Benedetto XVI: il precariato non fa crescere l’Italia

di Enrico Ferdinandi

La questione del precariato giovanile è uno dei problemi di più forte preoccupazione per il futuro del nostro paese. Quest’oggi anche Papa Benedetto XVI lo ha ricordato davanti a 220 vescovi italiani riuniti in Santa Maria Maggiore, in occasione del rosario per la celebrazione dei 150 anni dell’unità d’Italia, affermando che il lavoro poco stabile «compromette il futuro dei giovani e la serenità di un progetto di vita familiare con grave danno per uno sviluppo autentico e armonico della società».
Un problema quindi che si può ripercuotere non solo sulla sfera lavorativa ma anche su quella famigliare e sociale, per questo il Papa si dice favorevole «a quanti chiedono alla politica e al mondo imprenditoriale di compiere ogni sforzo per superare il diffuso precariato lavorativo».

Il discorso è stato tenuto davanti ai vescovi proprio per spronarli ed incoraggiarli a portare avanti iniziative che limitino la corruzione e la raccomandazione, per favorire eventi che promuovano invece opere di carattere culturale, sociale e caritativo, naturalmente attraverso la vasta rete di aggregazioni ed associazioni di cui dispone la chiesa.
Una chiesa quindi che inviata i giovani ad avvicinarsi alla cultura ma anche alla politica in modo costruttivo ed attivo, come ha ricordato anche il Cardinal Bagnasco che prima del rosario ha affermato che la Chiesa invita i cristiani «e in particolare i giovani che ne avvertano la vocazione a sperimentare quella esigente forma di carità che è l’impegno politico».
Altro aspetto che per Papa Benedetto XVI è fondamentale per risollevare la situazione è far recuperare al nord Italia quella cultura solidale, cristiana e cooperativistica che fu premessa dello sviluppo economico e di stimolare il sud «a mettere in circolo, a beneficio di tutti, le risorse e le qualità di cui dispone e quei tratti di accoglienza e di ospitalità che lo caratterizzano».
Il Papa ha proseguito invitando i cittadini a  continuare « a coltivare uno spirito di sincera e leale collaborazione con lo Stato, sapendo che tale relazione è benefica tanto per la Chiesa quanto per il Paese intero». «La vostra parola e la vostra azione – ha affermato il Pontefice – siano di incoraggiamento e di sprone per quanti sono chiamati a gestire la complessità che caratterizza il tempo presente. In una stagione, nella quale emerge con sempre maggior forza la richiesta di solidi riferimenti spirituali, sappiate porgere a tutti ciò che è peculiare dell’esperienza cristiana: la vittoria di Dio sul male e sulla morte, quale orizzonte che getta una luce di speranza sul presente».
Più volte negli ultimi mesi si è parlato di come il fenomeno del precariato e dello stagismo sia un grande problema che spesso porta i giovani a perdere di vista quei valori e quelle virtù che permetto la costruzione e la costituzione sana e stabile di una famiglia e di conseguenza di una società armonica e sincronica. Questo è un malessere che porta talvolta i giovani a far uso di droghe, alcol, portando alla depressione poiché si è pressati dalla costante rincorsa al guadagno, senza il quale non si ci sente facenti parti della società. Per questo motivo le parole del Papa dovrebbero esser prese come esempio da quanti svolgono un ruolo attivo nella vita politica del nostro paese.

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