In Iran come in Corea del Nord: le minacce di Trump sono un bluff

In Iran come in Corea del Nord: le minacce di Trump sono un bluff
(www.abc.net.au)

Sale la tensione tra Iran e USA. Trump minaccia conseguenze senza precedenti. Ma l’intervento militare è impossibile e le sanzioni vengono aggirate dall’Unione Europea.

Non accenna a fermarsi la guerra mediatica tra il presidente dell’Iran Rouhani e Donald Trump. Con l’uscita degli USA dall’accordo sul nucleare le relazioni sono precipitate. Pochi giorni fa Rouhani si era scagliato contro le sanzioni di Washington con parole di sfida: “L’America dovrebbe sapere che la pace con l’Iran è la madre di tutte le paci, e la guerra con l’Iran è la madre di tutte le guerre. Non giochi con la coda del leone, altrimenti se ne pentirà“. Teheran ha anche minacciato di chiudere lo Stretto di Hormuz da cui transita circa il 30% del petrolio mondiale.

Immediata la reazione della Casa Bianca. Trump ha risposto con durezza: “Non minacciate mai più gli Stati Uniti o ne pagherete le conseguenze come pochi nella storia ne hanno sofferte prima. Non siamo un Paese che tollererà più le vostre stupide parole di violenza e morte. Fate attenzione“.

La reazione di Trump ricorda molto i tweet lanciati contro il regime nordcoreano lo scorso autunno. Allora Trump e Kim Jong-un diedero vita ad una escalation nucleare e l’America mostrò i muscoli. In Iran la situazione è analoga: il nucleare è terreno di conflitto e Trump minaccia ritorsioni pesanti.
Ma in entrambi i casi gli Stati Uniti hanno dimostrato di non essere più la superpotenza egemone. L’intervento militare era impossibile in Corea così come è impossibile in Iran. E il motivo è sempre lo stesso: evitare di coinvolgere potenze mondiali come Russia e Cina (partner strategici di Pyongyang e Teheran).

A Washington rimane solamente la via dell’embargo commerciale e delle sanzioni. Sicuramente meno spettacolare (soprattutto dal punto di vista mediatico un missile fa più effetto di una tassa) e anche meno efficace. Infatti nel caso dell’Iran nessuno dei Paesi firmatari dell’accordo sul nucleare è disposto a perseguire la linea dura delle sanzioni. Soprattutto l’Unione Europea che, per proteggere le proprie imprese che hanno interessi in Iran, ha messo a punto un sistema per aggirare le tariffe. Pagando il petrolio iraniano in euro e non più in dollari l’UE sottrae le transazioni al controllo del Dipartimento del Tesoro USA e quindi alle sanzioni.

 

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