Aldrovandi: Patrizia Moretti, querelata da Maccari del Coisp

Aldrovandi: Patrizia Moretti, querelata da Maccari del Coisp

patrizia-moretti-madre-aldrovandiLa madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, commentando le dichiarazioni del Segretario Generale del Coisp Franco Maccari, dopo la notizia del sequestro conservativo di un quinto dello stipendio e dei beni mobili ed immobili, a copertura di 1 milione 870 mila, disposto dalla Procura della Corte dei conti di Bologna, contro i quattro agenti condannati in via definitiva per omicidio colposo a seguito della morte del loro figlio 18enne, ha affermato:
Penso che Maccari sia uno stalker. Non scendo a indagare le motivazioni dei suoi assurdi comportamenti. Penso sia un vero torturatore morale, che non ha mai avuto scrupoli nei confronti della mia famiglia. Lo diceva anche Heidi Giuliani, perseguitata da giudizi feroci sulla simbolica “piazza Carlo Giuliani”. È uno stalker nato. Com’è possibile che una persona così rappresenti qualcuno di onesto? Forse rappresenta le persone come lui”.

federico_aldrovandiLa signora Moretti, precedentemente, nell’apprendere della sentenza in suo favore, in una intervista aveva affermato: “Finalmente si è arrivati al completamento della giustizia per la morte di mio figlio”.
A questa affermazione il Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, aveva replicato: “La famiglia Aldrovandi cerca solo vendetta. Ha già ricevuto 2 milioni di euro, che non bastano certamente a ripagare la perdita di un figlio, ma bastano a imporre di smetterla di pretendere la lapidazione di quattro persone condannate per mera colpa, usando argomenti che nulla hanno a che fare con la giustizia.”

Maccari, però questa volta non ci sta a questo commento al vetriolo e ha deciso di reagire querelando la signora Moretti, rompendo così il suo proposito di non attivare mai azioni contro la donna.

Maccari, inoltre, spiega che ben comprendeva il dolore di una madre facesse spesso da propulsore per “dichiarazioni pesanti, ripetute gravissime offese, continue strumentalizzazioni di ogni nostro gesto e l’atteggiamento altamente aggressivo ed intimidatorio che ha sempre tenuto verso un’Organizzazione Sindacale che ha sempre correttamente svolto la propria attività…

Ma adesso, ribadisce Maccari, è davvero troppo, perché “il rancore, il livore, le offese, le asserzioni fasulle e le continue denigrazioni sono rivolte, di riflesso, alle migliaia di Poliziotti che questo Sindacato ha l’onore di rappresentare, ed io non farei seriamente il mio dovere se lasciassi aleggiare sulle loro teste l’ombra del dubbio che si tratti di persone senza onore, o se consentissi a chiunque di zittire me e quindi il Coisp quando si dibatte di questioni che attengono alla vita ed al lavoro dei colleghi”. Concludendo “Si continua a sorvolare sul dato fondamentale, e non certamente un dettaglio, che i colleghi di cui qualcuno vorrebbe la disintegrazione sono stati condannati per colpa, e non altro. E certamente non è fuori luogo che siamo proprio noi a lamentare che si chieda loro di assumersi l’onere economico di una conseguenza non voluta, perché è impossibile svolgere questo lavoro in tali condizioni”.

Ora sarà la magistratura è chiamata a fare chiarezza in questa delicata vicenda, che vede da un lato il dolore di una madre, dall’altro lo zelo di un rappresentante sindacale, che ha il dovere derivante dalla sua posizione di difendere i suoi iscritti in ogni sede e con qualsiasi mezzo lecito.

Sebastiano Di Mauro
5 luglio 2014

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