Uzbekistan strategico per la cooperazione economica e culturale

Grazie alla sua posizione di crocevia tra Asia ed Europa , l’Uzbekistan offre molteplici opportunità di investimento ed affari per le imprese straniere che stanno considerando una presenza stabile nell’area. Terreno fertile anche per una cooperazione rafforzata sul piano culturale e tecnologico.
Al centro dell’Asia centrale, l’Uzbekistan è un paese stabile lungo la Via della Seta – l’antica rotta commerciale che collegava la Cina al Mar Mediterraneo – e per poter attrarre sempre più investimenti dall’estero il presidente Shavkat Mirziyoyev ha avviato da qualche anno una stagione di riforme economiche e sociali.
Eletto a dicembre 2016 con l’89% dei voti, riconfermato nell’ottobre 2021 per altri 5 anni e nel luglio 2023 per un terzo mandato settennale a seguito di una riforma costituzionale, Mirziyoyev guida il paese potendo contare su una situazione politica interna stabile. I suoi obiettivi sono in primo luogo di carattere economico, grazie ad un importante programma di riforme volte a creare un clima favorevole all’attrazione degli investimenti esteri, che portino il paese ad essere un’economia di mercato. Sono stati fatti passi avanti, però, anche sui diritti sociali e civili, con l’introduzione, tra le altre misure, della tutela delle lavoratrici, della maternità, dell’educazione e della proprietà privata e l’abolizione della pena di morte.
Nell’area asiatica centrale l’Uzbekistan è l’economia che sta crescendo di più, ma i dati sono decisamente significativi anche a livello mondiale, tanto che secondo l’ultimo rapporto Sace l’Uzbekistan è tra i pochi paesi ad espandersi a un ritmo del +5,3% per il 2023. Sul piano degli scambi con il nostro paese già il primo semestre di quest’anno si conferma il trend positivo: da 262,5 milioni di euro nel 2022 a 296,1 milioni di euro. Fanno da traino le esportazioni italiane cresciute da 207,9 a 253,1 milioni di euro, rappresentate da beni strumentali (con un +31,8% nei primi 6 mesi 2023 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), prodotti chimici e farmaceutici, alimentari e bevande. Nello stesso periodo hanno fatto registrare una contrazione, invece, le esportazioni uzbeke verso l’Italia diminuite da 27,7 a 18,4 milioni di euro.
È in questo scenario che si inquadra la presenza del Presidente Sergio Mattarella in questi giorni in Uzbekistan (da giovedì 9 a sabato 11 novembre), che ricambia la visita fatta lo scorso giugno a Roma dal presidente uzbeko Mirziyoyev. Obiettivi diplomatici, politici ed economici, quindi, alla base del viaggio del capo dello Stato italiano, ma anche culturali e di dialogo fra i due popoli.
Sul piano della collaborazione industriale non mancano le occasioni di business e crescita reciproca per le aziende dei due paesi, anche in virtù delle competenze che il nostro paese può offrire alla controparte: già durante i lavori del business forum a Roma lo scorso giugno in occasione della visita di Mirziyoyev era stato posto l’accento su questo tema. Oggi la presenza di Mattarella a Tashkent rappresenta un passo concreto per il rafforzamento della collaborazione, come sottolineato anche dal seminario organizzato dal Politecnico di Torino, dedicato proprio alla collaborazione bilaterale su istruzione e innovazione per la trasformazione dell’industria dell’Uzbekistan.
Inoltre, a giugno è stato firmato un accordo di partenariato strategico a conferma anche della posizione cruciale che l’Uzbekistan rappresenta quale una porta d’ingresso in Asia centrale e anello di congiunzione tra Estremo oriente e Paesi dell’ex URSS, una posizione geografica ancora più delicata in questo frangente rispetto alla guerra in Ucraina, verso la quale l’Uzbekistan cerca di avere posizioni neutrali e indipendenti che gli permettano di continuare a dialogare contemporaneamente con l’Occidente e la Russia e svolgere con quest’ultima un’azione di mediazione.




