Eni scommette sulla grafite canadese per costruire l’autonomia europea delle batterie
La mossa era attesa da chi segue l’evoluzione della strategia industriale del gruppo guidato da Claudio Descalzi, riconfermato dal Mef per il quinto mandato alla guida di Eni, e adesso ha preso forma concreta. Eni ha investito 70 milioni di euro in Nouveau Monde Graphite, società canadese quotata a Toronto e New York, specializzata nella grafite naturale e nei materiali avanzati per batterie. L’operazione si inserisce in un aumento di capitale complessivo da 297 milioni di euro sottoscritto anche da Canada Growth Fund e Investissement Québec, e al termine dell’operazione Eni deterrà circa l’11,5% del capitale di Nmg con il diritto di esprimere un consigliere nel consiglio di amministrazione. L’obiettivo dichiarato è duplice. Da un lato, sostenere lo sviluppo del progetto minerario di Matawinie Mine, da cui verrà estratta grafite naturale di alta qualità destinata alla raffinazione presso lo stabilimento Bécancour Battery Material Plant. Dall’altro, e qui il disegno assume una portata tutta italiana, garantire a Eni l’approvvigionamento esclusivo di volumi di grafite e materiale anodico attivo a supporto della gigafactory per batterie al litio stazionarie prevista nell’area industriale di Brindisi. Quel progetto pugliese rappresenta oggi uno dei cantieri più ambiziosi della transizione energetica nel Mezzogiorno. La gigafactory, sviluppata da Eni insieme a Seri Industrial attraverso la controllata FIB, punta a creare una filiera integrata che comprenda produzione di celle, assemblaggio di sistemi di accumulo, realizzazione della materia attiva catodica al litio-ferro-fosfato e, in prospettiva, attività di riciclo. Entro la prima metà del 2027 sarà completata a Brindisi la linea di assemblaggio per sistemi di accumulo utility scale, mentre nel 2029 è attesa la seconda gigafactory di celle e moduli da oltre 8 GWh all’anno. A regime, l’impianto ambisce a soddisfare il 10% della domanda europea di sistemi di storage prevista al 2030. L’ingresso nel capitale di Nmg consente dunque a Eni di presidiare un anello cruciale della catena del valore dei minerali critici, la cui disponibilità è oggi largamente concentrata in Cina e costituisce una delle maggiori vulnerabilità strategiche per l’industria europea. Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha definito il progetto un segnale tangibile di un cambio di passo importante per il sito di Brindisi, territorio che negli ultimi anni ha vissuto le tensioni legate al ridimensionamento della chimica di base di Versalis e che guarda ora all’accumulo energetico come possibile asse di reindustrializzazione. L’operazione, affiancata dall’advisor Scotiabank, è soggetta all’approvazione dell’assemblea degli azionisti di Nmg nella seconda metà di maggio 2026. Se il percorso si compirà nei tempi previsti, l’Italia avrà guadagnato una posizione rara nel panorama continentale, quella di un paese capace di controllare una porzione significativa della filiera delle batterie, dalle materie prime fino al prodotto finito.



