Attriti a Francoforte: Lagarde-Tajani e la manovra che non convince
La stampa accende i riflettori sul botta e risposta tra Roma e Francoforte, figlio di una debole manovra dell’Eurotower ed uno spirito critico che viene messo alla gogna. È un irrigidimento di Christine Lagarde a suscitare la perplessità dei giornalisti ungheresi, che in conferenza stampa non mancano di interrogare la presidente Bce sul dissenso espresso da Antonio Tajani all’indomani del -pavido- taglio dei tassi di 25 punti percentuali. È in questa occasione che la banchiera centrale ha prontamente invocato il ben noto art. 130 TFUE, rivendicando la sacrosanta indipendenza della Banca Centrale, mai -almeno secondo il trattato- soggetta a pressioni o indirizzi di sorta. Non si è fatta attendere la risposta del vicepremier davanti a più o meno velate accuse di lesa maestà contro la turris eburnea di Francoforte. “Continuo a rivendicare il mio diritto a fare osservazioni critiche sulle scelte della Banca Centrale, non voglio influenzarle, ma ho il diritto di commentarle come parlamentare, come ministro e come cittadino”, la replica di Tajani, smorzando la tensione ma fermo nel rivendicare un diritto inviolabile. Al di là del merito economico della questione, la cui discussione accantoniamo per un momento, ciò su cui è opportuno porre l’accento è quell’inviolabilità morale di cui la Bce si è investita, e che maldestramente si palesa laddove non si subisca passivamente la politica monetaria europea. Corretta e comprensibile l’irritazione del ministro degli esteri italiano, di fronte ad una più o meno velata allergia al dissenso, espresso con il massimo garbo istituzionale e mai lesivo dell’autorità europea. Riprendendo ora il merito della questione, non serve certo una particolare sensibilità economica per cogliere l’attuale situazione del mercato comunitario. L’inflazione è passata dal 2,6 di luglio al 2,2 di agosto, assolutamente prossima all’obiettivo del 2% che la Banca Centrale si è posta; ed è in questo contesto che si chiede coraggio all’Europa, si chiede un passo in avanti in questo divenire che è l’UE, si chiede alla Bce di non limitarsi al -certo necessario- ruolo di guardiano dell’inflazione, ma guardare avanti e tutelare in senso concreto l’economia reale, che è poi quella che crea occupazione. In questa prospettiva si spiega allora la delusione del timido intervento nel taglio dei tassi di interessi, forse troppo accomodante verso quei paesi che chiedono un eccessivo rigore economico, noncuranti della realtà storica dei fatti e certo poco sensibili alle esigenze di molti Stati membri -Germania inclusa- . Tra le tante voci, non manca chi guarda ad un disegno più ampio, secondo cui l’intervento sarebbe prodromico ad un ben più consistente taglio alla fine dell’anno, nel tentativo di contemperare le diverse istanze nazionali. Rebus sic stantibus, non possiamo che attendere gli sviluppi da Francoforte, nelle more di un dialogo proficuo tra le istituzioni.
Articolo a cura di Alessandro Maurizi




