Le Isole Samoa. Storia di un’indipendenza e di movimenti pacifici
La Samoa, ufficialmente Stato Indipendente della Samoa, è un insieme di isole situate nell’Oceano Pacifico del sud che conserva ancora oggi forti legami con la Nuova Zelanda. L’intero arcipelago era conosciuto prima del XX secolo come “isole dei navigatori” e, secondo i documenti storici, il primo europeo ad arrivare sulle isole fu l’olandese Jacob Roggeveen, che approdò alle Isole Manu’a, nelle Samoa americane, nel 1722. Nell’agosto del 1830 i missionari John Williams e Charles Barff della London Missionary Society (LMS) giunsero a Sapapali’i, sulla costa orientale di Savai’i. A questi seguirono missionari metodisti e cattolici, e nel 1888 anche i mormoni. I samoani erano particolarmente predisposti ad accogliere il cristianesimo grazie alla somiglianza della Genesi cristiana con le leggende delle Samoa, e anche in virtù di una profezia della dea della guerra Nafanua che preannunciava l’avvento sulle isole di una nuova religione.
Alla fine del XIX secolo, Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania, alla vigilia di una contesa, minacciavano di coinvolgere anche Samoa; tutto ciò era dettato da interessi commerciali e dalla volontà di sfoggiare la propria forza militare piuttosto che dalla volontà di ‘proteggere’ queste terre. Le isole furono spartite alla fine della guerra: la parte occidentale venne affidata ai tedeschi, quella orientale agli americani, mentre gli inglesi tornarono a casa a mani vuote. I tedeschi, ignorando totalmente le usanze e le autorità locali nel classico modello colonialista, portarono in breve tempo la popolazione a ribellarsi: i samoani costituirono una forza di resistenza, il Mau Movement, votato alla tutela della loro cultura e all’affermazione dell’indipendenza.
Leader del movimento viene ricordato il mercante Olaf Frederick Nelson. Il Movimento Mau rappresentò una chiave importante per il raggiungimento dell’indipendenza. I Mau avviarono una sistematica campagna di resistenza passiva all’amministrazione. I consigli distrettuali, i comitati di villaggio e i comitati per il benessere delle donne smisero di riunirsi. I villaggi ignorarono i funzionari in visita e i bambini furono ritirati dalle scuole pubbliche, alcune delle quali furono costrette a chiudere. Invece di pagare le tasse, i samoani raccolsero fondi per i Mau. Il 29 dicembre 1929 – che da allora in poi sarebbe stato conosciuto come il “Sabato Nero” – la polizia militare neozelandese aprì il fuoco su una manifestazione pacifica che si era radunata per dare il benvenuto ad un leader del movimento europeo di ritorno a Samoa dopo due anni di esilio.
Nel frattempo, con lo scoppio della guerra mondiale nel 1914, la Germania aveva avuto ben altri problemi da affrontare che non un movimento di resistenza di ribelli. Come parte dello sforzo bellico, la Gran Bretagna chiese alla Nuova Zelanda di prendere il controllo della stazione radio nelle Samoa Occidentali. Fu così che i neozelandesi ‘liberarono’ (ma di fatto, semplicemente sostituivano il controllo) le terre delle Samoa Occidentali. Questo avvicendamento di bandiere non significò nulla per il Mau Movement o per la maggioranza della popolazione locale, che continuò a mobilitarsi per l’indipendenza. Quest’ultima, ufficialmente richiesta alle Nazioni Unite nel 1961, fu approvata e concessa nel gennaio 1962.
Per quasi tutto il periodo successivo alla dichiarazione di indipendenza il partito di governo è stato lo Human Rights Protection Party (HRPP). Nonostante l’introduzione nel 1990 del suffragio universale, la vita politica continuò a essere fortemente condizionata dalle gerarchie tradizionali, alle quali rimasero legati gli stessi partiti. La nascita di un vasto movimento di opposizione sociale non impedì al Partito per la protezione dei diritti umani di uscire vittorioso dalle elezioni del 1996. Le elezioni politiche svoltesi nell’aprile 2021 hanno registrato un significativo mutamento, ponendo fine – grazie alla vittoria del partito Fast – alla leadership dell’HRPP, cui nel mese successivo è subentrata nella carica di premier F.N. Mata’afa.
Dall’indipendenza agli ultimi anni, lo sviluppo economico delle isole si è rivelato spaventosamente faticoso o addirittura nullo, ma il paese è rimasto politicamente stabile. Uno dei problemi più grandi da affrontare è quello del cambiamento climatico: negli ultimi trent’anni ‘Upolu e Savai’i sono state colpite da diversi devastanti cicloni tropicali. Inoltre, le Samoa, a causa dell’aumento del livello del mare, si troveranno a pagare il prezzo più alto per i cambiamenti climatici globali, ai quali tuttavia essi non contribuiscono quasi per nulla, considerando la limitatezza delle attività inquinanti che vi si svolgono, scomparendo poco a poco e causando gravi rischi per la popolazione locale.




