Egitto: il volto politico del futuro dopo il golpe militare

Egitto: il volto politico del futuro dopo il golpe militare

L’Egitto sta scrivendo una nuova pagina del libro della sua travagliata storia politica. Una fase d’incertezze si apre dopo la destituzione del Presidente Morsi per mano dell’esercito. L’Egitto del futuro dovrà strutturarsi tenendo conto delle sue divisioni interne evitando le trappole del gioco politico. Il capo del Consiglio supremo delle forze armate (CSFA), Abel Fattah al-Sissi, nuovo architetto della transizione egiziana, ha promesso una rimessa in ordine delle istituzioni. L’avvenire è ormai scritto e prevede un Presidente ad interim, un governo provvisorio, l’elaborazione di una Costituzione e l’organizzazione di elezioni presidenziali e legislative.

L’esercito che si è posto come salvatore del paese è sotto la pressione delle strade egiziane impazienti e imprevedibili. La manovra dovrà essere rapida. Il Presidente dell’Alta corte costituzionale, Adli Mansour, sostituirà Mohamed Morsi come capo di Stato fino alle elezioni presidenziali e ha prestato giuramento proprio questa mattina. Delle consultazioni sono già cominciate per fermare il governo. Quale sarà il volto del nuovo Egitto ? Gli egiziani hanno scoperto il volto del nuovo Presidente questo giovedì. Nominato lo scorso maggio da Mohamed Morsi stesso alla testa della Corte costituzionale, è un magistrato di 67 anni, che dovrà tenere le redini del paese fino alle nuove elezioni. Adli Mansour è quasi uno sconosciuto per i manifestanti. Padre di tre figli, ha ottenuto una borsa di studio per studiare alla scuola nazionale d’amministrazione (ENA) a Parigi prima di iniziare una lunga carriera giudiziaria sotto il regime di Hosni Mubarak.

Perché lui ? Alcuni osservatori pensano che probabilmente abbia affascinato i militari per la sua posizione neutra. Anche i giudici hanno approvato questa scelta. Adli Mansour avrà il potere di emettere dichiarazioni costituzionali, e di formare un governo di tecnocrati potendo formare una commissione incaricata della revisione degli emendamenti costituzionali sospesi provvisoriamente.

In questo eterno inizio politico egiziano dunque una nuova Costituzione sarà elaborata. Il nuovo capo di Stato presiederà a un consiglio presidenziale di tre membri incaricati di amministrare il paese. Lavorerà con un governo apolitico per preparare le prossime elezioni.

Il generale al-Sissi ha indicato che il governo raggrupperà “tutte le forze nazionali”. Per non apparire come l’istigatore della destituzione di Mohamed Morsi- costituzionalmente non ne ha il potere- l’esercito si è associato alle forze politiche, civili, religiose e popolari per fondare la legittimità della sua azione, abbandonando il senso della volontà dei manifestanti.

In questo modo le decisioni future per il paese sono state prese e finalizzate con Mohamed el-Baradei, ormai rappresentante dell’opposizione, dei membri del movimento “Tamarodd”- principale organizzatore delle ultime manifestazioni, così come Tawadros II, il patriarca degli ortodossi d’Egitto e lo sceicco Ahmed al-Tayeb, l’Imam della moschea Al-Azhar, la più alta istituzione dell’Islam in Egitto.

L’obiettivo delle consultazioni iniziate tra questi attori politici e religiosi è quello di trovare un compromesso poiché l’opposizione non è unita. Quale sarà la loro posizione nel nuovo paesaggio politico egiziano ? Si presenteranno per le elezioni presidenziali. Il capo di governo rischia di essere tecnocrate, un militare o un uomo politico di secondo piano.

Che ruolo avranno i Fratelli musulmani nel prossimo governo ? Per ora sembra non avere un futuro definito. Morsi è stato condotto presso il Ministero della difesa, e tutta la sua squadra gli sta facendo compagnia. I militari hanno lasciato intendere che Morsi è detenuto in maniera preventiva nel caso fosse perseguitato nell’ambito di un’inchiesta per un’evasione dal carcere nel 2011 con altri 33 Fratelli musulmani. 300 mandati di arresto sono stati emanati contro i membri del movimento islamico, tra i quali la guida suprema della confraternita Mohamad Badie e sua eminenza Khayrat el-Chater così come Saad al-Katatni, il capo dei Fratelli musulmani libertà e giustizia.

Di fatto, con la sospensione della Costituzione, i Fratelli musulmani perdono anche il Senato dove avevano la maggioranza assoluta. La crisi interna si è amplificata da ieri, gli uni e gli altri si addossano la responsabilità di questo fallimento. Ma se Mohamed Morsi ha perso sarà difficile governare senza i Fratelli musulmani che hanno ottenuto più della metà dei suffragi alle legislative dell’anno scorso.

L’esercito non intende partecipare direttamente al potere, ma giocherà senz’altro un ruolo importante per l’immediato futuro del paese. Un ruolo che d’altronde ha sempre rivestito ultimamente.

di Manuel Giannantonio(Twitter @ManuManuelg85)
(Blog: http://postmanuelg85.blogspot.it)

4 luglio 2013

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