Norman Atlantic, il momento del bilancio. 11 vittime, 179 dispersi. Indagati il comandante e l’armatore

Norman Atlantic, il momento del bilancio. 11 vittime, 179 dispersi. Indagati il comandante e l’armatore

 Norman AtlanticBARI — Che sia giusto o meno, in questi giorni torna alla memoria una telefonata, da comandante a comandate. Una telefonata fatta di notte, l’ennesima. È l’1:46 di un sabato mattina, il 13 gennaio 2012, tre anni tra una manciata di giorni. I toni sono concitati, alterati. È buio, la nave sempre più inclinata. Il comandante in questione, come ben sappiamo, se n’è andato quasi per primo e non è più risalito. Non ha fatto il suo «dovere», annaspando nelle risposte davanti ad una tragedia che si stava compiendo, come fosse uno spettatore passato di lì per caso e ingiustamente coinvolto. Non è nemmeno necessario scrivere alcun nome perché indissolubilmente legato alle parole «abbandono della nave» nella mente comparirà il suo, come alla parola «iceberg» quella dell’affondamento del «Titanic». Stralci di dialogo che ora fanno impressione come non mai: «Ci sono persone intrappolate a bordo. Adesso lei va con la sua scialuppa sotto la prua della nave lato dritto. C’è una biscaggine, lei sale su quella biscaggine e vada a bordo della nave. Va a bordo e mi riporta quante persone ci sono. Le è chiaro? (…) Ascolti; c’è gente che sta scendendo dalla biscaggine di prua. Lei quella biscaggine la percorre in senso inverso, sale sulla nave e mi dice quante persone e che cosa hanno a bordo. Chiaro? Mi dice se ci sono bambini, donne o persone bisognose di assistenza. E mi dice il numero di ciascuna di queste categorie (…) Vada a bordo e coordini i soccorsi da bordo. Lei si rifiuta? (…) Lei vada a bordo, è un ordine. Lei non deve fare altre valutazioni. Lei ha dichiarato l’abbandono nave, adesso comando io. Lei vada a bordo! È chiaro! Non mi sente? Vada, mi chiami direttamente da bordo. Ci sta il mio aerosoccoritore lì, sta a prua. Avanti. Ci sono già dei cadaveri (…) Uno lo so, uno l’ho sentito. Me lo deve dire lei quanti ce ne sono, Cristo. (…) E che vuole tornare a casa? È buio e vuole tornare a casa? Salga sulla prua della nave tramite la biscaglia e mi dica cosa si può fare, quante persone ci sono e che bisogno hanno. Ora! (…) Lei è un’ora che mi sta dicendo questo. Adesso va a bordo, va a B-O-R-D-O!!! E mi viene subito a dire quante persone ci sono. (…) Vada, subito!». Ma così non è stato.

Gli eventi di questi giorni hanno purtroppo riportato l’attenzione su un’altra tragedia, quella della «Norman Atlantic», un traghetto in fiamme, con il mare mosso ed il vento forte a rendere difficoltoso ogni tipo di soccorso. Ma i soccorritori non si sono arresi, in uno scenario difficile da immaginare. Quattrocentoventisette le persone messe in salvo, con un bilancio al momento provvisorio di undici vittime, tra cui tre camionisti di Napoli. Un numero destinato a salire perché sono ancora molti i dispersi tuttora ricercati nella zona, centosettantanove mancano all’appello, chi in mare e chi forse cadavere sulla nave. Un numero «ballerino» dovuto a quanti viaggiavano clandestinamente, difficile da stabilire. Preoccupazione per Giuseppe Mancuso, altro camionista italiano, di cui «adesso è certo che sia tra i dispersi» perché quarantotto ore sono troppe senza sue notizie; era quasi vicino alla salvezza, pronto a salire su una scialuppa con altri passeggeri, poi più nulla, con il suo nome a mancare sia dalla lista delle persone sbarcate che da quella delle vittime. In quest’ultima lista compaiono anche i nomi di due soccorritori, marinai di un rimorchiatore albanese colpiti da un cavo che si è tranciato durante le manovre di aggancio. Soccorritori abbracciati e ringraziati, con «momenti di eroismo» perché «in condizioni proibitive si è impedito che l’incendio avanzasse inarrestabile: sarebbe stata un’ecatombe», parole del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Un’ecatombe risparmiata anche dal comandante del traghetto Argilio Giacomazzi che non ha «abbandonato la nave», continuando a fare il suo «dovere», e che «come tutti i comandanti seri è stato l’ultimo ad abbandonare la nave», come detto sempre dal Premier Renzi, con il suo «sto bene, state tranquilli, è finito tutto, tra poco torno a casa», dalla sua famiglia che «non vedeva l’ora di poterlo riabbracciare». Una vita difficile per chi va per mare, condivisa da chi resta a terra ad aspettarne il ritorno, moglie e figlia «che non sanno niente di cosa sta succedendo» ma hanno la certezza che «si è prodigato», perché «è nella sua natura: generoso, molto, votato al lavoro», quarant’anni per mare, e che non chiama finché non chiama lui, per non disturbarlo perché «quando va a lavorare, la sua testa è solo per il suo equipaggio, le persone che trasporta e la nave, i suoi uomini vengono prima di lui».

Ora è indagato, insieme all’armatore Carlo Visentini, per i reati di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose; un atto dovuto, cinque ore e mezzo di interrogatorio per rispondere a tutte le domande del magistrato e degli ufficiali della Capitaneria di Porto di Bari. E non importa se qualcuno si lamenta per allarmi partiti in ritardo o «momenti di debolezza»; errori umani di chi è rimasto anche «sotto pressione», una freddezza difficile da mantenere «quando hai la responsabilità di oltre quattrocento persone, con le fiamme che continuano a salire», perché «bisognerebbe trovarsi in quelle situazioni per capire in fondo cosa si prova».

Quello che poteva fare l’Uomo è stato fatto, adesso toccherà alla Giustizia fare il suo corso. La competenza territoriale è di Bari ma sono tre le Procure, anche Brindisi e Lecce, che in questo momento indagano su quanto avvenuto, con «la magistratura albanese e quella italiana in contatto per decidere in quale porto verrà rimorchiata» la Norman Atlantic, posta sotto sequestro; «una nave perfettamente efficiente, che rispondeva a tutti i requisiti», come detto dall’Ammiraglio della Guardia Costiera Nicola Carlone. Sono ancora molti i quesiti che attendono una risposta, mancanze e responsabilità da verificare e stabilire.

Paola Mattavelli
31 dicembre 2014

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook