L’Ue processa la Biennale e bacchetta il governo italiano
La riapertura del padiglione russo alla Biennale di Venezia apre un nuovo fronte di tensione tra Bruxelles e l’Italia. Quattordici dei ventisette Stati membri dell’Unione Europea hanno criticato duramente la decisione della Fondazione Biennale di consentire nuovamente la partecipazione della Russia, mentre la Commissione europea valuta la sospensione di una sovvenzione da due milioni di euro destinata alla manifestazione veneziana.
Nel corso del Consiglio Cultura riunito a Bruxelles, diversi ministri hanno sostenuto la linea dell’esecutivo europeo, giudicando incompatibile con il contesto della guerra in Ucraina la presenza ufficiale russa in uno dei principali eventi culturali del continente. A sollevare formalmente il caso è stata la ministra della Cultura lettone Agnese Lāce, che ha chiesto di impedire “la strumentalizzazione delle istituzioni culturali da parte della Russia”.
L’Italia –rappresentata non dal ministro della Cultura Alessandro Giuli ma dall’ambasciatore Marco Canaparo—non sarebbe stata attaccata direttamente. Tuttavia, da più capitali europee è arrivato un messaggio politico chiaro. Belgio, Spagna e Polonia hanno sottolineato che la cultura non può trasformarsi in uno strumento di “normalizzazione” dell’aggressione russa contro l’Ucraina, né offrire spazi che possano aggirare il sistema sanzionatorio europeo attraverso figure coinvolte nell’organizzazione della mostra.
La Commissione europea, insieme alla presidenza di turno cipriota del Consiglio Ue, ha quindi chiesto di congelare i finanziamenti destinati alla Biennale, ipotizzando una riallocazione dei fondi verso programmi di sostegno e ricostruzione dell’Ucraina. Bruxelles considera la riapertura del padiglione russo non soltanto una scelta culturale, ma un potenziale problema politico e simbolico. Secondo la Commissione, infatti, la cultura “non dovrebbe mai essere usata come piattaforma di propaganda”, specie in un momento in cui la guerra continua e la Russia intensifica campagne di disinformazione in Europa.
Già ad Aprile Bruxelles aveva notificato alla Fondazione Biennale una possibile violazione delle condizioni previste dalla sovvenzione europea. Una contestazione che potrebbe portare alla sospensione o addirittura alla revoca definitiva del contributo.
“Posso confermare che abbiamo ricevuto una comunicazione dalla Biennale e che il dialogo è in corso, ma gli scambi restano confidenziali”, ha dichiarato il commissario europeo per i Giovani, la Cultura e lo Sport, Glenn Micallef. “Useremo ogni leva a nostra disposizione, anche oltre il settore culturale”. Il commissario maltese ha poi alzato ulteriormente il tono dello scontro, sostenendo che “le piattaforme europee sono sempre più spesso prese di mira dalla Russia e dagli aggressori per finalità propagandistiche”, citando esplicitamente la Biennale di Venezia come esempio recente di queste dinamiche. Per Micallef, finanziare con risorse europee organizzazioni che consentono agli “aggressori” di normalizzare la guerra in Ucraina rischia di diventare politicamente insostenibile.
Nel mirino, indirettamente, finisce anche il governo italiano. Micallef ha espresso apprezzamento per la posizione assunta dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, che aveva preso le distanze dalla scelta della Biennale e disertato l’inaugurazione ufficiale. Ma il commissario ha anche manifestato “rammarico” per il fatto che tale linea non sia stata condivisa “da altri ministri del governo italiano”.
Parole che, pur senza citazioni esplicite, suonano come una critica politica soprattutto nei confronti della componente più filorussa della maggioranza, a partire dal vicepremier Matteo Salvini, spesso accusato a Bruxelles di ambiguità nei confronti del Cremlino.A confermare il clima emerso durante il Consiglio Cultura è stata anche la viceministra cipriota Vasiliki Kassianidou, secondo cui gli Stati membri hanno “condannato chiaramente la decisione della Biennale”. Un giudizio che trasforma definitivamente il caso veneziano in qualcosa di più di una controversia artistica: la Biennale, da spazio internazionale dedicato all’arte, diventa ancora una volta terreno di scontro geopolitico, dove diplomazia culturale e guerra si intrecciano senza più possibilità di separazione.




