Droga: Operazione Nickname in Sicilia. 40 gli arresti, tra cui 5 minorenni

Droga: Operazione Nickname in Sicilia. 40 gli arresti, tra cui 5 minorenni

operazione nicknameSono circa 40 le persone arrestate, tra cui  5 minorenni,  nell’ambito dell’operazione antidroga “Nickname”, le cui indagini avevano avuto inizio, già nel 2011,  condotta dalla Squadra mobile di Enna e coordinata dalla Dda di Caltanissetta.
I reati contestati nelle 38 ordinanze di custodia cautelare, sono  associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Per qualcuno è stato contestato anche un episodio di estorsione, praticato col c.d. metodo del “cavallo di ritorno”.
L’ordinanza della procura prevede la custodia in carcere per 26 degli indagati e gli arresti domiciliari per altri 7, mentre per i 5 minorenni sono scattate quattro ordinanze di custodia in carcere ed una agli arresti domiciliari. Alcuni però sono tuttora latitanti all’estero.
L’organizzazione a cui ha posto fine l’operazione della Polizia, gestiva un vasto traffico di droga nelle province di Enna, Caltanissetta Palermo e Catania. In particolare i paesi interessati sono Agira, Leonforte, Nissoria, Assoro e Gagliano.
Nel corso dell’operazione sono stati eseguiti diverse perquisizione ed effettuati tanti i sequestri di marijuana e di cocaina. E’ stata anche sequestrata una Bmw X6 utilizzata per il trasporto di cocaina da Catania ad Agira, così come  una cinquanta  di persone sono state segnalate alla prefettura come consumatori di droga.
Una delle due organizzazioni criminali sarebbe stata guidata da Massimiliano Scaminaci, di Agira, cugino di Antonino Scaminaci, che è considerato il referente di Cosa Nostra nella cittadina ennese per i traffico di cocaina.
L’altra organizzazione aveva al vertice i fratelli Pietro e Giuseppe Cuccia,  anche loro di Agira, che insieme ai figli di Rosario Cuccia, che sta dove sta scontando una condanna a 13 anni per traffico internazionale di droga a Palermo, gestivano il traffico di  marijuana e hashish.
Come reso noto dagli inquirenti, i fratelli Cuccia  avevano a disposizione una rete di collaboratori e pusher che si occupavano di spacciare ad Agira, Assoro, Nissoria e Leonforte.
Durante le intercettazioni è emerso che gli indagati spesso usavano termini convenzionali per indicare gli stupefacenti e le loro contropartite in denaro: parlavano telefonicamente di “carne di cavallo”, “felpe”, “magliette”, “olio”, “vino”, oppure utilizzavano l’espressione “un treno di gomme con la scritta verde”, per indicare la marijuana, da distinguere dal “bianco” della cocaina.

Sebastiano Di Mauro
18 giugno 2013

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