Alla ricerca di Cervantes
Il Don Chisciotte della Mancia di Cervantes è indubbiamente uno dei romanzi spagnoli che possiamo annoverare tra i capolavori del Siglo de Oro.
Classica lettura lasciata a metà libro dai non sognatori e dai poveri di spirito, amata dai sognatori e dagli uomini “giusti”, è ad oggi uno di quei libri immancabili sugli scaffali di ogni libreria degna di tal sostantivo.
Alberto Manguel nel suo Don Chisciotte e i suoi fantasmi, edito per Sellerio, ripercorre non tanto le tappe del romanzo quanto un interessante ed approfondita mappatura di tanti tasselli storicoculturali che ruotano intorno attorno ad esso.
Letto o no, Il Don Chisciotte è conosciuto, almeno per fama, a livello mondiale da tutti meno conosciuto invece risulta essere il suo autore, Miguel de Cervantes Saavedra o semplicemente Cervantes.
Manguel immerge il lettore nel contesto spagnolo aiutandolo inizialmente a capire la società di Cervantes, una Spagna orfana di due terzi della sua popolazione. Mancano infatti all’appello i mori e gli ebrei, cacciati dalla penisola nel 1492. Il cristiano “viejo” (quelli di vecchia generazione) trova nei “marranos” e nei “moriscos” i suoi nemici; la caccia ai possibili sospetti, ai non convertiti, rimasti in terra iberica è madre di un clima di perenne sfiducia e diffida verso il prossimo, verso il vicino, verso un altro essere umano considerato amico fino a poco tempo prima. La Toledo del 1139, quella di Alfonso VII, “Imperatore delle Tre Religioni”, quella del corteo formato da menestrelli ebrei, arabi e cristiani, logicamente il più importante centro di traduzioni della penisola, è solo un vago ricordo.
Manguel, non si ferma chiaramente all’analisi sociologica spagnola, dedica un intero capitolo ad un confronto non subito immediato nel suo collegamento, quello tra Cervantes e William Shakespeare.
Mentre il genio spagnolo vive il passaggio di una nazione composta inizialmente da radici religiose plurime e intrecciate ad una di identità cristiana pura, l’inglese assiste al cambio di regno, da Elisabetta I a quello di Giacomo Stuart, dalle ambizioni imperiali alle forti problematiche interne.
Entrambi gli scrittori furono esattori di imposte ed entrambi crearono opere geniali senza saperlo; Shakespeare ad esempio non riunì mai i suoi testi per il teatro e Cervantes rimase convinto che le sua fama sarebbe stata legata al Persile e Sigismonda o al Viaggio al Parnaso ma non al Don Chisciotte.
L’opposto tra le due figure è nella forma narrativa, l’inglese usa un barocco scrupoloso ed estremamente elegante accompagnato da metafore mentre lo spagnolo usa un tono disinvolto, l’importante è quello che racconta non come, un vero e proprio perfetto esercizio di improvvisazione.
Per gli amanti di Cervantes, l’opera di Manguel è un’opera complementare ed immancabile per godersi a pieno uno dei romanzi senza tempo quale il Don Chisciotte…fate spazio nella vostra libreria.




