In Europa la scarsità di acqua sta diventando un vero problema
Gli ultimi dati disponibili sullo stato della rete idrica europea, recentemente pubblicati da Eurostat, hanno rilevato un quadro preoccupante sul futuro delle forniture idriche del continente.
Tradizionalmente, il problema della scarsità di acqua era confinato all’Europa meridionale, ma oggi colpisce il 34% della popolazione dell’UE e quasi il 40% della sua superficie.
Essendo le industrie critiche destinate a triplicare i consumi di acqua nei prossimi cinque anni, la sua carenza sta velocemente diventando una delle sfide più urgenti che l’UE e gli Stati che la compongono dovranno affrontare.
Fattori chiave a base dell’insufficienza idrica
Ci sono una serie di fattori chiave che contribuiscono all’attuale situazione idrica in Europa, il più ovvio e urgente tra questi è il cambiamento climatico.
L’Europa è già il continente che si riscalda più rapidamente al mondo, registrando nel 2022 l’estate più calda di sempre.
Con l’intensificarsi degli effetti del cambiamento climatico – il limite totemico di 1,5 gradi di riscaldamento globale concordato agli Accordi di Parigi del 2015, è stato violato per la prima volta nel 2023 nell’arco di un intero periodo di 12 mesi – le aree colpite dalla siccità si sono espanse verso nord, con non meno di 15 Stati membri coinvolti, tra cui Germania, Romania, Bulgaria e Francia, ora colpiti dalla scarsità di acqua stagionale.
Un secondo fattore, più banale ma non meno importante, è lo stato delle reti per l’acqua potabile obsolete, che non vedono investimenti seri da molto tempo, causando al continente la perdita di un incredibile 25% della sua fornitura totale di acqua dolce per via delle perdite nell’intero sistema idrico.
I tassi di perdita variano notevolmente da Stato membro a Stato membro, dal 61% della Bulgaria al 5% dei Paesi Bassi, e costano alle imprese europee circa 80 miliardi di euro l’anno.
I data center e il consumo di acqua
Le problematiche che nascono dal cambiamento climatico e dalle infrastrutture idriche fatiscenti arrivano in un momento di esponenziale aumento del consumo mondiale di acqua.
Un recente studio condotto dal National Geographic ha concluso che gli esseri umani oggi “consumano otto volte più acqua rispetto a un secolo fa”, una cifra che è destinata ad aumentare a fronte di una domanda insaziabile, in particolare da parte del settore tecnologico.
Nel 2024, l’Europa ha ospitato un gran numero di data center – circa 1.200 – con un aumento anno su anno stimato al 20%, e secondo gli analisti possiamo prospettare un’ondata importante nella loro crescita per via dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale di nuova generazione.
Ciò richiederà una voluminosa espansione dei data center notoriamente “affamati” di acqua, che Arman Shehabi, ricercatore presso il Lawrence Berkeley National Laboratory, stima consumino in media “circa 1.135.624 litri di acqua al giorno, o circa quanto 1.000 famiglie americane”.
Nelle regioni UE che soffrono di una carenza di acqua, la creazione di data center sta incontrando una crescente opposizione da parte dei residenti locali e degli agricoltori che temono che le esigenze delle grandi aziende tecnologiche avranno la priorità e loro ne faranno le spese.
Esempio della Spagna
Uno di questi posti è Talaverna de la Reina, una piccola città spagnola situata nella comunità autonoma di Casella-La Mancha, dove il gigante tecnologia Meta ha recentemente raggiunto un accordo con il governo regionale per costruire un data center da un miliardo di euro, con un consumo previsto di circa “665 milioni di litri di acqua all’anno”.
La gente comune non è consapevole della quantità di acqua che serve per guardare un meme creato dall’IA. Questo è dovuto alla mancanza di percezione, se non dalla mancanza di volontà, delle aziende stesse nel quantificare il loro utilizzo di acqua.
Questa poca trasparenza non fa che aumentare i sospetti degli attivisti sulla effettiva preoccupazione dei giganti della tecnologia sugli effetti delle loro attività sulle comunità locali.
Tali tensioni all’interno della regione sono destinate ad aumentare poiché il governo spagnolo, in un evidente tentativo di diventare la capitale europea dei data center, ha dato il via libera a diversi monumentali progetti di Amazon e Microsoft.
La carenza di acqua e le tensioni tra Stati
La scarsità di acqua è sempre più una crescente fonte di tensioni interstatali, in gran parte per via del fatto che il 70% dei bacini idrografici europei sono condivisi tra Stati membri.
Le autorità portoghesi, ad esempio, hanno a lungo accusato la Spagna di aver sottratto acqua al fiume Tago, sbarrando il corso d’acqua non meno di 51 volte prima che raggiungesse il Portogallo.
Durante la siccità del 2017, che ha minato l’esistenza stessa del Tago, il governo spagnolo è stato ripreso per le flagranti violazioni delle direttive dell’UE sulla condivisione dell’acqua tra Stati membri.
Nel settembre dello scorso anno, dopo anni di controversie, Spagna e Portogallo hanno finalmente raggiunto un accordo sulla questione.
Tuttavia, come sottolinea l’avvocato ambientale Maria Soledad Gallego, la gestione spagnola del Tago è sempre stata “guidata da considerazioni economiche e non ambientali” e si teme che il ritorno al potere dei conservatori spagnoli alle prossime elezioni, da sempre scettici sul tema clima, potrebbe vedere una ripresa del conflitto sul fiume più grande della penisola iberica.
Risposta dell’UE a questa sfida
In risposta alle crescenti sfide materiali di sostenibilità idrica, l’UE sta cercando di finalizzare la sua nuova strategia di resilienza idrica.
Progettata per garantire “che venga affrontata la carenza”, questa strategia prevede di sviluppare iniziative per la conservazione come iMERMAID e AquaSPICE, e migliorare il misero tasso di riutilizzo delle acque reflue dell’Unione pari al 2,4%.
Anche se queste iniziative migliorassero l’approvvigionamento, questo miglioramento sarebbe marginale perché è la trasformazione dei settori dell’energia e dell’agricoltura, che rappresentano ben oltre la metà del prelievo totale di acqua di tutta l’Unione, la chiave per un progresso tangibile.
Secondo Water Europe, la completa decarbonizzazione delle forniture energetiche europee vedrebbe diminuire il consumo di acqua del 38% entro il 2050, dimostrando chiaramente “come la messa in sicurezza dell’approvvigionamento idrico sia in linea con obbiettivi di sostenibilità di più ampio respiro”.
Tuttavia, con alcuni partiti estremisti alla guida di alcuni Stati europei produttori di energia rinnovabile che minacciano di bloccare il potenziamento e gli obbiettivi di zero emissioni nette da raggiungere entro il 2050 in grande ritardo, i benefici della transizione energetica sulla sostenibilità idrica rimangono un punto interrogativo.
Secondo un rapporto della Corte dei Conti europea del 2021, il settore agricolo ha fatto notevoli passi avanti nell’efficienza idrica, con una diminuzione del 28% dell’utilizzo dal 1990.
Purtroppo, questi progressi si sono rallentati dal 2010 poiché l’aumento della produzione va a compensare i guadagni in efficienza e le infrastrutture idriche europee rimangono sotto una significativa pressione per via del consumo di acqua agricola.
I progressi tecnologici come l’osmosi inversa possono ridurne marginalmente l’utilizzo, ma il grande problema rimane il modello agricolo dell’Unione Europea, ostinatamente incentrato sull’allevamento.
Secondo FoodUnfolded, una piattaforma di informazione sul sistema alimentare finanziata dall’UE, la produzione di carne richiede fino a 15 volte più acqua di frutta e verdura e circa l’80% dei sussidi agricoli dell’Unione Europea vanno ancora a supporto della produzione di cibo di origine animale.
In un rapporto dell’organizzazione no-profit CDP (Carbon Disclosure Project) sulla crisi idrica globale, “il potenziale impatto finanziario dei rischi idrici per le imprese è oltre cinque volte superiore che affrontarli” facendo sì che forti investimenti nella rete idrica europea diventino una cosa semplice.
Ma con Stati membri sempre più tentati di tagliare le spese alle infrastrutture, giudicati poco attraenti, per andare a coprire le spese per la difesa, gli osservatori pensano che nei prossimi anni vedremo sempre più aree dell’Unione soffrire per la carenza di acqua.




