La fumata bianca: il simbolo dell’elezione papale
“La pace sia con tutti voi!” sono state queste le prime parole del cardinale Robert Francis Prevost, ora Papa Leone XIV, il 267° Papa della storia della Chiesa e il primo Pontefice nordamericano eletto nella giornata di ieri, alle 18.08, quando il mondo ha potuto scorgere la fumata bianca dal comignolo a San Pietro che simboleggiava ineguagliabilmente che la Chiesa Cattolica aveva il suo nuovo Pastore.
Ogni volta che la Chiesa cattolica si prepara a eleggere un nuovo Papa, l’attenzione del mondo si concentra su un particolare simbolo visivo; la fumata che esce dal comignolo della Cappella Sistina. Questa tradizione, oggi profondamente radicata, è relativamente recente rispetto la lunga tradizione dell’elezione papale; tuttavia, ha finito per assumere un grande valore simbolico al pari della procedura di completo isolamento dei cardinali elettori.
La fumata bianca o nera: le origini del simbolo
L’origine della pratica delle fumate colorate risale al conclave del 1878, quando venne eletto Papa Leone XIII, tuttavia, è con il conclave del 1903, che elesse Papa Pio X, che la “fumata dal comignolo” è divenuta un vero e proprio segnale formale con il quale la Chiesa annunciava ai suoi fedeli l’avvenuta elezione del Pontefice. Il rituale durante questi secoli si è evoluto nel tempo fino a diventare parte integrante della liturgia del conclave moderno e mezzo di comunicazione tra la Chiesa, raccolta in sé stessa, e la sua comunità universale di fedeli.
Da tradizione, la fumata dal comignolo, a seconda dell’esito della votazione può essere:
- Fumata nera: indica che il voto non ha prodotto un risultato valido, nessun candidato ha raggiunto i due terzi dei voti.
- Fumata bianca: segnala che un Papa è stato eletto.
La fumata si ottiene bruciando le schede dei cardinali elettori. Fino al 2005, il colore era ottenuto aggiungendo o meno materiali chimici alla combustione. Tuttavia, a causa di frequenti confusioni, talvolta la fumata appariva grigiastra, tuttavia, oggi, per ovviare a tale confusione si usano cartucce elettroniche che producono una fumata chiaramente nera o bianca, accompagnata dal suono delle campane di San Pietro nel caso dell’elezione.
Gli orari stabiliti per le fumate sono stati comunicati ufficialmente dal direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, comunicando che si potranno attendere le fumate del Conclave in tarda mattinata, dopo le 10:30 e dopo le 12:00, e nel pomeriggio intorno alle 17:30 e alle 19:00. Tuttavia, Bruni ha sottolineato che le fumate intermedie, ovvero quelle che potrebbero verificarsi dopo le 10:30 al mattino o dopo le 17:30 nel pomeriggio, potranno verificarsi solo nel caso in cui venga eletto il nuovo Pontefice, quindi esclusivamente in presenza di una fumata bianca.
Il conclave: un processo secolare
La parola conclave deriva dal latino cum clave, “con la chiave”, e fa riferimento all’usanza medievale di rinchiudere i cardinali in un luogo isolato fino alla scelta del nuovo Papa. Questa pratica fu formalizzata nel 1274 durante il Concilio di Lione II, dopo il lungo conclave di Viterbo che durò quasi tre anni. Per forzare una decisione, la popolazione locale arrivò a togliere il tetto al palazzo e a razionare il cibo ai cardinali.
Col tempo, il conclave è diventato un evento altamente ritualizzato, oggi si svolge nella Cappella Sistina e solo i cardinali elettori, ovvero i cardinali sotto gli 80 anni, sono chiamati a votare. Il quorum richiesto per l’elezione del Pontefice è dei due terzi dei voti totali del Conclave, e ogni giorno possono tenersi fino a quattro votazioni, dove dopo ogni scrutinio si bruciano le schede della votazione per produrre la fumata.
Con l’apertura del Conclave il 7 maggio, pertanto, si è aperta una tradizione secolare che è stata impreziosita di momenti unici e di snodi fondamentali di cambiamento della Chiesa Cattolica, come ad esempio il Conclave del 1978 che portò all’elezione di Giovanni Paolo II, il primo Papa non italiano dopo oltre 450 anni; oppure l’ultimo Conclave del 2013 che elesse Papa Francesco, il primo pontefice gesuita, sudamericano e con un Papa emerito; Benedetto XVI, ancora in vita.
Il simbolismo della fumata: la rinascita come l’araba fenice della Chiesa sotto un nuovo Pontefice
Le fumate del conclave, infine, da semplici segnali di fumo, sono diventate il simbolo di attesa e rinnovamento spirituale e politico della Chiesa Cattolica e dei suoi milioni di fedeli. Dietro quei brevi sbuffi che escono dal comignolo della Cappella Sistina, pertanto, si cela una tradizione millenaria fatta di storia, fede, e politica. Un rito che, pur evolvendosi, continua a parlare con il linguaggio solenne del mistero, della speranza e della rinascita della Chiesa.




