Polonia: il governo ‘pensiona’ la Corte Suprema ma i giudici si ribellano

Polonia: il governo ‘pensiona’ la Corte Suprema ma i giudici si ribellano
(CNN)

La riforma della giustizia di fatto consegna al governo il controllo della magistratura. La giudice suprema Gersdorf non ci sta e si presenta comunque al lavoro. L’Unione Europea ha attivato “l’opzione nucleare” contro la Polonia ma Varsavia si difende: “è un nostro diritto”.

La giustizia in mano al partito – La causa della frattura tra l’esecutivo e la magistratura è la nuova riforma della giustizia approvata nei mesi scorsi da PiS (Diritto e Giustizia, il partito nazionalista e populista di governo che ha la maggioranza assoluta in Parlamento) ed entrata in vigore martedì 3 luglio. Il punto più controverso della riforma prevede l’abbassamento retroattivo dell’età pensionabile, da 70 a 65 anni. In questo modo ben 27 dei 72 giudici sono stati messi da parte e verranno rimpiazzati da altri scelti dal Ministero della Giustizia, espressione del governo. Questo perché, secondo i leader del partito di governo, gli attuali giudici rappresentano una eredità del passato comunista della Polonia e per questo vanno rimpiazzati.
Così facendo PiS, che già controlla il Parlamento e l’esecutivo, avrebbe anche il potere di nominare i giudici costituzionali: non solo i 27 rimpiazzati, ma anche ulteriori giudici che porterebbero il totale della Corte Suprema a 120 di cui la maggioranza sarebbe espressione diretta del partito. I ‘neopensionati’ potrebbero continuare a svolgere il proprio lavoro solamente chiedendo una proroga al Presidente Duda (anche lui membro di PiS): questa opzione però è stata fortemente osteggiata da molte toghe tra cui la Presidente della Corte Suprema, Malgorzata Gersdorf, il cui mandato sarebbe dovuto durare fino al 2020. La giudice Gersdorf ha deciso di opporsi platealmente alla riforma (che ha definito “una purga”) e ieri, nonostante il pensionamento anticipato, si è recata comunque in ufficio dove è stata accolta da una folla di alcune centinaia di manifestanti decisi a difendere il palazzo della Corte. A schierarsi apertamente contro questa deriva autoritaria è stato anche Lech Walesa, premio Nobel per la Pace, fondatore di Solidarnosc ed ex Presidente del Paese.
Nonostante la solidarietà dei manifestanti e l’opposizione dei giudici, il Presidente Duda e il primo ministro Morawiecki hanno dichiarato che la legge verrà applicata comunque per sostituire una casta giudiziaria legata ai vecchi dirigenti comunisti.

(CNN)

L’opzione nucleare di Bruxelles – Da Varsavia la crisi istituzionale è divampata fino al cuore dell’Unione Europea. Già nei mesi passati da Bruxelles era stata ipotizzata la cosiddetta “opzione nucleare” per cercare di impedire al governo polacco di portare a termine questa riforma. Si tratta di una procedura mai utilizzata prima nella storia dell’UE per cui uno Stato, in virtù dell’applicazione dell’articolo 7 del Trattato di Lisbona, perde il diritto di voto nelle varie istituzioni dell’Unione. L’unico inconveniente di questa procedura è che richiede l’unanimità degli altri Stati e questo significa che servirà anche il voto favorevole dell’Ungheria di Orban, stretta alleata della Polonia (i due Paesi infatti stanno vivendo derive autoritarie piuttosto simili).
Nel frattempo la Commissione Europea ha dato il via ad una procedura di infrazione in questo ambito e ha concesso a Varsavia un mese di tempo per fare un passo indietro sulla riforma giudiziaria e non mettere a rischio “l’indipendenza della giustizia”.
Ieri a Strasburgo in una sessione plenaria del Parlamento Europeo ha parlato il primo ministro polacco Morawiecki che ha difeso la riforma sostenendo di aver migliorato il sistema giudiziario rafforzando l’indipendenza dei giudici. “Ogni paese dell’UE ha il diritto di sviluppare il proprio sistema giudiziario secondo le proprie tradizioni” ha aggiunto durante il suo intervento.
Una frase che non è piaciuta al vicepresidente della Commissione Dombrovskis che ha replicato duramente: “Quando ci sono attacchi allo stato di Diritto, non possiamo ignorare semplicemente questi fatti dicendo che si tratta di questioni nazionali”.
La crisi tra Varsavia e Bruxelles si inserisce in un quadro più complesso di tensioni continentali che riguardano soprattutto i Paesi dell’est, il cosiddetto Gruppo Visegrad di cui fanno parte Polonia e Ungheria. L’inasprimento delle relazioni aggiunge un’altra crepa all’impalcatura già pericolante dell’Unione Europea che negli ultimi mesi ha dovuto sopportare una crisi dietro l’altra.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook