Africa 2025: quali previsioni di crescita economica?
A inizio anno è tradizione che le banche e i grandi e operatori dello sviluppo, come il Fondo Monetario Internazionale e il Dipartimento per gli Affari Economici delle Nazioni Unite, pubblichino previsioni di crescita economica. Quest’anno le stime per il Continente africano sono al 4,2%, ponendolo al secondo posto dietro all’Asia la cui stima di crescita è al 5,1%.
Questa dinamica incoraggiante si baserebbe soprattutto sul rallentamento dell’inflazione e un miglioramento delle condizioni finanziarie internazionali. Laddove le proiezioni ipotizzano una crescita economica moderata, ci si chiede allora quali aree dell’Africa beneficeranno di una crescita elevata, su quali leve questa crescita fa affidamento e soprattutto quali sono i rischi più grandi ai quali dovranno confrontarsi le economie africane in questo 2025. L’Africa subsahariana dovrebbe vedere un reale aumento della crescita del suo Prodotto Interno Lordo nel 2025, con previsioni che si attestano intorno al 4,2% (FMI, Banca Mondiale, Moody’s). Queste proiezioni sono maggiori rispetto a quelle osservate nel corso degli ultimi anni (3,6% nel 2023 e 3,8% nel 2024). Esprimono anche un rendimento migliore del Continente africano rispetto alla crescita mondiale prevista al 3,3%.
Le Differenze tra Le Regioni e Le Variabili di Crescita
Lo scenario è ancora molto influenzato dai due giganti della regione, precisamente dal Sudafrica e dalla Nigeria. Nel 2025, anche sé queste economie dovrebbero vedere un innalzamento del loro tasso di crescita, le loro proiezioni rimangono sotto alla media regionale (rispettivamente 1,5% e 3,2%). In Sudafrica continuano a pesare le conseguenze della crisi energetica e la Nigeria – la cui economia non è ancora abbastanza diversificata – potrebbe entrare in sofferenza per l’atteso calo del prezzo del petrolio.
Gli analisti hanno già anticipato diverse traiettorie in seno al continente: i tassi potrebbero aumentare, per raggiungere il 6-7%, nei Paesi dell’Africa orientale e occidentale, mentre nel Golfo di Guinea e in Africa australe il tasso di crescita è visto in calo. Tali traiettorie divergenti sono soprattutto legate alla struttura di queste economie con una suddivisione ormai consacrata, tra quelle ricche in risorse naturali e le economie più diversificate. Le prime sono maggiormente colpite dalla volatilità del prezzo delle materie prime, mentre le seconde beneficiano di una crescita più solida. Possiamo fare l’esempio del Benin, della Costa d’Avorio e dell’Etiopia per i quali ci si aspetta dei tassi (stimati o previsti) al di sopra del 6% tra il 2023 e 2025. Ciononostante, per i Paesi ricchi in risorse l’aumento della richiesta mondiale in minerali critici può rappresentare una comprovata opportunità di crescita.
Sfide e opportunità in Africa
I numeri incoraggianti nelle previsioni di crescita per il 2025 rimangono però ancora sotto ai livelli pre Covid: riferendosi ad abitante, la variazione del PIL reale crolla all’1,7%. Questi risultati sono insufficienti per permettere il raggiungimento degli obiettivi di uno sviluppo sostenibile o di una convergenza con le entrate del resto del mondo. Il buon andamento delle attività in Africa potrebbe nascere dal calo dell’inflazione e il miglioramento delle condizioni finanziarie mondiali, che incoraggerebbero un ritorno degli investimenti esteri in seno al continente, soprattutto in campo di infrastrutture ed energia.
In un contesto di relativa stabilità dei prezzi, la riduzione dei tassi di riferimento dovrebbe stimolare i consumi privati e l’investimento in numerosi Paesi, anche se alcuni di loro subiscono ancora una inflazione elevata dovuta alle recenti svalutazioni delle loro monete (in particolare l’Angola, l’Egitto, l’Etiopia, il Ghana, il Kenya, la Nigeria e lo Zimbabwe). Parallelamente, l’alleggerimento delle condizioni finanziarie mondiali dovrebbe contribuire a ridurre il costo del debito, anche se pure qui l’accesso ai capitali rimane disomogeneo. Queste circostanze sono correlate ad una crescita mondiale ferma intorno al 3,3% dal 2023 e al rallentamento delle economie di alcuni partner importanti, soprattutto della Cina.
Rischi esterni e fattori globali
Uno scenario più ottimista potrebbe essere preso in considerazione se la crescita cinese riprendesse la sua corsa grazie al sostegno della domanda. Del resto, anche se gli squilibri macroeconomici persistono, la metà dei Paesi del continente dovrebbe vedere migliorare le finanze pubbliche o la bilancia dei pagamenti. Per contro, se le previsioni del calo dei corsi mondiali del petrolio venissero confermate, comporterebbero un calo dei guadagni dei Paesi fortemente dipendenti dalle estrazioni petrolifere. Secondo numerosi esperti, la progressiva entrata in vigore della Zona di libero scambio continentale africano (Zlecaf) potrebbe offrire nuove opportunità di crescita economica grazie ad una integrazione regionale rafforzata e lo sviluppo del commercio intra-africano. Altri però vi vedono un’ennesima strategia di molteplici accordi d’integrazione in seno al Continente e un potenziale “cavallo di Troia” per le multinazionali e le aziende mondiali.
Ad oggi il suo impatto rimane non quantificabile , soprattutto per quanto riguarda la crescita della regione. A livello strutturale, il Continente può trarre beneficio dalla tendenza alla rapida urbanizzazione e di una popolazione giovane e in crescita, che può garantire un domanda interna non trascurabile. Nel 2025, le economie africane dovranno far fronte a diversi rischi non trascurabili, provenienti sia dal contesto esterno che dalle sue vulnerabilità interne. Se non vengono date subito risposte appropriate, questi rischi possono rallentare la crescita e accentuare gli squilibri economici.
La crescita mondiale potrebbe essere più debole del previsto per via delle misure protezionistiche in campo commerciale. A questo proposito, gli ultimi annunci fatti dalla nuova Amministrazione americana riguardanti l’ innalzamento dei dazi fanno temere una netta flessione degli scambi internazionali. I Paesi africani potrebbero anche risentire pesantemente del calo degli aiuti allo sviluppo provenienti dagli Stati Uniti, ed eventualmente da altri erogatori.
L’incognita cinese
Un altro punto interrogativo rimane la crescita cinese le cui statistiche pubblicate sono sempre da prendere con cautela. Non si può escludere un rallentamento economico della Cina più pesante rispetto alle previsioni, con conseguenze negative per le economie in sviluppo. L’ indebitamento pubblico costituisce un altro importante elemento di rischio. Negli ultimi decenni gli Stati africani si sono rivolti molto alla Cina e a creditori privati con scadenze a breve termine, a scapito di prestiti agevolati a lungo termine. Coniugato con le condizioni finanziarie sfavorevoli degli ultimi anni (innalzamento dei tassi di interesse mondiali, svalutazione di molte valute africane), questo fenomeno ha pesato molto sui costi dell’ indebitamento estero africano (secondo l’FMI, nel giugno del 2024 21 Stati erano sovraindebitati o ad alto rischio di sovraindebitamento).
Nel 2025, un considerevole flusso di rimborsi arriverà a scadenza e questo creerà grande un rischio sulle prospettive di crescita dell’Africa. Le tensioni geopolitiche ai massimi a livello mondiale, così come l’aggravarsi dei conflitti in alcune regioni del Sahel, dell’Africa orientale e del bacino del Lago Chad, sono tutti elementi che potrebbero creare difficoltà nelle catene di approvvigionamento e frenare alcuni investimenti verso il Continente. Infine, l’Africa subsahariana rimane molto vulnerabile per via dei fenomeni meteorologici estremi, sempre più frequenti e violenti a causa del cambiamento climatico, e che rendono ancor più precaria la produzione agricola che rimane il principale settore generatore di guadagno e lavoro in Africa.




