Spider-man: Brand New Day, cosa ci aspettiamo dal nuovo film?
Dopo quasi cinque anni dalla sua ultima avventura sul grande schermo, Spider-man è tornato a dondolarsi nelle sale, promettendo un nuovo capitolo ricco di dramma, azione e implicazioni per il futuro dell’Universo Cinematografico Marvel. Un universo che sembrava avviarsi ormai al tramonto, ma che grazie a questo film e all’imminente “Avengers: Doomsday” (in arrivo a dicembre) promette di rilanciarsi verso una nuova era caratterizzata da una nuova visione creativa.
Ma per il momento concentriamoci esclusivamente sull’amichevole Arrampicamuri di quartiere.
Dove abbiamo lasciato l’ultima volta il Peter Parker interpretato da Tom Holland? Cosa è avvenuto nel suo passato, come potrebbe incidere questa nuova avventura e cosa potrebbe riservare il suo futuro?
Left Hand Free
Sono passati ormai dieci anni da quando un ancora adolescente Peter Parker varcava la soglia di un piccolo appartamento nel Queens, New York, e contemporaneamente nel nostro immaginario collettivo.
In uno dei passaggi più apprezzati di “Captain America: Civil War”, Tony Stark/Iron-man scopriva con la nonchalance tipica del personaggio come dietro il costume rosso e blu del nuovo vigilante di New York si celasse un ragazzino di a malapena quindici anni. Un ragazzino investito di un potere troppo grande da gestire, ma al tempo stesso motivato dal sincero desiderio di fare la cosa giusta.
Con la benevolenza di un mentore e la battuta sempre pronta, Stark lo prende dunque sotto la sua ala protettiva, per accompagnarlo nella prima fase della trasformazione nell’eroe che è destinato a essere. Una scena rimasta impressa nei cuori e nelle menti di tutti noi non solo per la sua forza evocativa, ma anche per il suo profondo significato metacinematografico.
Da un grande potere derivano un sacco di casini
Tom Holland non si limitava a confrontarsi con le ancora ingombranti interpretazioni di Tobey Maguire ed Andrew Garfield. Incarnava il punto di vista di una generazione di spettatori che dopo aver assistito per anni alle avventure di eroi di ogni genere sul grande schermo, si accingevano a muovere i primi passi nella vita adulta.
Da allora Tom Holland cresceva con Spider-man, Spider-man cresceva con Tom Holland, e noi crescevamo con entrambi.
Dalla sua prima avventura stand alone in “Spider-man: Homecoming”, al maxi crossover “Avengers: Infinity War”, passando per la perdita del suo mentore in “Endgame” e la rinascita in “Far From Home”.
E dopo la grande svolta di “No Way Home”, nel quale Tom Holland si confrontava direttamente con il passato e l’eredità cinematografica e culturale del Tessiragnatele, incontrando i suoi omologhi Garfield e Maguire davanti agli occhi lucidi e i portafogli fumanti di milioni di spettatori, mentre Peter Parker diventava definitivamente un uomo confrontandosi con potere e responsabilità nel modo più duro possibile (al netto di una scrittura spesso debole e pretestuosa), Spider-man ha atteso cinque anni prima di palesarsi di nuovo.
Cinque anni in cui sono cambiati i supereroi, in cui è cambiato il cinema, è cambiato il mondo, ma soprattutto siamo cambiati noi. E ora non vediamo l’ora di sapere come è cambiato lui.
L’alba di un nuovo giorno
Ed eccoci finalmente a “Spider-man: Brand New Day”.
Diretto da Destin Daniel Cretton (già regista di “Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli”), subentrato al posto di Jon Watts, promette di introdurre un nuovo capitolo della vita di Spider-man come di Peter Parker. I trailer sono stati molto chiari su questo. “Brand New Day” promette di mostrare finalmente al pubblico quegli elementi della storia editoriale di Spider-man che per motivi di tempo o scelte autoriali non sono stati inseriti nei capitoli della trilogia “Home”.
Dramma umano, difficoltà personali continue, ma soprattutto tanto, tanta oscillazione tra i grattacieli di New York.
Una New York che promette di essere protagonista del film tanto quanto lo stesso Peter Parker. Ma questa non è la New York di Sam Raimi, concreta, realistica, in cui i supercriminali erano l’evento eccezionale. Questa è la New York del MCU, in cui da vent’anni imperversano super esseri di ogni tipo, e in cui i criminali esaltati con costumi colorati e nomi ridicoli spuntano come funghi. Da Scorpion a Boomerang. Da Tarantula a Ramrod. Passando per Tombstone e i Ninja della Mano. Il vero nemico non è più il supercattivo, ma una quotidianità disumana in cui il supercattivo diventa la norma.
We can be heroes just for one day
Sì, ma non solo supercattivi. Il mondo si è dimenticato di lui, eppure mai come in questo momento Peter Parker ha incrociato il cammino con così tante realtà diverse dell’MCU. Dalla presenza di The Punisher a quella di Hulk, passando per la potenziale introduzione dei mutanti (si vocifera che il misterioso personaggio di Sadie Sink possa essere Jean Grey).
Il nuovo capitolo dell’Arrampicamuri di quartiere promette di immergerlo e integrarlo in maniera del tutto inedita col resto del suo universo narrativo e al tempo stesso di fargli assumere un’identità propria senza farlo vivere della luce riflessa dell’Avenger di turno.
Da pupillo di Iron-man a eroe dimenticato, Spider-man sta trovando il suo posto in universo di eroi in costume come la generazione Z in un mondo sempre più caotico. Peter Parker è il personaggio in cui tutti, ma proprio tutti, possono identificarsi almeno una volta. Per questo non passerà mai realmente di moda. Perché ha sempre mantenuto, e sempre manterrà, il sapore di un’icona senza tempo.




