Un giorno in più per far vivere mille anni la tradizione: la Slava serba
Nel 2014, l’UNESCO ha premiato l’identità serba proclamando la tradizione della Slava come Patrimonio Culturale Immateriale. Ogni anno, le famiglie serbe di fede ortodossa, si riuniscono di fronte a una ricca tavola imbandita per celebrare il proprio patrono. Un antico costume che mette al primo posto l’unità della famiglia col passare dei secoli.
Che cosa significa celebrare la Slava
In principio, la Slava è un omaggio al primo antenato del nucleo famigliare che fu convertito al cristianesimo e cambiò il suo nome con quello del santo che sarebbe divenuto il patrono dei suoi discendenti. Solo gli uomini hanno il privilegio di eseguire i rituali di Slava, perché
il patrono di famiglia è tramandato patrilinealmente di padre in figlio.
Esiste anche la festività del Preslava, ovvero la celebrazione del santo della famiglia nativa della moglie. Secondo la tradizione, e i serbi sono noti per il loro stampo conservatore, le donne devono adottare il patrono del rispettivo coniuge. In qualunque caso: “На славу се не зове”. Alla Slava non si viene invitati.
Il giorno della Slava è all’insegna dell’ospitalità. Un’ospitalità incondizionata, una sorta di xenia balcanica. La casa della famiglia è aperta a tutti, senza inviti detti o scritti, e chiunque può entrare: parenti, vicini, amici. Tutti insieme commemorano le anime dei defunti, ma soprattutto i vivi che creano il calore della comunità.
In una festa sacra, una parte clericale non può mancare. Un sacerdote giunge in casa, prima recita una preghiera davanti all’icona di un santo e una candela accesa. Procede spargendo in ogni stanza della acqua santa insieme ai membri della famiglia, a cui vengono detti i nomi e augurati buona salute.
La sacralità del cibo: lo slavski kolač e il koljivo
Le pietanze tipiche ha un vero e proprio ruolo nella funzione della Slava. Si prepara un pane rituale chiamato slavski kolač, abbreviato in kolač. La sua parte superiore viene adornata da diversi simboli: la croce cristiana, la colomba della pace. Durante la Slava, rappresenta il corpo di Cristo.
Il sacerdote lo consacra assieme al vino, poi viene lasciato al capo famiglia il passaggio di tagliare il kolač in quarti e girarlo con il lato tagliato verso l’alto. Dopodiché, si taglia ulteriormente a pezzi dai parenti e dagli ospiti più anziani o più prestigiosi, per un totale di tre volte per simboleggiare la Trinità.
Immancabile è il koljivo. Un piatto semplice, composto da grano bollito macinato, a piacimento mescolato con noci tritate, e addolcito. “Se il chicco non muore…” Viene detto nel Vangelo, il koljivo rappresenta la Resurrezione di Cristo.
La Slava non è soltanto una ricorrenza religiosa, ma un gesto collettivo di memoria, identità e continuità. Custodire questa tradizione significa mantenere vivo il legame con le proprie radici, celebrando ciò che unisce e ciò che dà forma alla comunità serba nel tempo.




