Birmania: liberazione per circa 70 prigionieri politici

Birmania: liberazione per circa 70 prigionieri politici

birmaniaLa Birmania ha deciso martedì di liberare circa 70 prigionieri politici, qualche giorno dopo aver promesso di liberarli tutti da qui alla fine dell’anno, un annuncio accolto con scetticismo dai militanti. Il capo di Stato Thein Sein ha firmato l’accordo di amnistia, secondo quanto riferito dal suo consigliere Hla Maung Shwe, che ha precisato che il numero totale di prigionieri ancora detenuti sono circa un centinaio.

Tra loro si trova una trentina di prigionieri legati ai ribelli della minoranza etnica Kachin, che tenta di ottenere un risultato immediato. Dopo lo scioglimento della giunta nel marzo del 2011, il regime ha liberato a diverse riprese monaci, giornalisti e avvocati. Ma è stato ugualmente accusato dai difensori dei diritti dell’Uomo di eseguire queste liberazioni con il contagocce per guadagnarsi il favore dei capitali stranieri nel caso di scadenze diplomatiche importanti.

Thein Sein aveva promesso la liberazione dei prigionieri politici da qui alla fine dell’anno in modo ufficiale nel corso della sua visita a Londra la settimana scorsa. Dei militanti, che hanno stimolato il governo ad agire al più presto si interrogano sulle condizioni delle liberazioni. “Ormai, circa 80 prigionieri politici restano in prigione, ma più di 70 sono minacciati dai processi che li attende”, ha dichiarato evidentemente preoccupato Bo Kyi, dell’Associazione di assistenza ai prigionieri politici alla stampa locale. “Siamo felici di queste liberazioni, ma siamo molto inquieti per i nuovi processi, continuano a inviarli in prigione”. Uno dei prigionieri liberati è stato condannato la settimana scorsa per i suoi legami con il movimento di ribellione Kachin. “Noi continueremo ad agire per la liberazione degli altri”, ha aggiunto Myint Aung, dell’associazione Ex prigionieri politici a Rangoon.

Le stime dei prigionieri ancora detenuti sono diverse ma secondo la Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi sono circa 150. La giunta al potere per mezzo secolo ha sempre negato la loro esistenza. Ma lo scorso novembre, Thein Sein aveva annunciato la creazione di un comitato per definire la popolazione carceraria.

L’ex generale è stato autore di riforme spettacolari negli ultimi due anni, soprattutto per quanto concerne il ritorno nel cuore della politica legale di Suu Kyi, oggi deputata. Dei cambiamenti che hanno permesso l’abolizione di molte sanzioni occidentali. Naypyidaw è ugualmente pervenuta ad alcuni accordi con tutti i gruppi armati delle minoranze etniche che non avevano ancora riappacificato i loro rapporti con il potere centrale dal 1948. Le negoziazioni infatti hanno avuto un miglioramento considerevole e notevoli progressi. Hla Maung Shwe ha lasciato intendere che la liberazione di una trentina di prigionieri legati all’Esercito per l’indipendenza Kachin (KIA), sono legate proprio al raggiungimento di questo obiettivo.

di Manuel Giannantonio

23 luglio 2013

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