Ex Ilva, Jindal si fa avanti ma i nodi restano: sindacati in allarme

La vendita dell’ex Ilva entra in una nuova fase. Il gruppo indiano Jindal Steel International ha presentato nel weekend una proposta vincolante ai commissari di Ilva e Acciaierie d’Italia, anticipando la scadenza fissata per lunedì. L’offerta prevede una fase transitoria con due altiforni a carbone e una produzione di 4 milioni di tonnellate l’anno, per poi passare entro il 2030 a forni elettrici puntando a 6 milioni di tonnellate di acciaio verde a regime, con parte della produzione affidata agli impianti Jindal in Oman. Questo schema solleva dubbi sulla reale centralità degli impianti italiani.
La proposta però è incompleta. Mancano i dettagli finanziari e, soprattutto, quelli occupazionali – un vuoto che pesa su una realtà industriale che conta 9.702 lavoratori diretti, di cui 7.920 solo a Taranto, con oltre 3.000 già in cassa integrazione straordinaria. A questi si aggiungono altri 1.600 lavoratori rimasti in Ilva in amministrazione straordinaria, fermi in cassa integrazione dal novembre 2018.
Nel frattempo il fondo americano Flacks, fino a pochi giorni fa il favorito, non ha fornito entro la scadenza i chiarimenti richiesti dai commissari su piano industriale e investimenti. Ora chiede un confronto diretto, rivendicando la solidità finanziaria della propria offerta. Parole che però non convincono né i commissari né i sindacati.
È proprio sul fronte del lavoro che la tensione sale di più. Il sindacato USB parla di “trattative ghigliottina”, denunciando il rischio che la competizione tra i due investitori si trasformi in una corsa al ribasso sui posti di lavoro. “Sembra una gara a chi lascia a terra più lavoratori”, accusano i rappresentanti nazionali Francesco Risso e Sasha Colautti, chiedendo garanzie per tutti, indotto compreso. C’è anche chi spinge per una soluzione più radicale: la nazionalizzazione dell’azienda come unica strada per tenere insieme occupazione e risanamento ambientale.
I commissari hanno ora pochi giorni per valutare le due proposte. Una trattativa che, più che avvicinarsi alla conclusione, sembra ancora lontana da un esito definito.




