Mafia Capitale, Alemanno: ‘non ho mai conosciuto Carminati’

Mafia Capitale, Alemanno: ‘non ho mai conosciuto Carminati’

Rai - trasmisione porta a portaROMA – L’ex sindaco dell’Urbe, Gianni Alemanno, ha deciso di raccontare la sua verità nella trasmissione televisiva ‘Porta a Porta’. Le persone strettamente legate al presunto capo del sistema mafioso su cui indaga la Procura “sono persone che hanno avuto un percorso diverso e anzi antagonista rispetto al mio e a quello del MSI”, ha detto Alemanno ribadendo di non aver mai conosciuto Carminati “soprattutto in quella fase” della sua vita. “Sapevo che era un ex detenuto che aveva scontato la pena e anche un imprenditore”, ha dichiarato l’ex sindaco.

L’ipotesi di sciogliere il Comune di Roma e “di nominare un commissario oggi sarebbe necessaria, e la penso così già da prima di questa vicenda, non per infiltrazioni mafiose ma perché conviene a tutti per fermarsi un momento e riflettere” su “un’oggettiva debolezza della politica romana”.

In merito alla sua situazione patrimoniale, Alemanno ha detto: “sono uscito dall’esperienza di sindaco di Roma più povero di prima: ho dovuto vendere una casa e contrarre un mutuo perché il Pdl non mi ha aiutato nella campagna elettorale”. Alemanno ha inoltre ammesso che la sua fondazione ‘Nuova Italia’ ha ricevuto “complessivamente 75 mila euro, tutti dichiarati e tracciati, dal Consorzio di cooperative” guidato da Salvatore Buzzi, considerato dalla procura il ‘braccio economico’ del boss Massimo Carminati.

Elencando le spese della sua campagna elettorale per la tentata rielezione a sindaco, Alemanno ha riferito di aver speso 2 milioni di euro, di cui 1,5 di finanziamenti e 500mila euro di debiti personali”. L’ex primo cittadino ha precisato che “i contributi alla mia fondazione sono contributi per attività assolutamente lecite”.

In quanto a Salvatore Buzzi, il presunto contabile della cupola romana, Alemanno ha detto che “era il principale esponente della Lega delle cooperative a Roma, è stato cresciuto dalla sinistra e ha raggiunto il massimo di espansione con le giunte di sinistra”. Pur ammettendo “contatti quotidiani” tra i suoi stretti collaboratori e l’imprenditore, Alemanno ha sottolineato che “noi abbiamo tentato di ridimensionarlo un minimo”. La sua cooperativa ’29 giugno’ “gestisce un solo campo nomadi a Roma su 15 eaveva appalti da prima del nostro arrivo e bisognava solo decidere se ridimensionarli o meno”.

“Le scelte riguardo ai nomadi erano fatte dal commissario di governo, il prefetto di Roma, e quindi non esiste l’equazione per cui il piano nomadi sia stato gestito da un’organizzazione criminale”. Alemanno ha rivendicato di avere “una storia di lotta alla mafia e, quando ero sindaco, ho chiesto più volte ai vertici delle forze dell’ordine, al prefetto, al questore e alla Procura se ci fossero infiltrazioni mafiose in città: finche’ non e’ arrivato il procuratore Pignatone mi e’ sempre stato risposto che la mafia a Roma non esisteva” conclude Alemanno.

Davide Lazzini
4 dicembre 2014

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