IL PRIGIONIERO COREANO | Il cinema politico di Kim Ki-duk

IL PRIGIONIERO COREANO | Il cinema politico di Kim Ki-duk

Passato già alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2016, Il prigioniero coreano si appresta ad arrivare finalmente nelle sale italiane. Il maestro Kim Ki-duk dirige un dramma politico forte, il grido lancinante di un popolo diviso in due da più di settant’anni e che non vede riappacificazione all’orizzonte. Un’aspra critica ai governi di entrambi i paesi, che si attaccano per difendere la propria idea di libertà ma che ottengono come risultato solo la sconfitta del singolo individuo, abbandonato alle sue quotidiane sofferenze.

Il pescatore nordcoreano Nam Chul-wook, come ogni mattina, si reca alla sua imbarcazione per mettersi in acqua e svolgere il proprio lavoro. Quella mattina però la corrente è forte e spinge verso Sud: la sentinella lo aveva avvertito e la cosa più importante per un cittadino del Nord è fare attenzione a non varcare il confine. Ma in un attimo, la vita di Nam verrà stravolta per sempre da un banale imprevisto. La rete da pesca si aggroviglia intorno all’elica del motore e la barca, ormai in balia della corrente, valica la famigerata linea di confine. Da quel momento inizierà l’epopea dello sciagurato pescatore, costretto a difendersi dall’improbabile accusa di essere una spia della Corea del Nord e attanagliato dalla paura di non essere riaccettato in patria poiché “infettato” dal virus del capitalismo meridionale. Se anche riuscisse a fare ritorno a casa, Nam sa già che nulla tornerà come prima.

Con Il prigioniero coreano, Kim Ki-duk parla del presente: affronta la questione coreana in modo personale, raccontandoci la storia di un malcapitato pescatore costretto a fare i conti con una situazione che ha del paradossale. La contrapposizione che credevamo netta tra i due stati, tra capitalismo e comunismo, tra libertà e dittatura, si fa sempre più labile. Perché la follia umana si nasconde dietro nomi e forme apparentemente diversi, ma non potrà mai dissimulare la propria becera natura da oppressore. Ciò che rimane alla fine del film è solo un senso di disarmante impotenza di fronte alla sorda richiesta di aiuto di Nam. Un uomo che ha dato tutto alla propria patria, che ha sopportato ogni violenza pur di non tradirla e per riabbracciare la famiglia, resta schiacciato in questa illogica dicotomia politica. L’unico sconfitto è il singolo essere umano, svuotato della propria essenza e ridotto a martire contemporaneo.

Negli occhi di Nam in una delle scene finali vediamo la resa e la disillusione di un popolo stanco e afflitto, che non comprende una divisione imposta dall’alto. Il prigioniero coreano ha poco e niente della visione filosofica e della firma autoriale ai quali ci ha abituati Kim Ki-duk. Tuttavia, una critica così aspra e velenosa alla società contemporanea colpisce e smuove qualcosa nel profondo, rendendo questo film una testimonianza fondamentale del disagio portato dalla spaccatura coreana.

 

VOTO 8

 

Dati tecnici di Il prigioniero coreano

TITOLO: Il prigioniero coreano
TITOLO ORIGINALE: Geumul
USCITA: 12 aprile 2018
REGIA: Kim Ki-duk
SCENEGGIATURA: Kim Ki-duk
DURATA: 114’ minuti
GENERE: drammatico
PAESE: Corea del Sud, 2016
CASA DI PRODUZIONE: Kim Ki-duk Film
DISTRIBUZIONE (ITALIA): Tucker Film
FOTOGRAFIA: Kim Ki-duk
MUSICHE: Park Young-min
MONTAGGIO: Park Min-sun
CAST: Ryoo Seung-bum, Lee Won-Gun, Kim Young-min, Choi Guy-hwa

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