Protesi killer: provocano infiammazione, meglio sostituirle

Marco Gallucci, docente di Chirurgia plastica parete toracica dell’Università di Firenze e Responsabile area chirurgica della SIES, la Società italiana di medicina e chirurgia estetica, ha quest’oggi cercato di fare il punto della situazione sulla questione “protesi killer” dando il suo parere da esperto nel campo.

Ieri vi avevamo detto che c’è molta incertezza nell’affermare o meno che le protesi prodotte dalla ditta francese Poly Implant Prothèse possano provocare tumore al seno. Gallucci ha affermato che difatti è: “Esclusa una maggiore incidenza di insorgenza del tumore al seno nelle pazienti portatrici delle protesi PIP. Due studi, uno inglese e uno più esteso francese, hanno dimostrato un’incidenza di rotture nelle donne portatrici di protesi PIP superiore alla media, e hanno anche rilevato che il silicone fuoriuscito dalle protesi è irritante per i tessuti e può creare uno stato infiammatorio nel seno interessato”.
Il chirurgo ha poi spiegato che: “Secondo gli esperti della SIES sarebbe opportuno rimuovere tali dispositivi dato che, in attesa degli studi conclusivi, è già stata dimostrata la loro capacità di generare situazioni infiammatorie a livello della ghiandola mammaria e dei linfonodi ascellari».
Per Gallucci quindi le protesi Pip: “Sono apparentemente come le altre. Il problema è che ci siamo accorti che si rompevano più facilmente. Da questo sono cominciati studi statistici e sperimentali sulle pazienti portatrici di questi impianti, così è stato possibile rilevare in queste protesi la presenza di alcune componenti non a norma: silicone di tipo industriale, mai testato per uso medico”. I due studi di cui prima parlava il medico: “hanno fortunatamente già escluso una maggiore incidenza di insorgenza del tumore al seno in queste pazienti, che anzi è risultata sensibilmente inferiore alla media generale. Nuovi studi sono stati comunque commissionati allo scopo di monitorare le pazienti e indagare i possibili effetti nel breve e lungo termine di queste sostanze”.
Dichiarazioni queste di Gallucci che servono a fare un punto della situazione più completo su quanto successo fin ora. Ricordiamo che in questi giorni gli ospedali stanno provvedendo al censimento delle donne che hanno effettuato questo tipo di intervento per capire quante italiane siano a rischio “indossando” protesi Pip, per ora si parla di circa 5.000, ma il numero è destinato a salire. Ricordiamo che in Francia si parla di 30.000 casi, e che almeno dieci donne che indossavano queste protesi, che poi si sono rotte, hanno poi avuto un tumore al seno. Resta come detto da compiere ulteriori studi per meglio comprendere quanto sta succedendo, sta di fatto che la rottura degli involucri mette a contatto con il nostro organismo sostanze, come ha affermato anche Gallucci, non testate, adatte alla produzione industriale e non a scopi chirurgici. Il consiglio che diamo è quindi, se avete effettuato un intervento di questo tipo, di contattare quanto prima il vostro chirurgo o la clinica dove avete eseguito l’intervento per dei controlli.

di Alessandra Cetronio

5 gennaio 2012

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