Manovra di bilancio 2026: tutte le novità fiscali da conoscere

Il governo guidato da Giorgia Meloni ha trovato la quadra sulla Legge di Bilancio per il 2026, che è stata licenziata dal Consiglio dei ministri svoltosi venerdì 17 ottobre. E, come emerge dalla prima bozza circolata in attesa dell’arrivo del testo in Parlamento, la Manovra è composta da 137 articoli. Tra questi diversi si occupano del comparto fiscale e delle tasse: c’è spazio infatti per il taglio dell’aliquota intermedia dell’Irpef dal 35% al 33%, così come per la nuova rottamazione delle cartelle. Ci sono però anche altre misure, come la revisione al rialzo della tassa sui più ricchi e la detassazione di straordinari e festivi.
Le misure valgono complessivamente 18,5 miliardi di euro, finanziati attraverso un mix di aumenti di tasse, riduzioni di spesa, e in via molto residuale in disavanzo, cioè contribuendo ad aumentare il debito pubblico. È una cifra piuttosto modesta, come ha ammesso Meloni. Del resto c’erano pochi soldi, e questi pochi soldi saranno usati per aumentare la spesa in difesa (che però non rientra nella legge di bilancio, come ha specificato Meloni) e soprattutto per mettere a posto il bilancio. Di misure per la crescita e per sostenere le imprese invece non c’è quasi niente.
La bozza della Manovra per il 2026 prevede una nuova rottamazione: la misura consentirà la sanatoria dei carichi affidati agli agenti della riscossione dal primo gennaio 2020 al 31 dicembre 2023 per i mancati versamenti delle imposte o dei contributi previdenziali, con esclusione delle cartelle emesse a seguito di accertamento. Si potrà pagare in unica soluzione entro il 31 luglio del prossimo anno, oppure in 54 rate bimestrali di pari importo: la prima rata a luglio 2026, l’ultima il 31 maggio 2035. Nel caso di pagamento rateale si applicano interessi del 4% annuo.
In secondo luogo, ci sarà l’intervento sull’Irpef: calerà infatti dal 35% al 33% l’aliquota applicata nella seconda fascia di reddito, quella sopra i 28mila euro. Il beneficio massimo di 440 euro si raggiunge a 50mila euro e si spalmerà, per effetto dei meccanismi di applicazione dell’imposta, anche sui redditi successivi fino a 200mila euro. Sopra questo valore la riduzione viene sterilizzata togliendo 440 euro da alcuni degli sconti che il contribuente potrebbe vantare. In particolare potranno essere ridotti: gli importi delle detrazioni previste al 19%, con l’esclusione delle spese sanitarie; le donazioni fatte nei confronti dei partiti politici; gli sconti Irpef sui premi per le assicurazioni per rischio di eventi calamitosi.
La legge di bilancio 2026 introduce una novità per le banche: un meccanismo che offre uno “sconto” sui profitti extra del 2023, permettendo alle banche di pagare una tassazione inferiore (circa il 27,5%) per sbloccare riserve accantonate. Le holding, invece, non sono direttamente toccate dalla legge di bilancio per il 2026, ma sono soggette a normative specifiche già esistenti riguardanti la comunicazione di partecipazioni e rapporti finanziari con società partecipate. La manovra punta a estendere il prelievo anche alle holding finanziarie e ad altri comparti del sistema creditizio, una scelta che – secondo le associazioni di categoria – potrebbe penalizzare l’intero settore.
Tra le novità più rilevanti della legge di bilancio figura l’intervento sull’articolo 18 del TUIR, che regola la tassazione dei dividendi. Il Governo valuta una revisione della soglia di imponibilità per le persone fisiche, con l’obiettivo di armonizzare il regime con quello delle imprese. Si punta a incentivare la redistribuzione degli utili e il rafforzamento patrimoniale delle società, ma resta il rischio di un aggravio per i piccoli investitori, soprattutto nei settori non quotati.
La disciplina delle criptoattività entra in una nuova fase. Dopo le prime misure introdotte nel 2023, la manovra potrebbe fissare in modo definitivo l’imposta sulle plusvalenze digitali al 26%, con obbligo di dichiarazione anche per le attività detenute su piattaforme estere. È prevista una maggiore chiarezza sui criteri di valutazione e sulla distinzione tra attività speculative e di mera detenzione.
Ci sono poi le misure per le imprese, che Meloni ha detto valere nel complesso circa 8 miliardi di euro, poco meno di metà dell’intera legge di bilancio. Ha ammesso che rispondono solo in parte alle richieste delle associazioni delle imprese, che da mesi chiedono al governo misure per stimolare la crescita in un momento di incertezza per l’economia.
Infine, la manovra prevede un aumento dei fondi per università e ricerca e sono previsti sgravi contributivi per le assunzioni di ricercatori under 40 e nuovi fondi per i dottorati industriali, nell’ottica di un collegamento più stretto tra formazione accademica e innovazione produttiva. Oltre a questo, non emerge alcuna novità per l’aumento degli stipendi e il conseguente rinnovo del contratto del comparto Istruzione e Ricerca. Resta da vedere se le misure saranno sufficienti a colmare il divario strutturale con gli altri Paesi europei in termini di investimenti in capitale umano.




