Sconnessi | Quando la commedia sociale non attacca.

Sconnessi | Quando la commedia sociale non attacca.

Nel 2018, nell’era della più evoluta comunicazione virtuale, la commedia italiana ha deciso, più degli anni passati, di incarnare attivamente la figura di pedagogo delle masse. Ormai è acclarato che le sceneggiature posseggano quel telaio sociale di base che strizza l’occhio alle produzioni e promette di accalappiare l’attenzione del pubblico di ogni età. Un ragionamento di mercato che di per sé non fa una piega, intelligente e sicuro, non fosse che a farne le spese sia proprio l’originalità. In tal senso i film rischiano di essere fatti con lo stampino e col tempo anche la morale più nobile tedia lo spettatore e non poco. Christian Marazziti firma la regia di un film che segue i medesimi principi di Non c’è campo, di Federico Moccia. Sullo sfondo di entrambe le commedie si staglia la famigerata Nomofobia, alias il terrore di rimanere sconnessi e quindi privi di ogni appiglio tecnologico dipendente dalla rete. Se Moccia contestualizzava la sua trama in un ambiente prettamente adolescenziale, in Sconnessi il dramma tocca per la maggior parte un gruppo di adulti fatti e finiti.

I componenti di una famiglia allargata si ritrovano a trascorrere la settimana bianca in uno chalet di montagna. Escludendo il capo famiglia Ettore (Fabrizio Bentivoglio), tutti sembrano essere totalmente succubi dei propri smartphone, computer e tablet. Improvvisamente la rete wifi smette di funzionare e il gruppo si ritrova in preda al panico e alla confusione più totale. In questo modo però, molte storie, ruggini familiari e segreti, che prima erano stati tenuti nascosti, anche grazie alla tecnologia, ora saltano fuori, spingendo i protagonisti a fare i conti con se stessi e con i propri drammi personali.

L’idea di unire tutta la famiglia sotto lo stesso tetto è un ottimo escamotage per potersi soffermare sulle varie sottotrame e dare lustro a una serie di personaggi buffi e quasi teatrali. Ciò che però stona in questa sceneggiatura a sei mani      (Michela Andreozzi, Christian Marazziti, Massimiliano Vado), è l’ennesima enfatizzazione, o comunque visione decisamente sopra le righe di situazioni e luoghi comuni. A memoria d’uomo non si rammenta di una tavolata composta da adulti inebetiti, con gli occhi perennemente fissi sui cellulari, dove l’unico ad osservare la scena con tenera compassione è proprio Ettore. Una scena simbolica, volutamente surreale, forse, ma che in una commedia che vuole riflettere la realtà dell’odierna società diventa eccessiva. Così come è eccessiva, quasi mucciniana, la vicenda tra Ettore e il suo primogenito Claudio (Eugenio Franceschini), il cui personaggio è incastrato nell’ennesimo disegno del figlio perennemente adirato col padre per la sua assenza come genitore. Una versione leggermente meno irritabile di quella del figlio di Claudio Bisio in Gli Sdraiati.

A dare brio e vitalità alla sceneggiatura e ad animare la narrazione ci pensano Ricky Memphis e Stefano Fresi. Due fratelli agli antipodi, sia nel linguaggio che nei modi di fare. Il primo fa sorridere anche solo osservandone le espressioni, figurarsi poi quando recita battute cucitegli addosso come un abito. Impacciato davanti a chi ha un’estrazione socio/culturale superiore alla sua; teneramente ingenuo (tanto da scaricare un contenitore intero di bagnoschiuma nella jacuzzi, con risultati clamorosi). Il secondo invece è un bipolare, la cui imprevedibilità e gli sbalzi umorali innescano una serie di situazioni davvero spassose e l’esplosività di Fresi è quel qualcosa in più che ricama la beata armonia di certe scene.

Mettendo da parte i momenti comici che danno verve al contesto, tutto ciò a cui si assiste è francamente qualcosa di già visto. Con buona pace dei benpensanti non c’è più nulla di originale da aggiungere al messaggio fin troppo chiaro che i social sono il male e ormai non ci si parla più. Rappresenta un concetto tanto vago quanto velatamente ipocrita. La diffusione stessa dei film, compreso questo, si appoggia, come è giusto che sia, su studiate campagne di marketing virtuale e il 90% della popolarità la si ottiene proprio grazie a internet e ai social. I trailer e gli estratti diventano virali; vengono condivisi e commentati migliaia di volte al giorno e la vox populi passa proprio da lì. Certo l’eccesso crea dipendenza e alienazione, ma tutto sta nel centellinare in giuste dosi. Poi si può essere anche d’accordo sul fatto che in metro o per strada sembra di assistere ad una versione reale del capolavoro espressionista Metropolis, di Fritz Lang.

Persino le arance, se mangiate in quantità eccessive, creano disturbi. L’era della globalizzazione ha creato internet e internet a sua volta ha creato i social media. Troppo semplice muoversi controcorrente e poi inconsciamente sapere che il successo di un film marcia di pari passo con la sua diffusione in rete. Il messaggio migliore probabilmente lo lancia in conferenza stampa il verace Ricky Memphis, il quale fa saggiamente notare che si dovrebbe cominciare dal principio, vale a dire dall’educazione dei figli. Di non farli crescere a pane e tablet, magari soltanto per tenerli buoni al ristorante. Fare i critici quando la frittata è fatta è troppo comodo.

Insomma, eccezion fatta per la linea comica di Sconnessi (volendo citare Boris), che offre allo spettatore una buona dose di ilarità, il resto è carta conosciuta, riempita con i sopracitati cliché. La morale della dipendenza da internet che crea alienazione a sfavore dei rapporti sociali, appare quasi insipida.

Al termine del film, durante la presentazione del suo libro, Ettore così si esprime in merito alla rete. “Sapete quante volte viene toccato lo schermo di un cellulare ogni giorno? 2.600. Sapete quante di queste sono necessarie alla nostra vita? 14”.

Quindi la domanda è: quelli che usufruiranno del telefono per leggere opinioni, guardare trailer e scambiarsi opinioni tra amici con l’intento di andare al cinema a vedere il film, a quale categoria appartengono?

VOTO: 4.5

DISTRIBUZIONE: Vision Distribution

USCITA: 22 febbraio 2018

DURATA: 90 minuti

GENERE: commedia

PAESE e ANNO: Italia 2018

REGIA: Christian Marazziti

SCENEGGIATURA: Michela Andreozzi, Christian Marazziti, Massimiliano Vado

FOTOGRAFIA:  Maurizio Calvesi

CON:  Fabrizio BentivoglioRicky MemphisCarolina CrescentiniStefano FresiAntonia Liskova.

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