IL SENSO DELLA BELLEZZA – ARTE E SCIENZA AL CERN | “L’essenziale è invisibile agli occhi”

IL SENSO DELLA BELLEZZA – ARTE E SCIENZA AL CERN | “L’essenziale è invisibile agli occhi”

Intervista a Valerio Jalongo

Dopo il successo dell’uscita evento di novembre, a grande richiesta torna al cinema mercoledì 20 dicembre Il senso della Bellezza – Arte e scienza al CERN. Diretto da Valerio Jalongo (Sulla mia pelle, 2003 e La scuola è finita, 2010) e ambientato nel più avveniristico avamposto della scienza moderna, il CERN, in solo due giorni di programmazione Il senso della bellezza ha riscosso un sorprendente favore da parte del pubblico con sold out in molte sale gremite di studenti e appassionati di ogni età.

Il senso della bellezza è un film sorprendentemente affascinante, un racconto sulla bellezza e la scienza attraverso l’arte e la ricerca che è riuscito a coinvolgere nella sua promozione e divulgazione un ente del calibro dell’INFN – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.  Per rispondere alla grande richieste di pubblico ed esercenti Officine UBU, la distribuzione italiana, porta nuovamente il docufilm nelle sale.

Ci sono concetti che sembrano sfuggire continuamente ad una chiara e coerente definizione razionale, l’universo e la bellezza sono certamente tra questi. Eppure dove il ragionamento logico e la ricerca scientifica sembrano doversi fermare subentra l’immaginazione. L’arte, quella della natura e quella creata dall’uomo, riesce ad aprire strade di comprensione inattese e sorprendenti. Ne Il senso della bellezza artisti e scienziati sono accomunati nella loro ricerca della verità da qualcosa di misterioso. Il regista e sceneggiatore Valerio Jalongo costruisce con cura raffinata un percorso narrativo articolato, gradevole e stimolante in ogni sua parte, fatto di musica e immagini. Partendo dalla più grande macchina mai costruita dagli esseri umani per scoprire i misteri dell’universo, l’accelleratore di particelle, il film arriva a scoprire nella bellezza il punto di congiunzione tra arte e scienza.

La scelta delle musiche, delle immagini e persino il contenuto delle spiegazioni lascia incantati e l’armonia con cui vengono legati insieme concetti scientifici, a volte anche molto elaborati, con una seria speculazione filosofica e artistica è pregevole. Come è nata l’idea di realizzare questo documentario?

Un po’ per caso. Un mio amico lavora al CERN e ho avuto modo di visitare quella che loro chiamano la “caverna”, l’LHC. L’incredibile complessità di quei rivelatori, quando li ho visti la prima volta mi ha commosso fino alle lacrime. Non capivo come un ammasso di fili, tubi e pannelli potesse generare queste emozioni in me. Era come trovarmi davanti a una rivelazione su cosa è davvero la tecnologia, qualcosa che è nello stesso tempo profondamente umana ma anche trascendentale, misteriosa. Forse confusamente ho iniziato a capire che la scienza, nonostante il suo rigore e la sua capacità di creare conoscenza, galleggia su un mistero che ci sovrasta, con cui cerca di dialogare.

La ricerca e le relative riprese per realizzare questo documentario sono durate a lungo e il girato comprendeva una grande mole di materiale. Come ha operato nella scelta e nella selezione del materiale da montare?

Il montaggio è durato quasi un anno. Non era solo per la mole del girato, di per sé neanche così sterminata. È un film difficile, su argomenti difficili. Ma volevo che fosse accessibile a tutti. Volevo usare un linguaggio nuovo, che parlasse anche a chi di Fisica, come me, non sapeva quasi niente. Credo che la cosa quasi miracolosa che siamo riusciti a ottenere è rendere evidente il legame, direi necessario, tra arte e scienza.

Il film crea un parallelo tra arte, scienza e metafisica in cui scienziati del CERN da una parte e artisti contemporanei dall’altra ci guidano nella ricerca della verità sulla bellezza. Questa esperienza ha in qualche modo cambiato il suo approccio o la sua iniziale idea di bellezza?

Per me “il senso della bellezza” è stato innanzitutto un’avventura personale, un viaggio di esplorazione verso l’intuizione artistica. Collaborare con 12 artisti di tutto il mondo, che prima di iniziare il film neanche conoscevo, è qualcosa di speciale in questo film: riflette l’universalità che permette alla grande comunità del CERN di funzionare. Riflette anche la realtà profonda del nostro mondo, che purtroppo troppo spesso invece si ritrova a guardare la realtà con gli occhiali del passato.  Alcuni sono artisti molto famosi, altri sono giovani geniali quasi sconosciuti, ma tutti sono accomunati da una passione verso il mistero che la Fisica contemporanea ci pone davanti. Il mondo visibile e quello racchiuso nel cuore della materia sono molto diversi. Per questo ho scelto quella frase nel manifesto: “L’essenziale è invisibile agli occhi” che non è solo la citazione più famosa del Piccolo Principe ma anche un frammento di Eraclito – che è uno degli ispiratori della parte filosofica del film, con il suo sconvolgente e moderno “La natura ama nascondersi”. Dunque la risposta è sì, grazie al film, al rapporto con scienziati e artisti credo di aver capito che la bellezza è misteriosa, affiora come un senso di trascendenza nelle cose, ma nello stesso tempo è frutto di una dialettica continua, come quella tra simmetrie e rottura della simmetria che si osserva anche nel mondo delle particelle.

La realizzazione di questo film ha influito sul suo rapporto con il mistero?

La scienza non uccide il mistero. Non sappiamo cosa c’era prima del Big Bang, anche se nell’LHC abbiamo ricostruito lo stato della materia com’era un milionesimo di milionesimo di secondo dopo il Big Bang. Come dice uno scienziato nel film, conosciamo solo il 5% dell’universo.

In base alla sua esperienza come professionista del cinema e come insegnate pensa che il cinema – e in questo caso anche in generale la bellezza nell’arte – possa costituire un valido strumento di conoscenza e di progresso?

Può esserlo e deve esserlo. Il linguaggio per immagini è il più universale e il più pervasivo che abbiamo. Per questo è fondamentale che esista un cinema indipendente, finanziato da vari entità, con grande libertà creativa. Quando gli esseri umani vivono immersi nella bruttezza, nell’anonimato, si anestetizzano: è quello che è successo in Italia negli ultimi decenni. Tutta la rabbia o la depressione che sentiamo intorno a noi sono parte di questa reazione. Sono reazioni di protezione: rabbia, risentimento perché siamo deprivati di un contesto ambientale e umano attraente e giusto. Depressione e desensibilizzazione per attenuare la sofferenza che il partecipare a una società ingiusta o a un ambiente deturpato o inquinato (moralmente e fisicamente) ci procura. Senza l’emozione e il risveglio che ci procura l’arte, senza il sentimento di appartenenza e di universalità che ci procura la bellezza la società si disgrega, la democrazia si svuota.

Al CERN scienziati di tutto il mondo collaborano intorno alla più grande macchina mai costruita in una condivisione di studi e ricerca unica. Pensa che al giorno d’oggi sia possibile trarre spunto dalla loro esperienza anche per realizzare in altri campi simili forme di collaborazione?

Ognuno nel proprio campo può e deve trarre ispirazione da questa grande collaborazione: sono convinto che sia l’unica strada pacifica di sviluppo, l’unico modo di salvare la convivenza tra i popoli e anche il nostro stesso pianeta. Una condivisione fondata sulla conoscenza e una conoscenza fondata sulla condivisione.

Nella sezione DOVE E QUANDO del sito http://ilsensodellabellezza-ilfilm.it/ scopri il trailer e tutti i dettagli della programmazione sul sito ufficiale del film.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook