Mada Kabobo incapace di intendere e volere. I famigliari: “la peggiore delle picconate”

Mada Kabobo incapace di intendere e volere. I famigliari: “la peggiore delle picconate”

KaboboIncapace di intendere e volere”, è questa la conclusione a cui sono giunti gli esperti nominati dalla Procura del tribunale di Milano sulla strage di Niguarda, in cui hanno trovati la morte tre persone colpevoli di essersi trovati al posto sbagliato, nel momento sbagliato.
Kabobo non sa rispondere neanche ad una semplice domanda, è  incapace di relazionarsi con chiunque e non parla una lingua comprensibile. Si esprime in una forma di dialetto ghanese sconosciuta e forse in parte inesistente, perchè forse usa termini coniati da lui stesso.
Così a tutte le domande che gli vengono poste, non risponde, non parla, ma guarda nel vuoto e dice frasi sconnesse, biascica strane formule nella sua incomprensibile lingua.
L’osservazione di Mada Kabobo era iniziata il 6 giugno, per tentare di  capire l’input che nella sua testa  aveva provocato il folle gesto, ora gli psichiatri confermano: “Mada Kabobo e incapace di intendere e di volere”.
Una conclusione, a cui gli psichiatri della Procura sono giunti, dopo gli inutili tentativi di far luce nella personalità, distorta e impenetrabile di un uomo di 31 anni. Le uniche parole che ripete da sempre in questi due mesi a chiunque lo interroghi, che sia la polizia, i magistrati, gli avvocati  oppure i medici,  le sue parole sono le stesse pronunciate al momento dell’arresto dell’11 maggio: “Sento le voci, voci cattive” e poi basta.
In quella maledetta mattina Mada Kabobo aveva massacrato a colpi di piccone tre uomini: Alessandro Carolè, 40 anni, Ermanno Masini, 64 anni, Daniele Carella, 20 anni. Il primo morì sul sul colpo e gli altri due a distanza di pochi giorni. Ma il bilancio di quella mattina di maggio, oltre ai tre morti segna anche due feriti, che ancora portano i segni sulla loro pelle e  dentro l’anima.
Adesso, sulla base degli esiti della perizia psichiatrica, la possibilità che a quest’uomo vada una punizione esemplare, come più volte invocata dai parenti delle vittime, sono veramente molto ridotte.
Così per Kabobo, se verrà definitivamente accertato che, al momento della strage, la sua condizione era così inconsapevole e alienate, potrebbe addirittura non  rispondere mai delle accuse pesantissime che pendono su di lui per il triplice omicidio volontario e lesioni volontarie, quindi non presenziare al processo, ma essere invece affidato ad un ospedale psichiatrico giudiziario, senza nemmeno entrare mai  in un’aula di giustizia.
Un dubbio però nasce  vedendo le immagini delle telecamere di sorveglianza che ripresero alcune fasi della strage  in via Adriatico per Masini, in piazza Belloveso per Carolè e via Monte Rotondo per Carella.
Da quelle immagini non sembra che il Mada Kabobo abbia i tratti del folle, così come inteso nel  senso comune del termine, bensì appare determinato a portare a termine il suo disegno di morte. Non sembra affatto un uomo disperato, ma perfino tranquillo e, perchè no anche consapevole, dal momento  che quando si accorge di essere braccato dalla polizia cerca di sbarazzarsi del suo piccone.
Saranno state sempre le  “voci cattive” a suggerire a Kabobo che era giunto il momento di disfarsi dell’arma del delitto o lo decise lui, consapevolmente di fermarsi per sfuggire all’arresto, che sarebbe potuto continuare se non fosse stato fermato?
Andrea, il figlio di Ermanno Masini, una delle vittime, commentando la notizia dice: “Rivivere quel senso di dolore così profondo, rivedermi davanti agli occhi le immagini terribili di quel giorno, è già molto difficile, pensare che Kabobo, l’assassino di mio padre, è incapace di intendere e volere e quindi potrebbe evitare il processo e magari potrebbe essere fuori presto è un’altra pugnalata, la più dolorosa”.
E ancora una volta giustizia non sarà fatta!

Sebastiano Di Mauro
27 luglio 2013

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