Perché uscire dall’Euro non è una buona idea

Perché uscire dall’Euro non è una buona idea

Alla vigilia delle prossime elezioni europee, i clan degli anti-euro ritrovano vigore. Se gli oppositori non mancano di argomentazioni sostenibili, tutto si concentra sulla deflagrazione che comporterebbe l’uscita dalla moneta unica.

overvalued-euroL’uscita dell’euro sarà il cuore della prossima campagna europea. Lontano dall’essere considerato come tabù, questo dibattito è perfettamente legittimo. L’Italia è tagliata dalla ripresa europea e si trova in un decennio di crescita zero e di disoccupazione di massa. È caratterizzata da una dinamica di sottosviluppo poiché l’attività non cresce in rapporto alla popolazione. L’Euro non è all’origine del declino italiano, che risale ad un ventennio ma certamente ha accelerato la svalutazione e l’aumento dell’inflazione. Inoltre, la perdita di controllo delle finanze pubbliche così come il deficit fanno dell’Italia un paese vittima della moneta unica. Lo shock sul debito è ineluttabile come i miliardi che il paese dovrà improntare sui mercati tra il 2014 e il 2015.

La zona euro esce dalla recessione ma resta sotto la minaccia della deflazione, della disoccupazione, e dell’indebitamento degli Stati. La frammentazione finanziaria va di pari passo con l’affondamento del credito. Le riforme della governance dell’euro si avvicinano alle condizioni di una zona monetaria ottimale (governo economico, banca centrale che fornisce prestiti, solidarietà finanziaria, controllo di bilancio), ma sono in contraddizione con la lettera e lo spirito del trattato di Maastricht.

Di fronte a questa situazione, vi sono due soluzioni: l’uscita dall’euro o la rifondazione attraverso un’integrazione forzata. L’uscita dall’euro può avvenire grazie a due possibili scenari: una negoziazione che associa il ritorno alla moneta nazionale nell’Europa del sud alla creazione di una moneta comune; una cancellazione dell’euro con effetti sulla politica estera ed interna devastanti.

La prima opzione di uscita dalla moneta resta teorica per due ragioni: suppone che gli Stati della zona euro si accordino e diano la priorità alla loro cooperazione, cosa che si contrappone con la difesa dei loro interessi in un momento di ri-nazionalizzazione della loro politica economica; implicherebbe una neutralità dei mercati mentre la speculazione dilagherebbe. Solo un’uscita non ordinata dell’euro è credibile. Un’uscita dalla moneta unica comporterebbe un’implosione dei bilanci bancari e di inevitabili misure di controllo per gli scambi.

Dal punto di vista economico del bel paese, il ritorno alla lira significherebbe una svalutazione che varia dal 20 al 30% e a perdita della competitività. La debolezza delle aziende, che generano un alto profitto dalle esportazioni, non permetterebbe di beneficiare completamente della svalutazione competitiva mentre le importazioni sarebbero soggette a cospicui aumenti. Il debito che comporterebbe un’uscita dall’Euro subirebbe un aumento in virtù dell’aumentare della svalutazione e metterebbe le banche (già fortemente in crisi), in uno stato ancora più problematico. Il tasso d’interesse aumenterebbe violentemente causando la chiusura di molte aziende e il potere di acquisto subirebbe una forte perdita.

Sostanzialmente, l’uscita dell’Euro si traduce con un crollo del PIL (Prodotto Interno Lordo). Un milione di persone nel settore dei mercati perderebbe il lavoro. Lontano dal ristabilire la sovranità del paese questa manovra di ritorno alla moneta nazionale metterebbe il paese in balia dei mercati finanziari e si verificherebbe il crollo del sistema bancario.

La soluzione del consolidamento dell’Euro è certamente più auspicabile e indirizzerebbe il riorientamento della zona Euro in favore della crescita, dell’investimento e dell’impiego. Ciò presuppone un accordo con la madre Germania per istituzionalizzare il nuovo status della BCE (Banca Centrale Europea) per mettere in atto una strategia monetaria di riforme strutturali dei paesi in debito.

Le critiche nei confronti dell’Euro hanno ragione di affermare che lo Status Quo è insostenibile. Tuttavia, la soluzione non è l’uscita dall’Euro ma la sua rifondazione che può restaurare la sovranità nazionale e rilanciare l’Europa.

di Manuel Giannantonio

([email protected])

15 Maggio 2014

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