Dazi e Buoi dei paesi tuoi: gli sviluppi della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti
Dopo l’escalation iniziata nel 2018, la guerra tariffaria tra Cina e Stati Uniti è ulteriormente mutata con l’introduzione di un dazio generalizzato del 55%, destinato a incidere profondamente sui flussi commerciali bilaterali, sulla struttura delle supply chain globali e sull’equilibrio geopolitico. I rapporti economici tra Stati Uniti e Cina sono da anni soggetti a tensioni crescenti, che hanno portato a cicli di dazi e contro dazi con forti ricadute globali. Nel 2025 si è verificata una nuova fase critica, in cui l’amministrazione statunitense ha formalizzato un aumento dei dazi doganali su beni cinesi, portandoli a un livello aggregato del 55%.
Il nuovo regime tariffario e la strategia del “tariff stacking”
Il concetto di tariff stacking, introdotto nei report di Reuters descrive l’applicazione cumulativa di diversi livelli di dazi su una medesima categoria di merci. Questo approccio ha reso il regime doganale statunitense particolarmente oneroso per gli importatori: in alcuni casi si registrano imposte effettive superiori al 70%. Nonostante le dichiarazioni politiche che parlano di un’imposizione “media” del 30%, l’impatto netto sui flussi commerciali appare ben più elevato. Il nuovo piano tariffario, annunciato pubblicamente l’11 giugno 2025, stabilisce un dazio generalizzato del 55% sulle importazioni dalla Cina, mentre la contromisura cinese resta al 10%. Questa asimmetria riflette l’intento dell’amministrazione statunitense di ridurre la dipendenza da forniture cinesi e al contempo incentivare la rilocalizzazione della produzione.
Impatti sulle imprese statunitensi: tra costi e ristrutturazioni
Le ripercussioni sui comparti produttivi statunitensi, in particolare sulle piccole e medie imprese (PMI), sono significative. Secondo un’inchiesta dell’Associated Press, numerose PMI hanno sospeso o ridotto i propri investimenti in ricerca e sviluppo, dirottando le risorse verso la gestione delle nuove complessità burocratiche legate alle imposte doganali. Alcune imprese, come nel caso emblematico della catena retail At Home, hanno addirittura dichiarato bancarotta, citando espressamente l’insostenibilità del regime tariffario in evoluzione. Parallelamente, molte aziende stanno cercando alternative alla Cina, indirizzandosi verso fornitori localizzati in India, Vietnam o Messico, tuttavia anch’esso al centro della guerra commerciale e sociale di Trump.
Reazioni dell’economia cinese: resilienza selettiva e criticità
Nonostante le forti pressioni esterne, l’economia cinese ha mostrato segnali di tenuta nel primo semestre 2025. Le vendite al dettaglio sono cresciute del 6,4% rispetto all’anno precedente, sostenute da una robusta domanda interna; tuttavia, il settore manifatturiero ha subito un rallentamento, mentre le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite del 35% su base annua. Tale dinamica conferma la crescente “domesticizzazione” dell’economia cinese, ma pone interrogativi sulla sostenibilità di lungo periodo della crescita industriale, in assenza di accesso agevolato ai mercati occidentali.
Sul piano giuridico, la legittimità dei nuovi dazi è oggetto di crescente contestazione. In particolare, l’ordinanza del tribunale federale nel caso “Learning Resources v. Trump” ha sollevato dubbi sulla compatibilità dei dazi con le prerogative dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), anche se l’efficacia dell’ingiunzione è stata temporaneamente sospesa. Nel maggio 2025, un ricorso collettivo promosso da un gruppo di importatori statunitensi ha invocato l’incostituzionalità delle misure tariffarie note come Liberation Day Tariffs, sostenendo che esse violano il principio della separazione dei poteri e il diritto al giusto processo commerciale.
Quali scenari aspettarsi
L’evoluzione futura del conflitto tariffario dipende da diversi fattori quali: i) i negoziati bilaterali in corso, che mirano a definire entro agosto 2025 un quadro regolatorio stabile per settori strategici; ii) la possibile riduzione dei dazi cumulativi in cambio di concessioni tecnologiche da parte cinese; iii) le sentenze giurisdizionali attese, che potrebbero alterare o annullare l’impianto tariffario vigente. Un’eventuale normalizzazione richiederà, quindi un’intesa multilaterale, che tenga conto delle catene del valore globali e delle interdipendenze tecnologiche tra le due economie. Il quadro emerso dall’analisi suggerisce che la strategia tariffaria adottata dagli Stati Uniti nei confronti della Cina nel 2025 rappresenta un nuovo stadio di una competizione economico-strategica sempre più sistemica. I dazi, formalizzati al 55%, hanno effetti profondamente destabilizzanti per le imprese statunitensi, aumentano i costi al consumo e generano incertezza giuridica. D’altro canto, la resilienza cinese conferma la capacità di adattamento del sistema economico di Pechino, pur rivelando vulnerabilità nel settore export. Le prospettive restano incerte e fortemente dipendenti sia dagli esiti negoziali sia dalle decisioni delle corti federali statunitensi.




