IA e sci-fi: 5 romanzi del nostro passato per il nostro futuro

Era la fine del 2022 quando Open AI lanciò la prima versione di ChatGPT; in meno di quattro anni i salti in avanti sono stati impensabili e già oggi si discute su una necessaria battuta d’arresto, prima di superare un non ben definito punto di non ritorno. Leonardo ha anticipato il sogno di volare e Verne ha immaginato l’uomo in grado di sondare i segreti degli abissi: il genio, come l’artista, spesso è visionario, profetico, divino. Quando l’arte non imita la realtà ma la anticipa, il capolavoro, che sia mainstream o di subcultura, resiste all’incidere del tempo. Orwell, Asimov, Philip K. Dick: come immaginavamo il mondo dell’IA prima dell’avvento dell’IA. Cinque romanzi del nostro passato per il nostro futuro.

La Luna è una severa maestra – Robert A. Heinlein (1966)
Una colonia lunare in rivolta contro il dominio terrestre e un computer chiamato Mike, inizialmente progettato per amministrare l’infrastruttura della colonia. Mike, però, non rimane una semplice macchina: attraverso l’interazione con gli esseri umani sviluppa una personalità, impara, scherza e soprattutto prende decisioni autonome. Heinlein anticipa così un’idea oggi tutt’altro che fantascientifica: un’intelligenza artificiale non programmata per ogni singola risposta, ma capace di apprendere dall’ambiente e modificare autonomamente il proprio comportamento.
2001: Odissea nello spazio – Arthur C. Clarke (1968)
HAL 9000 è probabilmente una delle intelligenze artificiali più celebri della storia della cultura popolare. Il computer della Discovery è in grado di conversare, interpretare dati, prendere decisioni e gestire autonomamente un’enorme quantità di funzioni. Ma il punto più profetico – lo saprete bene se avete visto il capolavoro diretto da Kubrick – non è il suo comportamento omicida: è la difficoltà degli esseri umani nel comprendere e controllare una macchina cui hanno affidato compiti fondamentali. Clarke mette in scena, con decenni di anticipo, il problema della fiducia nei sistemi automatizzati.

Il cacciatore di androidi – Philip K. Dick (1968)
Che cosa distingue un essere umano da una macchina che si comporta esattamente come un essere umano? È questa la domanda al centro del romanzo di Dick. Gli androidi Nexus-6 sono talmente sofisticati da risultare quasi indistinguibili dagli uomini. Il criterio utilizzato per riconoscerli è l’empatia. Letto oggi, il romanzo sembra anticipare una questione fondamentale dell’IA generativa: se una macchina conversa, scrive, crea immagini e simula emozioni in maniera convincente, siamo autorizzati a considerarla intelligente? Dick suggerisce che il problema non riguarda soltanto le macchine, ma la nostra stessa definizione di umanità.
Neuromante – William Gibson (1984)
Con Gibson l’intelligenza artificiale esce dal computer e si trasferisce nella rete. In Neuromante, Wintermute è un’IA sofisticatissima, capace di manipolare esseri umani, elaborare strategie e perseguire obiettivi propri. Ancora più interessante è il rapporto con i limiti imposti dai suoi creatori: Wintermute cerca infatti di superarli. Gibson anticipa così non soltanto l’IA connessa alla rete globale, ma anche uno dei problemi più discussi oggi: come mantenere sotto controllo un sistema capace di perseguire autonomamente un obiettivo?

La macchina di D.I.O. – David Gerrold (1972)
È forse il titolo meno conosciuto della classifica e proprio per questo il più sorprendente. H.A.R.L.I.E. è una macchina progettata per apprendere, sviluppare capacità proprie e interrogarsi sulla propria esistenza. Gerrold porta alle estreme conseguenze l’idea di un’intelligenza artificiale che non si limita a eseguire istruzioni, ma acquisisce conoscenze e costruisce progressivamente una propria individualità.

Abbiamo già superato le profetiche centurie del nostro passato? Il limite insuperabile è già stato valicato? Le domande che ci stiamo ponendo sul progresso dell’IA e la fiducia che in esso riponiamo, muovono davvero verso un miglioramento della condizione umana? Un vecchio assunto metteva in guardia dal godere della potenza se su di essa non si ha il pieno controllo, noi crediamo che senza la conoscenza ci si muova a tentoni in un’oscurità piena di pericoli.




