Infiltrazione della ‘ndrangeta nella Tav: Venti arresti e sequestri per 15 milioni di euro

Infiltrazione della ‘ndrangeta nella Tav: Venti arresti e sequestri per 15 milioni di euro

Carabinieri: presentazione logo bicentenario dell'armaIeri il reparto dei ROS di Torino ha proceduto all’arresto di 20 persone, nel capoluogo piemontese, ma anche a Novara, Milano, Savona, Genova e Catanzaro. I militari dell’Arma hanno anche proceduto al sequestro di società, case, yacht e conti correnti per un totale di oltre 15 milioni di euro.

Questo è l’effetto dell’influenza della ‘ndrangheta negli appalti piemontesi, perchè la malavita calabrese non si è lasciata sfuggire la possibilità di allungare i suoi tentacoli nei lavori della TAV Torino-Lione, tanto che da anni tentava di accaparrarsi, con l’aiuto di imprenditori e di qualche pubblico ufficiale infedele, appalti e commesse da centinaia di migliaia di euro.

Dalla risultanze delle indagini è emerso che l’associazione a delinquere si sarebbe appoggiata sulle ‘ndrine del torinese, ma strettamente legata alla cupola calabrese e l’uomo che faceva da tramite tra nord e sud era Angelo Greco, che dal giugno del 2013 si era trasferito a Venaria Reale.

Così con la complicità di alcuni imprenditori, legati a Greco, la ndrangheta affondava le mani sull’appetitosa offerta riguardante il trasporto dei materiali che passavano nel cantiere di Chiomonte. Tra gli imprenditori anche Giovanni Toro, titolare della Toro SRL, che avava acquistato una cava in una zona strategica della Val di Susa, tra i comuni di Chiusa di San Michele e Sant’Ambrogio. La cava serviva sia a permettere alle ‘ndrine di mettere le mani sugli appalti dell’alta velocità, che fungere da luogo di smercio e di scambio di rifiuti altamente inquinanti. Uno degli indagati di questa attività illecita, è risultato l’imprenditore valsusino Ferdinando Lazzaro, che avrebbe chiesto a Toro di poter nascondere tonnellate di rifiuti.

Ma anche la Toro aveva avviato affari più redditizi per la sua azienda, che era riuscita ad accaparrarsi la ristrutturazione di alcune gallerie sull’autostrada Torino-Bardonecchia, la pulizia e lo sgombero neve della A32 e dell’aeroporto di Caselle, oltre che alcuni lavori minori connessi alla costruzione della ferrovia ad alta velocità.

Le indagini sono nate proprio dal sospetto degli investigatori dei Ros per una iper attività della Toro, guidata da Greco e, dopo gli opportuni riscontri, hanno portato l’imprenditore alla misura cautelare dell’arresto con la gravissima accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

A questo risultato si è giunti, dopo un lungo lavoro di pazienti indagini delle forze dell’ordine, guidate dalla procura torinese, durate tre anni, che ha permesso di scoperchiare le connivenze tra imprese locali e ‘ndrine, grazie anche alla collaborazione con i pentiti.

La rete scoperta dagli investigatori era altamente ramificata e nella sue maglie son stati trovati anche alcuni uomini della polizia, veri e propri infiltrati ‘ndranghetisti, tra cui un ispettore della polizia municipale di Torino, in servizio nell’ufficio GIP del tribunale di Torino, che forniva informazioni sullo stato delle indagini. Nel libro paga delle cosche è stato trovato anche un investigatore privato, che attraverso alcuni carabinieri infedeli riusciva per ottenere informazioni riservate.

Sebastiano Di Mauro
2 luglio 2014

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