Egitto: inammissibile violenza dell’esercito

Egitto: inammissibile violenza dell’esercito

egittoLe nuove autorità egiziane hanno annunciato le prossime tappe della transizione politica, rifiutate dai fratelli musulmani, che seppelliscono martedì le decine di manifestanti uccisi durante la veglia di un raduno di sostegno per Mohamed Morsi, il Presidente destituito dall’esercito. “Ogni provincia organizza i suoi funerali e le proprie manifestazioni oggi”, ha dichiarato all’AFP il portavoce dei fratelli musulmani, Gehad El-Heddad.

Qualche ora prima, il movimento Islamico, ha diffuso una lista di 42 sostenitori uccisi durante le violenze di lunedì, mentre la polizia e l’esercito hanno costatato la morte di tre dei loro componenti.

Questi gravi incidenti, avvenuti lunedì all’alba di fronte alla sede della Guardia repubblicana al Cairo durante una manifestazione pro-Morsi, hanno provocato la morte di almeno 15 persone ferendone 435, secondo quanto riferito ai media.

Il Presidente ad interim, Adly Mansour, ha ordinato l’apertura di un’inchiesta. Nella notte, ha emesso una dichiarazione costituzionale prevedendo l’organizzazione delle elezioni legislative da qui alla fine del 2014, al fine di rilanciare la transizione politica.

Una nuova Costituzione sarà inoltre sottomessa a referendum e saranno successivamente annunciate le elezioni presidenziali. Ma questi tentativi potrebbero non bastare, queste dichiarazioni infatti sono state denunciate dalla fratellanza musulmana.

I funerali dei sostenitori dell’ex Presidente Morsi sono previsti per un giovedì, in un clima di estrema tensione generata dalla destituzione del Presidente per mano dell’esercito lo scorso 3 luglio, in seguito alle massicce manifestazioni popolari attraverso l’intero paese in cui ci sono stati un centinaio di morti.

Lunedì, i Fratelli musulmani hanno accusato i “soldati” e i “poliziotti” di aver aperto il fuoco senza nessuna ragione contro i manifestanti denunciando un autentico massacro. Le autorità hanno deciso di chiudere la sede del PLJ al Cairo in ragione della scoperta di liquidi infiammabili, di coltelli e di armi, secondo la testimonianza di un responsabile della sicurezza.

Nella serata, alcuni islamici hanno manifestato in diverse città del paese, secondo l’agenzia Mena, nonostante un appello dell’esercito ad annullare I sit-in. Sul canale di Suez, a Port Saïd, degli uomini circolano su una moto e aprono il fuoco contro una chiesa, ferendo un uomo secondo un testimone oculare.

Sulla designazione di un Primo ministro, i Premio Nobel per la pace Mohamed El Baradei, è stato proposto, così come l’economista di centro-sinistra, Ziad Bahaa Eldin. Ma Al-Nour ha confidato che questi uomini non sembrano essere adatti. Un ex ministro delle finanze, Samir Radwan, ugualmente citato, ha indicato che rifletterà su questo proposito.

La situazione egiziana però sembra non concedere tempo in questo senso. Le strade continuano a versare sangue avvolte da un caos il più delle volte incontrollabile. Gli Stati Uniti hanno condannato l’uso della violenza e chiesto ai militari di evitare la violenza quando possibile. Tuttavia Washington ha affermato che non taglierà il suo fornimento finanziario all’esercito, mentre Barack Obama aveva minacciato una simile condizione. Israele, ha chiesto agli Stati Uniti di non congelare questo aiuto in quanto garantirebbe un impatto negativo sulla sicurezza dello Stato ebraico.

L’Unione europea ha chiamato tutte le parti a “evitare le provocazioni”, esortando le nuove autorità a “avanzare rapidamente verso la riconciliazione”. Il segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon ha condannato le violenze e chiesto un’inchiesta parziale. Human Rights Watch invece ha reclamato “sanzioni arbitrarie” contro la fratellanza musulmana e i media che li appoggiano.

di  Manuel Giannantonio

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9 luglio 2013

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