La difesa si sposta sul fondo del mare: l’Italia guiderà l’Hub UE per la sicurezza dei cavi nel Mediterraneo
L’Unione Europea ha deciso di investire sulla sicurezza delle proprie infrastrutture digitali ed energetiche sottomarine. Per farlo, ha stanziato dei fondi per creare due centri di controllo regionali: uno nel Mar Baltico e uno nel Mar Mediterraneo, quest’ultimo verrà guidato dall’Italia.
Questi hub sono nati al fine di permettere ai Paesi membri dell’Ue di dialogare in tempo reale. È grazie a queste piattaforme tecnologiche comuni se sarà possibile scambiarsi informazioni tempestive, monitorare i fondali, rilevare “anomalie” e reagire insieme in caso di incidenti o attacchi transfrontalieri. In totale sono stati stanziati 5,8 milioni di euro. Di questi, 3,3 milioni di euro sono destinati all’hub Mediterraneo, guidato dall’ Italia insieme a Grecia, Cipro e Malta; mentre il 2,5 milioni restanti andranno all’hub Baltico, guidato dalla Finlandia (insieme a Danimarca, Germania, Estonia, Lettonia e Svezia). In aggiunta, Bruxelles offre 40 milioni di euro, tramite il programma Connecting Europe Facility, finalizzati ad attrezzare navi nel Mediterraneo e nell’Atlantico e renderle capaci di intervenire e riparare i cavi in maniera tempestiva.
La ragione per cui è stato scelto proprio il nostro paese lo spiega il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: la sua posizione strategica. Essendo letteralmente al centro del Mediterraneo, rappresenta un “ponte” per i dati e l’energia che viaggiano tra Europa, Africa e Asia. Oltre a questo, l’Italia ospita aziende leader nel settore, come Sparkle (specializzata nei cavi dati e nelle telecomunicazioni) e Prysmian (azienda leader nel settore dei cavi elettrici). Sul fronte industriale, il dossier si intreccia anche con il progetto Elmed: un gigantesco elettrodotto sottomarino da 460 milioni di euro che collegherà Italia e Tunisia, costruito da Prysmian per Terna e l’operatore tunisino Steg, al fine di portare l’energia rinnovabile africana in Europa.
Questa iniziativa si è resa necessaria viste le forti tensioni geopolitiche internazionali e i recenti sabotaggi avvenuti nel Nord Europa, come nel Mar Baltico, che hanno evidenziato la vulnerabilità delle reti europee. Alberto Rizzi, ricercatore dell’ECFR, pur apprezzando l’iniziativa che descrive come un “cambio di passo importante” nell’approccio europeo alla protezione delle infrastrutture marine, lancia un avvertimento. Non bisogna cadere nell’errore di considerare il Mediterraneo come un luogo sicuro solo perché più profondo del Baltico. Se un attore ostile, come la Russia, decidesse di compiere più sabotaggi coordinati contemporaneamente, le attuali navi e tecnologie di riparazione nel Mediterraneo ne soffrirebbero moltissimo. È quindi necessario migliorare quanto prima l’efficienza dell’hub, così da poter prevenire questo scenario da “blackout”.
Questo hub, quindi, rappresenta solo il primo passo verso una maggiore sicurezza. In primis occorrerà trovare un punto comune tra i vari Paesi che dispongono di regole e autorità diverse riguardo alla gestione della sicurezza marittima. Inoltre, in futuro dovranno necessariamente essere coinvolte anche Spagna e Francia (Paesi che ospitano tantissimi approdi di cavi e che al momento non fanno parte di questo specifico Hub mediterraneo) e la Turchia (dotata di una grande flotta militare), malgrado le note tensioni politiche presenti nella regione.
In un mondo in cui la stabilità geopolitica è sempre più fragile, proteggere le autostrade invisibili che trasportano i nostri dati e la nostra energia non è più un’opzione, ma una necessità vitale. L’Hub guidato dall’Italia è un ottimo punto di partenza, ma la vera sfida sarà trasformare questo coordinamento in uno scudo comune capace di resistere alle tempeste della geopolitica globale.



