Il furgone di Bossetti davanti alla palestra poco prima della scomparsa di Yara

Il furgone di Bossetti davanti alla palestra poco prima della scomparsa di Yara

 BossettiBREMBATE SOPRA — Un catarifrangente non di serie montato sul furgone Iveco Daily ha permesso il riconoscimento del mezzo di Massimo Bossetti nei pressi della palestra e il suo allontanamento subito dopo l’uscita di Yara Gambirasio. Queste le ultime risultanze investigative del RaCIS (Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche) a complicare ulteriormente la posizione di Bossetti. A certificare che quello ripreso fosse esattamente il furgone dell’imputato una serie di analisi tecnico scientifiche molto rigorose, oltre la consulenza di ingegneri Iveco.

Il furgone cassonato bianco viene ripreso più volte da varie telecamere (compresa quella del distributore Shell davanti al centro sportivo) il 26 novembre 2010 nell’ora precedente la scomparsa della ragazzina, non comparendo più nelle inquadrature dopo le 19:00, quando cioè di Yara si perdono le tracce, esattamente alle 18:47 orario in cui riceve un SMS da un’amica al quale non c’è mai stata risposta. «Passavo sempre di lì quando tornavo dal lavoro», aveva detto Bossetti agli inquirenti, ma gli stessi hanno verificato che quel pomeriggio il carpentiere non era dal cognato a lavorare. Già nel dicembre 2010 un testimone (sentito per due volte prima dell’arresto di Bossetti e risentito nei mesi scorsi) aveva confermato di aver visto alle 18:40/18:45, ora dell’uscita di Yara, un veicolo corrispondente a quello del muratore di Mapello svoltare ad elevata in via Morlotti, la via della palestra; il furgone proveniva da via Locatelli, una strada laterale che porta a casa della famiglia Gambirasio. Le telecamere di Brembate avevano inoltre ripreso nella stessa sera il veicolo girare per circa un’ora intorno all’abitazione di Yara, in via Rampinelli.

Stando a queste risultanze quindi Bossetti sarebbe stato fuori dalla palestra ad aspettare proprio la giovane Yara. Testimonianze di residenti e commercianti della zona, oltre al tracciato del telefono cellulare, hanno confermato che Bossetti fosse spesso nelle vicinanze di questo centro sportivo; secondo gli investigatori l’intento era di pedinare e controllare la ragazza prima di decidere di farla salire sul furgone e portarla nel campo di Chignolo d’Isola, dove verrà ritrovata tre mesi dopo. Bossetti aveva giustificato la sua presenza costante in quella zona, soprattutto nelle settimane antecedenti la sparizione, dicendo che «andavo da mio fratello e dal commercialista»; gli inquirenti hanno invece appurato che tutto ciò avveniva raramente.

Ora si attende la decisione della Cassazione in merito al ricorso dell’avvocato di Bossetti contro la decisione del tribunale del riesame di non concedere al suo assistito né i domiciliari né la scarcerazione. In seguito, appena le perizie saranno depositate ufficialmente, il PM potrà procedere richiedendo un giudizio immediato.

Paola Mattavelli
17 dicembre 2014

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