WONDER | Diversi significa migliori

WONDER | Diversi significa migliori

Se non ti piace quello che vedi cambia il tuo modo di guardare: lo insegna “Wonder”, ultima pellicola di Stephen Chbosky tratta dal romanzo di R.J Palacio. Il libro che ha emozionato milioni di lettori è stato adattato al grande schermo dalla sceneggiature di Chbosky, Conrad e Thorne, scritte seguendo con fede il romanzo e incorporando “quel sentimento chiave chiamato nel libro pianto/riso”. “Wonder” racconta la storia di Auggie e delle persone a lui vicine; il piccolo convive dalla nascita con un rara malattia, la Treacher Collins, che gli causa una deformità cranio-facciale a cui ha dovuto rimediare con numerosi interventi, i quali hanno impedito ad Auggie di frequentare una scuola. Il film si apre nel momento in cui Auggie è pronto ad iniziare il suo percorso scolastico, tra i timori per gli occhi degli altri bambini e l’entusiasmo, però, di vivere. E’ questo il pianto/riso, un bambino sfortunato, segnato visibilmente nel viso dal quella malattia, ma cresciuto da una famiglia comprensiva, amorevole che gli trasmette una profonda voglia di vivere e farlo con gentilezza.

L’animo nobile di Auggie combatte un mondo difficile: scherni e derisioni lo tormentano, per i compagni di classe “Auggie ha la peste”. Su di lui si riversa un bullismo deplorevole, ma, purtroppo, “naturale” i cui caratteri non sono pateticamente accentuati come in altre proiezioni incentrate sul disagio sociale infantile. Del resto Wonder, infatti, non è soltanto un film sul bullismo, i bulli fanno parte del quadretto dipinto da Palacio prima, da Chbosky poi. A comporre il ritratto c’è anche lo spettro dell’indifferenza di tutti i non bulli, di chi lascia, però, pranzare da solo Auggie ogni giorno, in un certo senso, per non rovinare la propria “reputazione”. Wonder si preoccupa di seguire il suo protagonista, quindi, non solo nei momenti difficili, non solo quando accade qualcosa di evidente che può turbarlo e analizza in maniera insolita i personaggi che entrano in contatto con Auggie. Questo permette che dal film trapeli la grandezza di Auggie e di come, realmente, la diversità può migliorare chi la vive e chi la respira. Tutti sono nobilitati dal bambino e dalla sua disarmante armonia, tutti, poi, vogliono combattere la sua guerra. Il regista, infatti, focalizza singolarmente anche sugli altri personaggi, dimostrandone la loro evoluzione e i motivi che ne sono alla base.

Ad inizio scuola Auggie cerca un amico e lo trova in Jack. Il loro rapporto è influenzato da un’incomprensione tanto che spinge Auggie a non voler più parlare con il ragazzo; prima di fare pace Jack ammette i suoi errori e confessa che sceglierebbe come amico Auggie anche davanti a 400 persone, perché è intelligente, simpaticissimo e alla sua faccia “ci si abitua”. Jack eroicamente riconquisterà la fiducia di Auggie picchiando Julian, un compagno di classe prepotente. Con altri bambini inizierà a seguire il nostro prodigio, sono magnificamente attratti dalla sua genuinità. Tra le fila dell’esercito di Auggie c’è anche il preside, il primo che praticamente applica la sua rivoluzione quando chiude un occhio sulle azioni di Jack, quelle azioni che “sono monumenti” come ricorda Mr. Browne e affronta il bulletto pentito con la sua mamma pretenziosa e arrogante. Quello è il viso di Auggie, dice il preside, e non possiamo cambiarlo, possiamo cambiare il nostro modo di guardarlo. Questa massima è smontata dalla mamma di Julian che lamenta di riportare il messaggio nel mondo reale. Ma siamo già sul mondo reale, Auggie nel suo piccolo lo sta rivoluzionando col supporto di sua sorella e dei suoi genitori, a cui danno volto un versatile Owen Wilson e una splendida Julia Roberts.

La grandezza di Auggie è tutto l’amore della sua famiglia, di sua sorella Via comprensibilmente gelosa e contemporaneamente comprensiva delle attenzioni della mamma rivolte maggiormente al fratellino, di un papà “cool” e dolce, “niente caschi”, “non alzare troppe volte la mano” raccomanda il signor Pullman a suo figlio il primo giorno di scuola. Fantastica interpretazione di Julia Roberts che veste benissimo i panni di una mamma preoccupata per la felicità di suo figlio e impegnata quotidianamente a realizzarla. A stupire tutti è, però, Jacob Treambly. In un momento di tendenza per i bambini attori protagonisti, causa anche l’effetto Stranger Things, Treambly risponde con un’eccellente interpretazione sulla scia di quella in “Room”, che lo ha reso famoso. Nessun pecca nei dettagli tecnici, il film è costruito in maniera semplice con una fotografia e una scenografia che naturalisticamente dipingono la New York dei quartieri borghesi. Tornando alla pellicola il regista noto già per “Noi Siamo Infinito” fa un coerente lavoro di adeguamento del romanzo, ottime scelte di cast, gli attori hanno tutti il giusto volto. E’ un dramma per famiglie che è consigliabile vedere e non soltanto per sensibilizzare i bambini rispetto al bullismo, ma per quanta forza e determinazione a guidare i propri figli nel loro cammino riesce ad infondere nei genitori. Se “Auggie” sarà acclamato da tutta la scuola a fine anno scolastico lo deve all’amore che gli è stato donato, tra tutti a sua “mamma, che non si è mai arresa”. Il film induce alla riflessione in maniera del tutto originale attraverso dialoghi sinceri a cui abbina anche riusciti momenti comici guidati dalla maestria di Wilson e dalla stravaganza di Auggie.

Voto 8.5

TITOLO Wonder

DISTRIBUZIONE 01 Distribution

PRODUZIONE David Hoberman, Todd Lieberman

USCITA 22-12-2017

REGIA Stephen Chbosky

SCENEGGIATURA Stephen Chbosky, Steven Conrad, Jack Thorne

FOTOGRAFIA Don Burgess

SCENOGRAFIA Kendelle Elliott

MUSICHE Marcelo Zarvos

DURATA 113 minuti

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