Fincantieri e i siluri MU90
A prima vista può sembrare “solo” un accordo industriale: un’azienda che vende un sistema d’arma a una marina militare. Ma la realtà è molto più sfumata. La recente intesa tra Fincantieri, attraverso la sua controllata WASS, e la Royal Saudi Naval Force racconta una storia fatta di competenze costruite nel tempo, relazioni internazionali e scelte strategiche che guardano al futuro.
Tutto ruota attorno al MU90, un siluro leggero progettato per individuare e neutralizzare sottomarini. Ma ridurlo a una semplice arma sarebbe limitante. È il risultato di anni di ricerca, di ingegneri che lavorano su dettagli invisibili, di test, miglioramenti continui. È, in fondo, un concentrato di sapere tecnologico italiano.
L’accordo, annunciato nel 2026 a Riyadh, vale oltre 200 milioni di euro ed è il più importante mai ottenuto da WASS. Ma il dato economico, da solo, non racconta davvero la portata della notizia. Più interessante è capire cosa significa: per l’Italia, per l’azienda, ma anche per chi, ogni giorno, lavora negli stabilimenti come quello di Livorno.
È lì che verranno prodotti questi siluri. Non in modo automatico e impersonale, ma grazie a tecnici specializzati, a filiere industriali complesse, a una tradizione che si tramanda da generazioni. In questi luoghi, la tecnologia non è qualcosa di astratto: è fatta di mani, di competenze, di esperienza concreta.
Dall’altra parte c’è l’Arabia Saudita, un Paese che negli ultimi anni sta investendo molto nel rafforzamento delle proprie capacità navali. Non è difficile capirne il motivo: le rotte marittime che attraversano il Golfo Persico e il Mar Rosso sono tra le più importanti al mondo. Proteggerle significa tutelare commercio, energia, stabilità.
In questo contesto, il MU90 rappresenta una scelta precisa. Non solo per le sue prestazioni, ma per la sua flessibilità: può essere utilizzato da navi, elicotteri e aerei. È uno strumento che si adatta, che risponde a esigenze diverse, che offre sicurezza in scenari complessi.
Ma forse l’aspetto più interessante di questa storia è quello meno visibile: la fiducia. Perché un contratto di questo tipo non nasce dall’oggi al domani. È il risultato di relazioni costruite nel tempo, di credibilità conquistata progetto dopo progetto, di una reputazione che si consolida negli anni.
Il fatto che si tratti del primo ordine diretto tra WASS e il Ministero della Difesa saudita è significativo. È un punto di partenza, non un punto di arrivo. Significa che si sta aprendo un canale, che potrebbe portare ad altre collaborazioni, ad altri progetti condivisi.
Anche per Fincantieri, infatti, questo accordo si inserisce in una strategia più ampia. L’azienda ha già rafforzato la propria presenza in Arabia Saudita e guarda al Medio Oriente come a un’area chiave per il futuro. Non solo come mercato, ma come partner con cui costruire relazioni durature.
E poi c’è il tempo. Le consegne dei MU90 sono previste tra il 2029 e il 2030. Questo dice molto sulla natura di questi progetti: non sono operazioni rapide, ma percorsi lunghi, che richiedono pianificazione, coordinamento, visione. Alla fine, quindi, questa non è solo la storia di un contratto militare. È la storia di un’eccellenza italiana che continua a farsi spazio nel mondo, di persone che trasformano conoscenza in tecnologia, e di un settore quello della difesa subacquea che, silenziosamente, gioca un ruolo sempre più impor




