, come preludio per una possibile riunione del ministero degli Esteri, si terrà un primo incontro diplomatico di alto livello per esaminare la situazione egiziana. Domenica, i dirigenti dell’Unione europea, Herman Van Rompuy e Jose Manuel Barroso, hanno avvisato il governo egiziano che l’UE è pronta per esaminare le proprie relazioni con l’Egitto se non porrà fine alle violenze diffuse nel paese. L’Unione stima che la responsabilità di un ritorno alla calma incombe sull’esercito e sul governo.

Al Cairo, in quello che appare come un gesto che appesantisce la situazione, il governo ha vietato i “comitati popolari”, queste milizie di giovani armati che agiscono con il Cairo nel mirino sono ora considerati come autori di azioni illegali.

La polizia egiziana ha anche annunciato il decesso di 36 detenuti islamici domenica, asfissiati da gas lacrimogeni durante un tentativo d’evasione. Questi 36 detenuti, tutti appartenenti alla fratellanza musulmana, la confraternita del destituito Presidente Morsi, sono morti asfissiati nel camion che li trasportava nel pomeriggio verso una prigione del Cairo.

I fratelli musulmani hanno quantificato il numero di detenuti morti a 35 persone mentre l’Alleanza contro il colpo di Stato, che organizza le manifestazioni avrebbe denunciato un “assassinio” e parlato di 52 detenuti uccisi. La mobilitazione dei pro-Morsi ha annunciato nove manifestazioni negli ultimi giorni e cinque di loro sono stati arrestati, secondo le stime del governo.

Le violenze hanno raggiunto un livello mai visto nel paese, dove le forze dell’ordine hanno ormai l’autorizzazione per aprire il fuoco quando lo ritengono opportuno: mercoledì, giornata più violenta nella storia dell’Egitto, circa 600 persone sono morte. In totale 70 poliziotti sono morti durante cinque giorni d’inaudita violenza mentre 173 persone sono morte.

Londra e l’ONU hanno parlato di un “uso eccessivo della forza”, mentre Berlino ha evocato il dialogo per evitare una “Guerra civile”, la cancelliera Angela Merkel stima che un arresto delle consegne di armi sia una pressione appropriata. Alcuni senatori americani, tra i quali l’influente John McCain, hanno chiesto che gli Stati Uniti sospendano l’assistenza militare (1,3 miliardi di dollari l’anno) in Egitto dopo il massacro.

Al contrario, l’Autorità palestinese, la Giordania e l’Iraq hanno affermato di sostenere il potere egiziano. Il Qatar, principale sostenitore dei Fratelli musulmani ha dichiarato di aiutare l’Egitto. Al termine di un anno di Presidenza, Mohamed Morsi è stato accusato dai suoi detrattori e da milioni di manifestanti di essersi accaparrato il potere come profitto per gli islamici e di aver in questo modo esasperato un’economia già in grande difficoltà.

di Manuel Giannantonio 

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19 agosto 2013

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