Il viaggio del silenzio

di Federica Pacilio

La dura e atavica legge degli stereotipi ci porta spesso ad immaginare il sud come sede di delinquenza e regresso, i giovani come superficiali, inclini alle droghe e via discorrendo con le mille categorie di cui dispone il nostro bagaglio popolare.

Quello che accade da anni a Napoli, tutti i giorni, senza alcun freno, nulla ha a che vedere con “le voci del popolino”. E’ una storia come tante, una delle contraddizioni di una città senza più vergogna e che solo ora, in periodo elettorale, affiora sugli opuscoli del politico di turno romanzata e con tanto di promesse.
“Pullman dei drogati”, “il tratto dello scambio”,”la linea maledetta”, tanti i nomi con i quali la gente parla dell’R5, pullman che percorre la città partenopea  partendo da piazza Garibaldi, passando per Capodichino, per il Corso Secondigliano, per poi concludere la sua corsa nella piazza della stazione di Scampia. Nato dall’ANM, linea di trasporti urbani che nel ’95 sostituì l’ATAN, rimpiazza, inoltre, il 125 e il 137 che, partendo da piazza Garibaldi e piazza Dante, giungevano nelle zone più fatiscenti del quartiere, fermandosi in via Bakù, via Monte Rosa e via Ghisleri. E’ rimasto l’unico mezzo che va da piazza Garibaldi, a Scampia.
Probabilmente l’intenzione con la quale crearono questa linea, era quella di dare la possibilità agli abitanti della periferia nord di giungere al centro, offrendo loro un servizio alternativo ai bus provinciali. Purtroppo si è sistematicamente trasformato in un tragitto di transito dall’una all’altra sponda dell’immenso fiume di rifornimento anarcotico. La parte posteriore del pullman è infatti esclusa agli altri passeggeri, ” la zona calda”, dove, alla chiusura delle porte, all’attenuarsi dei rumori della strada, al mormorio del pendolari, ci si catapulta in una realtà parallela, triste e senza rimedio. La normalità si capovolge…è un inno all’ illegalità! Riecheggiano storie di pistole, di “guardie”, si parla “do’ carcere” , della droga e dei suoi morti, si chiedono notizie e si confermano voci. Tutto perde l’odore del quotidiano, del ritorno a casa dopo il lavoro, delle chiacchiere sulla scuola, sul ragazzo o la ragazza del cuore; tutto si sporca…è tutto marcio! L’R5 è un mezzo atipico, non per il fatto sia costantemente superaffollato (peculiarità di tutte le linee napoletane), ma per la costante presenza di tossici dallo sguardo spento o di altri volti loschi, incisi dalle cicatrici. E le teste, quelle che assecondano il movimento del pullman come snodabili, che finiscono contro lo schienale…i ragazzi dell’R5, che il pullman lo prendono più volte al giorno, alla ricerca di un’altra dose, che non hanno più nulla da perdere e si lasciano cullare dall’andamento del viaggio coi loro occhi chiusi.
I passeggeri costretti a salirci sostengono di non aver mai visto controllori.
Alcuni parlano dei compagni di viaggio come presenze discrete: “se ti fai gli affari tuoi, loro sono innocui”. E quando si giunge a Scampia, la realtà al contrario si arricchisce di nuovi particolari; compaiono acquirenti, contrabbandieri, uomini coi cappucci e il capo puntato verso il basso, i coprotagonisti di una dimensione ben più complessa, che si dirama tra i vicoli e i palazzi di una città che si trasforma, diventando senza storia e senza futuro. I giovani si rivendono i biglietti ai più miseri costi, per racimolare ancora qualche spiccio.
Un altro pullman è pronto…continua così il viaggio del silenzio!

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