BABY DRIVER | Quando il cinema ha ancora tanto da offrire

BABY DRIVER | Quando il cinema ha ancora tanto da offrire

Nell’era del “ormai nel cinema e nell’arte si è già detto tutto” possiamo aspettarci qualcosa di nuovo, oltre i canoni e le etichette?

Edgar Wright ci dimostra che la partita non è ancora conclusa.

Baby Driver è il settimo progetto del regista e sceneggiatore della “trilogia del cornetto” e “Scott Pilgrim”, che abbandona trame più o meno fantascientifiche per proporre la sua personalissima storia di rapine, criminalità e musica.

A questo punto è necessario fare un disclaimer, Baby Driver non è un musical. Più corretto sarebbe definirlo un’opera in cui la musica è certamente centrale, ma non per mezzo di patetici balletti nel mezzo della strada e protagonisti canterini.

Trovarsi in sala a guardare questa piccola perla del cinema contemporaneo sarà come leggere un libro ascoltando in cuffia della musica, piuttosto che assistere ad uno show di Broadway.

Baby (Ansel Elgort) ,è un ventenne con la faccia da bambino, taciturno e all’apparenza “lento”, ma che dietro gli spessi occhiali vintage e gli auricolari di un iPod nasconde uno straordinario talento per le quattro ruote. Suo compito nella banda criminale capitanata da Kevin Spacey è appunto quello di garantire la fuga ai rapinatori di banche che di volta in volta si susseguiranno nell’azione.

Da qui la storia si evolverà in una spirale crescente che inizialmente censurerà di fatto la violenza, per poi arrivare ad un finale quasi Tarantiniano, ma mai disturbante o esagerato.

La particolarità è che pur essendo un Crime Movie il focus dell’azione non sono le rapine o i tradimenti, ma bensì il particolare approccio di Baby con la realtà che lo circonda. Il nostro non è infatti un rude criminale, o un ragazzino spaventato dalla malavita, la sua singolarità è che l’intero mondo ai suoi occhi, o per meglio dire alle sue orecchie, è una grande coreografia fatta di suoni, canzoni, e tempi ritmati. È infatti il ritmo funky o rock a determinare il suo stile di guida, il suo umore, fino a segnalare il momento di effettuare una pericolosissima curva, determinando decibel dopo decibel quale sarà il percorso di fuga.

Un personaggio di certo originale, distante anni luce da ogni tipo di eroe o anti-eroe dell’immaginario criminale. Un protagonista definito dagli altri character nella pellicola “lento” e che in effetti permette al regista e agli spettatori di riflettere e considerare la vita dal punto di vista di un ragazzo autistico, bruciato da un terribile incidente in tenerissima età, ironicamente proprio in auto, e mai più del tutto ripreso.

Non è certo la prima volta che nel cinema il protagonista o uno dei personaggi sia affetto da un qualche tipo di disabilità, ma mai come in Baby Driver è stata resa così profondamente e radicalmente.

L’intero film è onirico, un viaggio attraverso i sensi e le emozioni di Baby sempre accompagnati da ciò che lui ascolta in cuffia, dalle quali si separa forse per un totale di 5 minuti scarsi. Lo spettatore vede e sente l’azione come dietro un velo, che filtra la realtà rendendola colorata e squillante, come i brani scelti dal regista.

Musica e Colori sono infatti le colonne portanti dell’intera opera, una colorazione raggiante e calda, anche nelle poche scene notturne, fa da sfondo alla vera protagonista, la musica, una vibrante e mai noiosa scelta di brani che dettano letteralmente il passo dell’azione su schermo, coreografando ogni scena non come i musical hanno fatto fin’ora, ma dandoci l’impressione di comprendere il ritmo naturale della vita, il ticchettio cosmico dell’universo. Niente ballerini o cantanti improvvisati però, nulla che lo spettatore abituale si possa aspettare. La sorpresa è questa sapiente e fresca cucitura del genere criminale su quello musicale, e viceversa.

Lo stesso Wright ha raccontato di aver prima scelto le tracce sonore, e solo in seguito creato uno storyboard, una sceneggiatura che si adattasse al ritmo e al passo delle canzoni.

Le ispirazioni sono chiaramente i Ganster Movies degli anni ’30, di cui riconosciamo innumerevoli citazioni all’interno del film, e proprio da questi il regista/sceneggiatore ha attinto per il finale che, senza spoiler di sorta, accantona il classico getaway in the sunset, mostrando invece un finale “morale”, da non confondere con “moralista”.

Tema principale della pellicola, come del resto quasi tutti gli altri lavori di Edgar Wright, è il Coming of Age, il rito di passaggio da bambino a uomo adulto. Baby subisce in effetti una trasformazione, inizia come ragazzino spensierato e frivolo e finisce come adulto fatto e finito, che non scappa dai suoi problemi, ma li affronta, prende la responsabilità delle sue azioni di fronte alla sua amata, al suo capo e in particolare nei confronti della giustizia, intesa sia come senso astratto sia come tribunale di Atlanta, la splendida città che ospita nel suo grembo l’intera vicenda (e che finalmente ci mostra altro degli states, non solo le coste ma il “selvaggio” interland).

Questa scelta morale ha creato delle spaccature tra il regista e gli studios Sony, tanto da far quasi abbandonare il progetto, ma nonostante questo il prodotto finale non è un impacchettato filmetto commerciale.

C’è stato certo un compromesso tra l’autore e le produzioni, ma il risultato è un vero e proprio cavallo di Troia contemporaneo, un film certamente commerciale e vendibile, ma al cui interno sono evidenti i temi e le idee di un cinema squisitamente indipendente, che ad una prima occhiata distratta parrebbe quasi l’ennesimo film di pupe e macchine, ma che invece, neanche troppo difficilmente, rivela la sua vera forma, ridefinendo in un solo progetto più generi cinematografici.

Consigliatissimo per tutti.

 

Voto: 9 Egyptian Reggae su 10

 

 

Dati tecnici di Baby Driver

TITOLO: Baby Driver/ Il genio della fuga

USCITA: 07/09/2017

REGIA: Edgar Wright

SCENEGGIATURA: Edgar Wright

DURATA: 115 minuti

GENERE: Crime, Heist, Musicale, Commedia

PAESE: Regno Unito, Stati Uniti

CASA DI PRODUZIONE: Big Talk, Tristar Pictures, Working title Films, Media Rights Capital

DISTRIBUZIONE (ITALIA): Warner Bros

FOTOGRAFIA: Bill Pope

MONTAGGIO: Jonathan Amos, Pauls Macgliss 

CAST: Ansel Ergot, Kevin Spacey, Lily James, Jon Bernthal, Eiza Gonzàlez, John Hamm, Jamie Foxx, Sky Ferreira

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