Sempre più densi i timori su Expo 2015. Luci ed ombre di una nuova tangentopoli

Sempre più densi i timori su Expo 2015. Luci ed ombre di una nuova tangentopoli

nuova-tangentopoli-expo2015Dopo la notizia dei sette arresti di due giorni fa, si susseguono le ipotesi, i timori per il futuro della grande manifestazione mondiale attesa come la grande occasione per L’Italia e per una svolta nella sua economia.
Ma proprio perchè così vasta, non poteva certo sfuggire agli occhi dei faccendieri che si sono dati gran da fare per assicurarsi fette piccole o grosse della grande torta. Non erano certo mancati i dubbi neanche a chi per mestiere indaga, ma finora le inchieste della magistratura milanese erano arrivate solo alle porte di Expo.
Lo scorso marzo le indagini avevano portato all’ arresto di Antonio Rognoni, un potente manager di Infrastrutture Lombarde, e ancor di più le antenne si erano alzate sospettando possibili interventi illeciti sull’assegnazione di alcune consulenze legali.
Ora manca meno di un anno all’Esposizione universale di Milano e i dubbi, alla luce degli ultimi arresti si sono moltiplicati e sono tanti gli scenari possibili che potrebbero aprirsi. I reati contestati vanno da associazione per delinquere a corruzione, turbativa d’asta, rivelazione e utilizzazione del segreto d’ufficio.
Dunque il più grande dubbio, in questo percorso già denso di difficoltà, che aveva fatto accumulare spaventosi ritardi, è: si farà in tempo?
Le indagini che si stanno sviluppando porteranno a scoprire una nuova Tangentopoli? Forse ancora e presto per dirlo, ma lo spettro che si aggira all’ombra del grande evento lombardo fa veramente paura, sia ai politici locali, che allo stato centrale perchè il rischio che tutte le grandi aspettative sfumino diventa sempre più reale.
Eppure più passano i giorni è più sembra di tornare indietro nel tempo e leggere un copione già conosciuto, ancorpiù se si pensa che a finire in manette vi sono il direttore della pianificazione acquisti di Expo, Angelo Paris, e diversi personaggi, che già erano implicati, a vario titolo in Mani Pulite, come l’ex segretario regionale della Dc lombarda e parlamentare di Forza Italia Gianstefano Frigerio, ma anche l’esponente del Pci Primo Greganti, l’imprenditore Enrico Maltauro. Poi anche l’intermediario genovese Sergio Catozzo, l’ex senatore del Pdl Luigi Grillo, già coinvolto in anche in altre numerose inchieste, tra cui quella sulla Banca Popolare di Lodi, dove venne assolto in appello). E non è tutto, perchè agli arresti domiciliari è finito pure Antonio Rognoni, direttore generale di Infrastrutture Lombarde, personaggio arrestato circa due mesi fa per presunte irregolarità negli appalti delle opere pubbliche.

Quindi una vera organizzazione, che non si ferma davanti a nulla, forse perchè poteva contare su contatti eccellenti. Agli atti processuali ora risultano telefonate con Silvio Berlusconi, Cesare Previti e Gianni Letta, ma nessuno di loro è indagato al momento.
Devono essere state ben alte le garanzie offerte dall’organizzazione, se si è creata un’infiltrazione così profonda nelle aziende ospedaliere, cooperative e ogni altro anello della grande macchina unto dal grasso dell’avidità di un facile guadagno.
Si ha l’impressione che nelle prossime settimane avremo delle grosse sorprese, che ci chiariranno ancor di più le strategie usate avvalendosi degli appoggi dei partiti tanto di destra che di sinistra, per un vero equilibrio bipartisan.
La “cupola” – spiega il pm Claudio Gittardi – prometteva “avanzamenti di carriera” grazie a “protezioni politiche” a manager e pubblici ufficiali. Paris, in un’intercettazione telefonica agli atti dice: “Io vi do tutti gli appalti che volete se favorite la mia carriera”. Il “compagno G” invece, secondo gli inquirenti “copriva e proteggeva le cooperative”. Molto forte dunque il collante tra Greganti e Frigerio, tantio da riuscire a “proteggeva le imprese riconducibili a tutti gli schieramenti politici”.
L’ex pm di Mani Pulite, oggi consigliere Rai, Gherardo Colombo dice dopo più di vent’anni questi arresti mi lasciano allibito”. E aggiunge: “Sembra proprio che la corruzione in questo Paese non finisca mai. Certo, la magistratura dovrà accertare quelli che al momento sono solo ipotesi di reato”. Ipotesi che però, se confermate, danno un brutto polso dello stato di salute di questo Paese.
Diverse intanto le smentite che arrivano dai politici di cui si è evocato il nome nell’ambito delle intercettazioni. Si dice siano tutte illazioni e millanterie per far cadere nella rete gli imprenditori coinvolti e che erano titubanti a spingersi oltre.
Possono quindi essere diverse le chiavi di lettura e solo dopo gli interrogatori di garanzia, se si troverà collaborazione, possono fornire spunti d’indagine per scabrosi risvolti.

Sebastiano Di Mauro
10 maggio 2014

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