Processo nuove Br: avvocato d’ufficio intimidito dal leader, rinuncia al mandato

“Ritengo che la mia incolumità psicofisica di difensore d’ufficio del signor Alfredo Davanzo, unitamente alla sua volontà di non avvalersi delle mie prestazioni professionali, siano valori di interesse superiore rispetto all’obbligatorietà della difesa d’ufficio” rinuncia così al suo mandato di difensore d’ufficio G.D. l’avvocato sorteggiato dalla Corte D’Assise per difendere Alfredo Davanzo, leader delle nuove Br che già in precedenza aveva rinunciato già al proprio difensore storico.

Gli 11 imputati al secondo processo d’Appello per le nuove Brigate Rosse, già condannati in primo grado a 150 anni, perdono ora anche il legale d’ufficio intimidita e impaurita dal leader e ideologo delle nuove Br. Oggi dunque il legale d’ufficio dopo la rinuncia scritta in un comunicato non sarà presente nell’aula dove è prevista la requisitoria del sostituto pg Laura Barbaini.

Il processo che si sta svolgendo in questo giorni è quello ordinato dalla Corte d’Assise per giudicare gli 11 imputati accusati di “aver  promosso o partecipato a una banda armata con finalità di terrorismo”. Secondo il pubblico ministero Ilda Boccassini quelloc he è stato definito il “Partito comunista politico militare” era responsabile dell’incendio alla sede milanese di Forza Italia nel 2003 e nel 2006 a quella  padovana di Forza Nuova. Inoltre la banda armata stava già progettando un nuovo colpo il ferimento del manager della Breda, Vito Schirone e un agguato al giuslavorista e senatore pd Pietro Ichino.

Nel nuovo processo iniziato una settimana fa i detenuti Davanzo e Vincenzo Sisi incarcerati da 5 anni, in un documento avevano rivendicato “la lotta armata come metodo”, revocando in seguito il mandato al loro storico avvocato di fiducia Giuseppe Pelazza allo scopo secondo loro di “affermare con ancor più chiarezza il rapporto con la giustizia borghese e le sue diatribe: non abbiamo nulla da cui difenderci né da giustificare”. La Corte allora aveva nominato due legali d’ufficio concendendo una settimana per studiare le carte, ma gli imputati dalle gabbia gridando avevano rifiutato i nuovi legali in seguito poi Davanzo, il teologo e leader delle Br, affermato minaccioso “In ogni caso ci saranno complicazioni”.

Una frase interpretata dal legale d’ufficio come un’esplicita minaccia alla sua persona “l’imputato delle br” fa notare il legale “ espressamente ha dichiarato di non accettare la rappresentanza da parte di alcun difensore, esternando intimidazioni nei confronti di chi avesse assunto l’incarico. Perciò non mi trovo nelle condizioni di sufficiente calma e tranquillità per portare a termine l’incarico in ragione delle attuali condizioni sociopolitiche e delle pregresse vicende di terrorismo nel nostro Paese”. Dopo la rinuncia al mandato l’avvocato d’ufficio dovrà essere sostituito, mentre se il 14 giugno, data per la sentenza, la situazione non sarà risolta, scadranno i termini di custodia  cautelare per la fase d’Appello.

Valentina Vanzini

22 maggio 2012

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