Riaperta l’inchiesta sul ritrovamento del corpo di Aldo Moro: Cossiga sul posto prima delle telefonata ufficiale delle Br

Riaperta l’inchiesta sul ritrovamento del corpo di Aldo Moro: Cossiga sul posto prima delle telefonata ufficiale delle Br

ritrovamentoDiAldoMoroIl delitto Moro fa parlare ancora e a distanza di 35 anni arrivano delle nuove rivelazioni che riaccendono il dibattito sulla vicenda.
Questa nuova “verità”  arriva attraverso le dichiarazioni scritte nel libro di Vitantonio Raso dal titolo “La bomba Umana”, che racconta del  ritrovamento del corpo di Aldo Moro  la mattina del 9 maggio 1979 in via Caetani a Roma.
Questa versione fornita dalla persona, che all’epoca dei fatti era un giovane antisabotatore  arrivato per primo in Via Caetani, ci permette di valutare nuovi elementi che sollevano una serie di dubbi.
Raso affema che la sua opera fu richiesta prima delle 11 di quel 9 maggio e che lui arrivò davanti alla R4 amaranto poco dopo. Intorno allo stesso orario Francesco Cossiga, allora ministro dell’Interno, sarebbe giunto  in via Caetani e non come è sempre stato detto dopo le 14.
Se ciò fosse vero la notizia è rilevante perchè la famosa telefonata delle Br,  che avvisava del ritrovamento del corpo dello statista chiuso nel bagagliaio della macchina è delle 12.13, pertanto più di un’ora dopo l’intervento di Raso.
Da questa ricostruzione Francesco Cossiga e un certo numero di alti funzionari, si recarono sul posto, per identificare il cadavere, molto tempo prima delle riprese ufficiali che furono girate intorno alle 14 per informare gli italiani.
Sembra quindi che Cossiga andò due volte in via Caetani e la R4 venne aperta più volte,  come testimoniano le foto a corredo di questa inchiesta.
Nelle sue dichiarazioni Raso precisa che quando avvisò Cossiga del ritrovamento del cadavere di Moro, non fu manifestata alcuna sorpresa, ed ebbe la sensazione  che lui e gli altri, vicini a lui, fossero già a conoscenza di tutto.
Per meglio far capire le sue sensazioni Raso precisa che  “Ricordo bene che il sangue sulle ferite di Moro era fresco. Più fresco di quello che vidi sui corpi in Via Fani, dove giunsi mezz’ora dopo la sparatoria”.
Quindi le cose di quel 9 di maggio non andarono come finora si è raccontato.  Se la telefonata delle Br venne effettuata alle 12.13, ma l’intevento degli antisabotatori fu delle ore 11 a  cosa è servito, se non ad una messa in scena da far riprendere alla stampa?
Raso dice di aver sentito il bisogno di svuotarsi di questo peso con cui ha convissuto tutti questi anni, sperando che le sue parole possano servire a fare un luce sulla vicenda, che ancora ha tante ombre, precisando che non venne mai interrogato dai magistrati.
Tra i politici dell’epoca, quali Macaluso, Formica, Signorile,  c’è tanta pèrplessita e si chiedono “perché queste cose vengono tirate fuori quando Cossiga è morto?  Rino Formica, si spinge più in là e dice: “Non vedo la ragione che avrebbe indotto ad aver occultato un mistero o un segreto che nulla toglie e nulla aggiunge al caso. Mi sembra, piuttosto, più una notizia che ha un contenuto e un interesse commerciale, appunto quello di vendere un libro”.
Quale sia la verità è ancora un mistero e proprio per far luce è stata avviata una nuova istruttoria da parte del pm della Procura di Roma Luca Palamara, magistrato che segue le inchieste sul terrorismo. Il fascicolo aperto per ora è senza ipotesi di reato e senza indagati, così come un’altro fascicolo aperto nei giorni scorsi dallo stesso magistrato, dopo l’esposto dell’ex giudice istruttore Ferdinando Imposimato,  anche questo con la dicitura ‘atti relativi a’, sempre per chiarire i dubbi non solo dell’orario del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, ma di tanti altri punti oscuri.
Imposimato pensa che il sacrificio del presidente della Dc, fu una scelta voluta dai vertici del suo partito alla scopo di stabilizzare la situazione italiana. Secondo tale ipotesi nell’esposto si affema che “le forze dell’ordine conoscevano sin dal primo momento il nascondiglio in cui era stato imprigionato Moro ma non vollero intervenire”.

E’ probabile che da questa inchiesta possano chiarisi altri dubbi sulla vicenda, come  ad esempio il perchè, durante la perquisizione dell’intero palazzo dove si pensava fosse tenuto prigioniero Moro, ci si fermò davanti ad una porta chiusa di un appartamento al 4° piano di Via Montalcini, 8, che solo più avanti si scopri essere il luogo della prigione dello statista. Anche in quel caso chi ebbe interesse a non aprire quella porta?

Sebastiano Di Mauro
30 giugno 2013

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