Dov’è finito Philip Roth? Sparito dalle librerie italiane, ecco perché.

Da quando Adelphi ha acquisito i diritti dell’intero catalogo di Philip Roth, le vecchie edizioni Einaudi sono state ritirate dal commercio e al momento l’unico romanzo disponibile è Portnoy. Per tutti gli altri bisognerà aspettare anni.
C’è qualcosa di paradossale nel fatto che i libri dello scrittore che meglio di chiunque altro ha raccontato l’America nei suoi momenti di crisi siano spariti dalle librerie italiane proprio adesso, mentre l’America attraversa uno dei periodi più convulsi degli ultimi decenni.
Roth non è stato censurato, non è morto una seconda volta; è intrappolato in una transizione editoriale. I diritti del suo catalogo sono passati da Einaudi ad Adelphi, acquistati per circa un milione di euro tramite l’agenzia Wylie, e le vecchie edizioni sono state ritirate mentre le nuove sono ancora in lavorazione. Il risultato è che oggi, in Italia, esiste ufficialmente un solo libro: Portnoy, uscito nel 2025 nella nuova traduzione di Matteo Codignola. Gli altri, Pastorale americana, La macchia umana, Il complotto contro l’America, Il teatro di Sabbath, vivono una strana forma di limbo, reperibili nelle biblioteche o nel mercato dell’usato, dove i prezzi hanno raggiunto cifre sorprendenti: settanta euro per Pastorale americana, cinque volte il prezzo di copertina originale.
L’operazione di Adelphi ha una sua logica. La casa editrice ha costruito la propria identità sul rilancio degli autori, sulla capacità di restituire loro una centralità nuova, come accadde con Simenon. Applicare questa stessa logica a Roth significa scommettere che un grande scrittore possa essere riletto, e non solo ristampato. Le nuove traduzioni, affidate a Codignola e Ottavio Fatica, sono una scelta ambiziosa dai tempi necessariamente lunghi: Pastorale americana è attesa per il 2027, e ci vorranno probabilmente dieci anni per completare tutti i ventisette romanzi.
È un disagio reale, inutile negarlo, e il mercato dell’usato a quei prezzi non è una soluzione ma quasi una beffa. Le biblioteche restano l’alternativa più concreta. Ma c’è qualcosa di curiosamente rothiano in questa storia, e non riguarda solo l’editoria: riguarda anche le aspettative. Roth ha scritto per tutta la vita di uomini convinti di aver capito le regole del gioco – l’America, il merito, l’identità – e che si trovano di fronte a uno scarto tra quello che davano per acquisito e quello che la realtà consegna loro. Swede Levov in Pastorale americana costruisce una vita che sembra inattaccabile e la vede franare. Coleman Silk in La macchia umana scopre che non esiste versione di sé abbastanza blindata da resistere alla storia.
È qualcosa di simile alla sensazione di chi entra in libreria cercando Pastorale americana e trova solo un vuoto. Non lo shock di una censura, non il lutto per uno scrittore perduto: Roth si trova ancora nelle biblioteche, nelle vecchie edizioni, in lingua originale. È lo stupore di chi si accorge di aver dato qualcosa per scontato senza mai deciderlo consapevolmente. Roth conosceva bene quel meccanismo, lo aveva dissezionato nei suoi personaggi con precisione quasi crudele. C’è una certa ironia nel fatto che tocchi ora ai suoi lettori italiani sperimentarlo, sia pure in forma decisamente più innocua.




