G7: la diplomazia dei tweet e la frattura transatlantica

G7: la diplomazia dei tweet e la frattura transatlantica
(BBC)

Dopo un vertice teso e un precario comunicato congiunto sul commercio, Trump e Trudeau arrivano ai ferri corti tra social e conferenze stampa. Washington rinnega gli accordi mentre Berlino, Parigi e Bruxelles prendono una posizione netta contro la Casa Bianca.

Il vertice più teso di sempre – Sono state quarantotto ore di fuoco per i leader mondiali riuniti in Canada, a Charlevoix. A dare (purtroppo) spettacolo è stato ancora una volta The Donald: il Presidente americano aveva fatto capire bene le sue intenzioni ben prima dell’inizio del summit. Si è presentato in ritardo e se n’è andato via prima (per volare in anticipo a Singapore, dove incontrerà domani il leader nordcoreano Kim Jong-un, un appuntamento che il tycoon reputa molto più importante del G7), ha proposto la riammissione della Russia e quindi il ritorno al G8 provocando le reazioni europee e soprattutto della Cancelliera Merkel e ha concluso con un tweet che probabilmente potrebbe spezzare le storiche alleanze occidentali che legano America, Europa, Canada e Giappone.
Che l’aria fosse tesa si sapeva già. Da tempo le politiche di Washington divergono da quelle dei suoi più stretti partner: dall’ambiente all’accordo sul nucleare iraniano, dalla sicurezza al commercio internazionale, non c’è un solo dossier su cui la Casa Bianca proceda all’unisono con il resto dell’Occidente. E il G7 di Charlevoix potrebbe essere stato il capitolo finale di una partnership durata settant’anni.

Una spaccatura profonda – Al termine di un summit teso, il Premier canadese Trudeau in conferenza stampa ha presentato il documento congiunto con le firme dei sette grandi in cui i leader mondiali si impegnavano contro il protezionismo e per la riforma del WTO. Una dichiarazione che, quantomeno, poteva lasciar sperare in una ripresa dei colloqui per porre fine alla guerra commerciale iniziata pochi giorni fa con l’imposizione di Washington di dazi su acciaio e alluminio provenienti da Europa, Canada e Messico e con la risposta, altrettanto importante, di Bruxelles. Trudeau ha poi definito “un insulto” che le misure protezionistiche americane siano state prese nel nome della sicurezza nazionale quando il Canada e l’Europa sono i più stretti alleati della Casa Bianca.

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Una dichiarazione che non è piaciuta per nulla a Trump e che, mentre era già in volo alla volta di Singapore, ha twittato un messaggio dalle ripercussioni esplosive definendo il leader canadese “debole e disonesto”. La dose è stata poi rincarata in una conferenza stampa in cui il tycoon ha detto che “non possiamo accettare che gli Stati Uniti siano usati come il salvadanaio a forma di porcellino da quale tutti rubano”.
Immediata la reazione dei leader europei. “La cooperazione internazionale non può dipendere da scatti di rabbia” ha detto Macron, attestandosi sulla stessa linea della Merkel che ha giudicato il comportamento del Presidente americano “deludente e deprimente”.

Un gioco di superpotenze – Trump ha mostrato agli storici alleati che le priorità della Casa Bianca adesso sono in Asia: esplicativo in questo senso il volo anticipato per Singapore. Washington è molto più interessata ai rapporti con Pechino e Mosca che a quelli con Berlino e Parigi e non c’è dubbio che questo spostamento delle alleanze possa compromettere un equilibrio mondiale che resiste da oltre mezzo secolo.
La reazione di Trump potrebbe anche essere letta come una dimostrazione di forza in preparazione del summit con Kim, per esibire i muscoli e non mostrarsi deboli con la Cina e con la Russia, ma potrebbe essere anche l’inizio della fine per l’egemonia statunitense sul mondo.
Infatti il Presidente Putin ha chiaramente fatto intendere che non è più interessato al G7 ma al summit SCO (Shanghai Cooperation Organization, la versione sinorussa del G7) e un rafforzamento dei legami tra Mosca e Pechino potrebbe essere il preludio di un nuovo ordine mondiale non più guidato dai valori e dagli ideali occidentali.
In questo gioco di superpotenze l’Europa potrebbe perdere il suo più importante alleato ma, se riuscisse a muoversi all’unisono, potrebbe acquisire una leadership globale come paladina dei valori di cooperazione e fratellanza.

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