Palermo: bimbo di 18 mesi in rianimazione per overdose

Ieri, all’ospedale pediatrico G. Di Cristina di Palermo, un bambino di 18 mesi è stato ricoverato d’urgenza e trasportato nel reparto rianimazione per evidenti problemi respiratori, la diagnosi shock: overdose. Secondo le ultime ricostruzioni il bimbo avrebbe trovato della cocaina incustodita nella propria abitazione e l’avrebbe ingerita. A correre in ospedale sono stati la madre venticinquenne e il suo convivente, tossicodipendenti e genitori di altri due bambini.

Dopo gli accertamenti e le analisi di rito, una volta riscontrata una dose eccessiva di cocaina nelle urine del piccolo, la giovane madre, al cospetto di medici increduli, avrebbe tentato di negare di fare uso di stupefacenti; in un secondo momento avrebbe addotto come spiegazione, ma inutilmente, il pl’allattamento fino al quarto mese che giustificherebbe le dosi massicce di droga che hanno determinato l’intossicazione del figlio.
Le dichiarazioni della ragazza non si sono dimostrate convincenti per la Procura di Palermo e la sua posizione si è velocemente aggravata in quanto sul bambino sono stati rilevati anche ematomi, bruciature e altri segni che fanno pensare a ripetuti maltrattamenti. L’ipotesi è stata avvalorata dalla testimonianza del convivente il quale ha dichiarato di aver visto più volte atteggiamenti aggressivi e violenti della donna nei confronti dei figli. Per il momento il pm Carlo Marzella sembra dare credito a questa versione, ha infatti disposto per la donna il fermo per maltrattamenti aggravati. Per quanto riguarda il convivente, colpevole di aver lasciato incustodite sostanze pericolose in presenza dei bambini, la sua posizione attualmente è quella di indagato per lesioni colpose e cessione di droga.
Le indagini faranno il loro corso e decreteranno i responsabili di questa vicenda assurda nella sua drammaticità. Ciò che è certo è che si tratta di una storia di assoluto degrado in cui a farne le spese sono stati i più indifesi, i bambini, non solo, probabilmente, maltrattati ma anche usati come scudo; madre e compagno hanno infatti inizialmente cercato di addossare all’altro figlio la colpa dei segni di violenza sul corpo del bambino che versa ancora in gravissime condizioni.
Per il momento nessuna dichiarazione dalla famiglia dei due indagati, solo un cugino del ragazzo avrebbe parlato di “genitori imprudenti”. Dopo aver accompagnato i due al pronto soccorso l’uomo se ne sarebbe andato per paura di essere coinvolto nella vicenda; non esclude comportamenti imprudenti dei due legati al consumo irresponsabile di droga ma esclude la possibilità che il bambino sia stato picchiato o fatto oggetto di maltrattamenti.

4 dicembre 2011

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